Un amore che ha il coraggio della durata

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (vedi Vangelo di Giovanni 15, 9-17).

Per leggere i testi liturgici di domenica 6 maggio, sesta di Pasqua “B”, clicca qui.

Il circolo virtuoso dell’amore

Gesù ha appena illustrato l’immagine della vita e dei tralci. Lui è la vite, noi i tralci. Come conseguenza di questa straordinaria unione vitale, Gesù parla ora dell’amore, di quello che potrebbe essere chiamato il circolo virtuoso dell’amore. Il Padre ama il Figlio e forma con lui un solo essere. Il Figlio risponde all’amore del Padre, dando la vita e dona quell’amore ai suoi discepoli. I quali, quindi, devono perseverare, restare, dimorare nell’amore e darlo, a loro volta, ai fratelli.

“La vostra gioia sia piena”

Il dono dell’amore da parte dei discepoli sta nel passare continuamente dal comandamento dell’amore (“che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”) ai comandamenti dell’amore, ai concreti adempimenti dettati dall’amore. Tutto il brano gioca attorno ad alcuni termini: agàpe (amore), agapàn (amare), phìloi (amici). Obbedendo al comandamento dell’amore, adempiendo i comandamenti dell’amore, restando nell’amore, il discepolo diventa amico del Signore. E questo è fonte di gioia: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. La gioia quindi è la coscienza della salvezza, la certezza dell’amore e, di conseguenza, la fine di ogni ansia e di ogni paura. Per questo essa va di pari passo con la pace.

L’amore stabile che viene “dall’alto”

Il “rimanere”, il “dimorare” nell’amore dice vivamente una caratteristica che l’amore dovrebbe avere e che oggi, invece, fatica ad avere: la stabilità. L’amore, per essere tale, deve restare, durare, dimorare. E per dimorare e durare deve poggiarsi sull’amore che non si tradisce e non tradisce mai, quello del Padre che ama e del Figlio amato che ama e che dona l’amore ai suoi fratelli.
L’amore più autentico è quello che fa nella vita degli uomini quello che ha fatto Dio. Ama senza limiti e senza reticenze, dando la vita.
Qualche sprazzo di un amore così l’abbiamo incontrato tutti. Ed è una delle grazie, rare e preziose, di cui il Signore continua, nonostante tutto, a gratificarci.

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