Cala il sipario sul mondiale delle sorprese, dei giovani, dei calciatori “immigrati”. Arrivederci in Qatar 2022

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Il Mondiale di calcio di Russia 2018 si è chiuso con la netta vittoria della Francia sulla Croazia: 4-2 il finale. Qualcuno – non troppo imparziale come il presidente della Fifa, Gianni Infantino – lo ha definito “il Mondiale più bello di sempre”. Difficile stilare graduatorie di questo tipo mancando parametri oggettivi per giudicare, ma una cosa va detta: questo Mondiale ha offerto molti spunti, calcistici e non. Che sia stato il mondiale delle sorprese lo si è detto e ribadito a più riprese anche grazie alla cavalcata trionfale di due “ex piccole” come Belgio e Croazia, con la prima che è giunta terza e la seconda che, appunto, ha ceduto solo in finale. Sorprese alle quali bisogna aggiungere la Svezia (a noi fatale…) che è arrivata fino ai quarti, dove è stata battuta da un’altra squadra sorprendente come l’Inghilterra e anche i padroni di casa della Russia, stoppati anch’essi ai quarti. E poi Giappone, Danimarca, ad aggiungersi. Ma ci sono state anche tante sorprese in negativo, come i Campioni del Mondo della Germania fuori ai gironi, come la Spagna fuori agli ottavi, come il Brasile fuori ai quarti, come l’Argentina di Messi fuori agli ottavi. Sorprese sì, ma ci sono ancora dei tabù che non hanno ceduto: nessuna africana più in là dei quarti, nessuna asiatica in finale. Ha vinto un’europea come succede ininterrottamente dal 2006 (nell’ordine: Italia, Spagna, Germania, Francia). Ecco, la Francia. Se è stato uno dei mondiali più ricchi di spunti di sempre lo si deve anche ai “galletti”. L’allenatore, Didier Deschamps, si aggiunge alla ristrettissima cerchia di uomini che hanno alzato la coppa sia da giocatori che da allenatori: Mario Zagallo (Brasile, 1958-1962 e 1970) e Franz Beckenbauer (Germania, 1974 e 1990) i suoi compagni. Ma la Francia ha fatto riflettere (e discutere) anche per la composizione della sua rosa. Molti, moltissimi dei giocatori (anche molto importanti) non sono nati in Francia, ma nei Paesi africani ex colonie transalpine. In Francia ci sono arrivati successivamente, si sono integrati, sono stati naturalizzati e ora sono protagonisti di un popolo. Un esempio da seguire? Senza dubbio, sì. Al di là di tante chiacchiere e di parere rispettabili, il simbolo di come tutto questo debba essere naturale e accolto nel 2018 sta nella festa dei milioni di francesi scesi in piazza per festeggiare la propria nazionale. Che poi fosse composta da francesi di Parigi o da francesi nati in Congo, Mali, Angola, Senegal, Camerun ecc. ecc “chissene” perché quella era la nazionale francese di oggi. La Germania ha fatto lo stesso, la Svizzera pure, l’Italia sta lentamente andando verso quella strada, ma ancora zoppica. Male, infatti siamo rimasti a casa quasi per un castigo superiore. Ma questo, va detto, è stato anche il mondiale della Russia che ha mostrato il meglio di sé per organizzazione, precisione, qualità di servizi e un’apertura al resto del mondo che, forse, può segnare un altro passo verso lo scioglimento di un nodo tanto radicato quanto spesso paradossale quale è il rapporto tra Russia e resto del mondo. È stato poi il Mondiale dei giovani, quelli che hanno saputo sfruttare le loro doti con umiltà (Mbappè per la Francia, anche se qualche vezzo è da limare) e quelli che invece il loro talento hanno voluto oscurarlo con altri atteggiamenti (il brasiliano Neymar, tra capricci in campo e capelli laccati di biondo fuori). È stato il Mondiale che ci ha fatto capire che ci si può divertire anche senza la propria squadra in corsa (anche se al triplice fischio della finale tutti abbiamo tirato un bel sospiro e abbiamo iniziato a pensare alle prossime competizioni). Infine, il Mondiale della tecnologia con il sistema Var che è intervenuto più volte per fare giustizia immediata senza guardare in faccia nessuno, deboli, forti, ricchi, poveri, bianchi, gialli, neri: tutti uguali e ugualmente trattati alla luce del sole come deve essere. È mancato forse un po’ di colore, un simbolo, un aneddoto, un suono o un “tormentone” (ad esempio: chi sa quale è stato l’inno?) ma forse va bene così, un po’ di ordine e di normalità di fronte ai tanti tumulti degli ultimi tempi non ci fa male. A dominare è stato lo spettacolo in campo e i gol, 169 quelli messi a segno. Il capocannoniere è stato Harry Kane (inghilterra), il miglior giocatore Luka Modric (Croazia), il miglior portiere Thibaut Curtois (Belgio) mentre come miglior giovane è stato eletto Kylian Mbappè (Francia). Arrivederci in Qatar nel 2022.

P.s.: Copritevi, perché si giocherà d’inverno. Cioccolata calda e piumino come menu, altro che pizza e birra ghiacciata in piscina.

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