Guido Nosari, i materiali tessili e l’arte che nasce dalla macchina per cucire – ArtexiCre2018

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Seguiteci. Vi presentiamo un artista bergamasco che merita davvero d’esser conosciuto, anche dai più piccoli.

Guido Nosari, diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Brera, oggi vive tra Bergamo e Berlino. Le opere che ha creato e che sono esposte al Museo Bernareggi sono pensate per i piccoli visitatori:

 

“Quando ho osservato per la prima volta il salone del museo- spiega l’artista -ho pensato che avrei dovuto concentrarmi sulla spazialità del luogo e creare all’interno della sala uno spazio che fosse più ampio della sala stessa che lo contiene. Mi sono ricordato quando da bambino creavo un castello di cuscini o di coperte, riuscivo a immaginare dei saloni molto più ampi della stanza che li conteneva e credo che il segreto fosse anche in quei materiali che usavo, materiali tessili così intimamente connessi al nostro corpo e all’espansione del nostro essere nello spazio”.

 

La grande istallazione Site specific nasce così: una sala cubica con le pareti di tessuti, di tre metri di lato, da poter osservare all’esterno ma nella quale poter anche entrare. “Ogni parete è composta da un personale dialogo tra materiali diversi, colori diversi e ritmi contrastanti- prosegue Guido Nosari -. Chi verrà a vedere l’opera si troverà di fronte a un grande monolite, e forse a stento riconoscerà immediatamente la materia tessile, in quanto trattata con il cemento. Fino a quando, invitato ad entrare, il tatto gli indicherà la natura dell’opera. Entrando, lo spettatore si vestirà delle pareti del cubo e la sua presenza come il suo movimento saranno intimamente collegati alla presenza e al movimento del cucito: in equilibrio funambolico tra i concetti di fuori e dentro. In questo senso l’opera che propongo prende in esame quello spazio, che sembra vuoto e che separa il nostro punto di vista dalla nostra pelle, ma che in parte tuttavia ci definisce. Questo vuoto mette in discussione il concetto di punto di vista, di rapporto e di equilibrio”.

Ma il Museo ospita anche altri lavori dell’artista, realizzati con la macchina da cucire: “Il mio rapporto con la macchina da cucire nasce grazie a mia nonna -spiega Guido Nosari-, che da giovane faceva la modista e fino all’ultimo ha usato la sua macchina da cucire. Quando si mette in moto il meccanismo della macchina da cucire, esso è ripetitivo, fa quel rumore, riesce a scandire il tempo e a creare un ritmo intorno ad un’idea appena nata”.

Le opere che si possono ammirare al Museo sono disegni e dipinti su strati sovrapposti di carta trasparente, poi cuciti uno sopra l’altro. “In questo modo -spiega l’artista- ciò che conta davvero è il punto di vista dell’osservatore. Egli vede un solo disegno che in realtà è composto da tanti altri disegni. Ciò può sembrare paradossale all’interno di un linguaggio, ma di fatto riflette la realtà. É sempre un discorso di equilibrio del quale noi stessi siamo parte”.

 

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