L’estate dei teenager: lotta all’ultimo sangue tra videogames e compiti delle vacanze

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Complimenti a quegli inflessibili genitori che, finora, sono riusciti a sottrarre alle pigre giornate estive qualche ora di studio da dedicare allo svolgimento degli ormai tradizionali “compiti per le vacanze”. Saranno i più tenaci a portare a casa il risultato, perché l’“indefessa missione” dei compiti estivi dovrà resistere agli assalti a sciame dei compagni di svago, che verranno a suonare al campanello di casa; alla riscossa di smartphone, tv e videogiochi che sconfineranno dall’orario di censura (ammesso che siate riusciti a stabilirlo almeno nel periodo invernale); ai 40 gradi all’ombra che fiaccherebbero pure l’ultimo degli highlander; alle tentazioni della spiaggia, del parco e della piscina; alle gite in bicicletta o in motorino; alle scorribande serali che procrastineranno in maniera progressiva l’orario della sveglia mattutina (che non di rado coinciderà con quella del pranzo).

Insomma il completamento dei compiti per le vacanze sarà davvero un’impresa ai confini dell’eroismo. E i poveri custodi di questa impresa dovranno farci i conti per tutta la durata del periodo estivo. Sarà il primo pensiero del mattino e l’ultimo della sera, quella sottile venatura di angoscia che funesterà i momenti di apparente spensieratezza, al largo di un magnifico mare o in alta quota. Si fa dell’ironia, è chiaro. Ma la questione è annosa. A interrogarsi sull’utilità e l’opportunità di questo fardello estivo sono, oltre agli studenti, anche le famiglie e una parte degli stessi docenti.

In effetti tra giugno e settembre trascorrono tre mesi, un periodo francamente troppo lungo per dedicarlo alla totalità inattività. È anche vero che questi compiti, svolti spesso obtorto collo quanta efficacia pedagogica e didattica potranno avere? Sono vissuti come un fastidioso dovere, dissonante in un momento storico (e stagionale) che relega i doveri nella classifica dei valori “sfigati”.

Forse bisognerebbe trovare dei metodi alternativi per rendere fruttuoso questo tempo di pausa, che se fosse vissuto senza “ubriacature” di media e di sballi vari, potrebbe risultare prezioso alla crescita interiore degli adolescenti. Ma l’otium di petrarchesca memoria non appartiene più a questo mondo: troppi distrattori, troppi guasti alle capacità attentive dei nostri giovani.

Ben vengano, quindi, corsi estivi in cui si possa socializzare, oltre che imparare (possibilmente senza cellulare); attività che mettano in moto le capacità sopite (anche per cause contestuali) di collaborare e cooperare dei nostri ragazzi. Ben vengano le letture.
Riguardo la potenza evocativa e suggestiva di un buon libro (anche in versione digitale) nutriamo molte speranze. Tutto sta nel penetrare quel pregiudiziale rifiuto che caratterizza gli adolescenti, poi il libro farà la sua parte. Magari iniziando i lettori recalcitranti con generi accattivanti e “leggeri”, come il giallo o il fantasy.

Sarebbe bene, poi, lavorare un po’ sulla più grave carenza di questa generazione: l’autonomia (pratica e di pensiero). Magari assegnando dei piccoli incarichi, o semplicemente chiedendo ai nostri figli di accompagnarci a fare la spesa, coinvolgendoli nella scelta dei prodotti e anche nella definizione del budget a disposizione. Il segreto dell’autonomia sta nella sperimentazione della realtà, senza filtri e senza aiuti diretti.
E soprattutto di questo hanno bisogno i nostri giovani: confrontarsi con la realtà.
Che sia un’estate piena di realtà, dunque!

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