Serious Game: le applicazioni che uniscono gioco e apprendimento. Il lato “buono” dei videogames

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Avete mai sentito parlare di serious game? Si tratta di prodotti che in futuro riceveranno senz’altro maggiore attenzione. I serious game – letteralmente “giochi seri” – sono applicazioni digitali che combinano efficacemente simulazione, gioco e apprendimento per migliorare noi stessi e la realtà che ci circonda. Un serious game possiede tutti gli elementi tipici dei normali “game”, ma lo scopo principale consiste nel creare un’esperienza formativa efficace e piacevole che, grazie al ruolo attivo del fruitore, consenta una migliore interiorizzazione delle situazioni e delle sensazioni sperimentate.
Nonostante la creazione del termine sia recente (2010), la pratica di rendere divertente e coinvolgente il processo di apprendimento grazie all’informatica non è nuova: basti pensare ad esempio a quiz e minigiochi all’interno delle enciclopedie interattive su cd-rom che spopolavano nei ‘90, Omnia ed Encarta in particolare.
Oggi queste ultime sono quasi scomparse, ma possiamo trovare numerose applicazioni di e-learning, su smartphone e tablet, che sfruttano il gioco per aumentare il coinvolgimento, come le varie app per imparare altre lingue. A questa categoria appartengono anche tutti quei giochi che vengono normalmente definiti “Educational Games”, cioè videogiochi pensati principalmente allo scopo di “insegnare” o di trasmettere un qualche tipo di “valore”. Essi si basano largamente sull’apprendimento esperienziale (imparare facendo): vale a dire che apprendimento e gioco sono profondamente legati e che quindi, nel momento in cui giochiamo, apprendiamo sempre qualcosa di nuovo che si va ad aggiungere al nostro bagaglio di conoscenze, anche se spesso non ne siamo consapevoli. Pensiamo ad esempio a videogiochi come Minecraft e Civilization, che pur aiutando i giocatori a sviluppare nuove competenze utili anche in ambito scolastico, rimangono però giochi a tutti gli effetti. Grazie alla combinazione di divertimento e difficoltà il fruitore persiste sul problema finché questo non è risolto. Un fallimento costruttivo che crea una conoscenza progressiva e che porta ad una lenta ma efficace risoluzione di enigmi sempre più evoluti.
I serious game aiutano a sviluppare abilità che vanno oltre il semplice nozionismo: sensibilizzare in modo incisivo rispetto ad alcune tematiche, migliorare il decision making e la capacità strategica, la pianificazione e il problem solving, formare a livello professionale operatori di qualsiasi settore. Essi si rivolgono perlopiù ad un pubblico adulto, che tende ancora troppo spesso a concepire i videogiochi come qualcosa di diseducativo o, nella migliore delle ipotesi, una perdita di tempo. Ma è davvero così?

Probabilmente avete sentito che i videogiochi fanno male un milione di volte. Gli esperimenti mostrano che è l’esatto contrario.
In un esperimento condotto presso l’Università del Minnesota, i partecipanti hanno giocato ad un videogioco orientato all’azione per 50 ore. È risultato che hanno questi hanno preso decisioni più rapide e con altrettanta precisione rispetto a coloro che non hanno giocato. I test hanno dimostrato che la capacità di percepire informazioni visive e uditive è migliorata. Si è scoperto inoltre che i videogiochi effettivamente aiutano le persone con disturbo ADD (attention deficit disorder). Durante il gioco, il cervello rilascia piccole quantità di dopamina. La dopamina rafforza l’azione di concentrazione e aiuta a rafforzare l’apprendimento. Ancora, è stato dimostrato come i videogiochi possano migliorare i sintomi della depressione subclinica degli anziani grazie ad una ricerca svolta presso la University of California (San Diego) la quale basa il suo cardine sui videogiochi che coniugano divertimento ed esercizio fisico, in particolare quelli della Wii.
I videogiochi creano molti collegamenti tra diversi gruppi di neuroni a livello cerebrale. Una ricerca svolta dalla University of Utah School of Medicine e dalla Chung-Ang University, che voleva comprendere ciò che scatena la dipendenza da videogame, ha preso in esame un campione di 200 adolescenti, dimostrando come i videogiocatori cronici presentino delle connessioni neurali molto sviluppate che favoriscono un approccio migliore e più rapido alle nuove informazioni, fatto dovuto alla necessità frequente, durante le sessioni di gioco, di agire con velocità e precisione.
In diversi paesi le scuole hanno scelto di introdurre videogiochi educativi per stimolare l’apprendimento: in Germania 8.000 scuole d’infanzia usano speciali app per insegnare il tedesco ai bambini dai 5 ai 7 anni. In Scozia con il progetto “The Consolarium” alcune ore di lezione sono affidate ai videogiochi. In Norvegia è stata sviluppata Dragonbox, un’app per imparare l’algebra il cui uso è raccomando dal Ministero dell’Istruzione e lo stesso Minecraft è oggetto di studio nelle scuole secondarie per avvicinarsi all’arte e all’architettura.
Se questo non vi ha ancora convinto, un video della Cbs dimostra come i video games siano un passatempo benefico poiché il 65% dei bambini (americani, soggetti dello studio) li utilizza in compagnia favorendo la socializzazione (talvolta anche mediante giochi competitivi).
L’informatico e pedagogista Seymour Papert diceva: “I videogiochi insegnano ai bambini ciò che i computer cominciano ad insegnare agli adulti, e cioè che alcune forme di apprendimento sono rapide, coinvolgenti e gratificanti”. Giocare significa allenare la mente e il gioco digitale è una parte del gioco moderno. Negarlo significa privare il bambino di un’esperienza formativa che gli tornerà utile nella crescita. È vero che i videogiochi non sono necessariamente giochi per bambini, ma è altrettanto vero che i giochi per bambini sono sempre più videogiochi.

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