Preti oggi. “Uomini di Dio” in tanti modi diversi

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Foto: Don Luca, da poco missionario in Costa d’Avorio

I motivi che mi spingono a mettere nero su bianco queste riflessioni, oggi, sono molteplici. In particolare ne cito due. Il primo è la giornata del Seminario celebrata nelle mie parrocchie di Grumello e Telgate in queste ultime settimane; il secondo è l’emozione provata nel vedere le immagini della Messa di accoglienza al mio compagno di ordinazione don Luca Pezzotta, partito come missionario fidei donum (l’espressione indica i presbiteri che vengono inviati a realizzare un servizio temporaneo in un territorio di missione – NDR) per la Costa d’Avorio.

L’entusiasmo dei seminaristi: che siano preti contenti

Incontrando i giovani seminaristi Mario, Giovanni, Carlo e Taddeo, di quarta teologia (di tre di loro sono stato prefetto nelle medie in Seminario), ho ripensato molto al percorso formativo in Teologia mio e della mia classe. Vedere questi ragazzi, così giovani, alle prese con le loro prime predicazioni, mentre parlano con entusiasmo della bellezza del dono di seguire il Signore nel cammino verso il sacerdozio, è bello e mi fa bene, perché mi permette di tornare all’origine di quel dono che, per me e i miei compagni, 8 anni fa ha ricevuto il sigillo del sacramento dell’ordine.

Sono contento per questi seminaristi. Cosa auguro loro? Quello che credo sia l’augurio più bello: di essere uomini contenti! Anche preti? Se sarà loro desiderio e se la Chiesa riconoscerà loro questo dono di Dio sì, anche preti. Preti contenti, qualunque cosa venga loro chiesta.

Questo mi conduce a riflettere su chi sono, su chi siamo. Una dicitura del passato, nemmeno troppo recente, definiva i sacerdoti “uomini di Dio”. Ora, a prescindere dall’utilizzo o meno dell’espressione nei testi attuali sul ministero ordinato, per me questa rimane l’ espressione più bella con la quale descrivere il prete. Non è onnicomprensiva, come nel resto nessuna dicitura, ma dal mio punto di vista dice l’essenziale.

Essa non veicola, come qualcuno mi ha più volte contestato, l’idea di porsi fuori dal mondo per vivere un rapporto esclusivo con Dio, ma, dal mio punto di vista, il “per chi” del nostro essere e del nostro fare. Come preti siamo chiamati a dire Dio ai fratelli: questa è la priorità. Ma questo è possibile solo se il rapporto con Dio è coltivato con la preghiera, la meditazione, lo studio, le relazioni profonde e autentiche con la gente. Poi, sul come vivere tutto questo, ci sono molte possibilità.

Tante esperienze diverse. Un solo fine

Guardo alla mia classe di ordinazione: io, don Fabiano, don Giulio, don Giuliano e don Davide siamo curati negli oratori; don Marco, don Denis, don Marco e don Daniele sono parroci (don Daniele è co-parroco nella diocesi di Verona); don Francesco, che era già avvocato, presta il suo servizio presso la curia; don Paolo insegna Teologia in Seminario e alla Facoltà Teologica di Milano; don Antoine, terminato il servizio in parrocchia e gli studi di lettere, studia ora presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma; don Luca da ieri è in missione in Costa d’Avorio.

Esperienze diverse, diversissime: le nostre giornate sono caratterizzate da attività diverse, a seconda del ministero affidato a ciascuno. Ma in comune c’è l’essenziale: quello di cercare di essere uomini di Dio, che si inginocchiano davanti a Lui e spezzano il pane della vita, per tutti.

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