Di fronte agli immigrati. Vangelo da una parte, cristiani dall’altra? Una ricerca che fa pensare

1

I cattolici contro l’accoglienza degli immigrati

Coloro che non si recano mai in chiesa sono quelli che hanno la minore propensione a percepire l’immigrazione come una minaccia. All’opposto, coloro che frequentano la chiesa sporadicamente sono il gruppo che maggiormente percepisce gli immigrati come una minaccia. Queste differenze sono presenti sia che la minaccia sia di natura economica, sia culturale, sia della sicurezza. I cattolici praticanti si trovano più o meno nel mezzo tra questi due gruppi, visibilmente più vicini ai praticanti occasionali per quanto riguarda la percezione di minaccia culturale e della sicurezza, e più simili ai non praticanti per quanto riguarda la minaccia economica.

Parole pesanti quelle contenute nella ricerca da poco pubblicata da Caritas Italia e dalla rivista “Il Regno”. Come a dire che i cattolici sono quelli che più remano contro l’accoglienza dei migranti. Alla faccia del Vangelo. Alla faccia del magistero di Papa Francesco. Alla faccia delle (poche) prediche che qualche prete sul tema riesce ancora a fare.

La paura e la distorsione della realtà

Come ha scritto bene Roberto Beretta la ricerca evidenzia pure come la paura dell’altro e la conseguente scarsa disposizione all’accoglienza crescano col diminuire del livello culturale e con l’aumento della sfiducia nelle capacità della politica: due ulteriori dati che, incrociati con quelli della pratica religiosa, sembrano indicare quanto poco sia stato incisivo (per la sua parte) l’apporto della Chiesa italiana nell’educazione di personalità capaci di giudizio critico e senso civico; obiettivi del resto largamente sottovalutati nelle nostre comunità cristiane. La ricerca evidenzia un dato più volte segnalato. E cioè che in Italia vi è una percezione distorta su quanti siano effettivamente i migranti irregolari. Nel 2017 la Fondazione ISMU ha stimato fossero meno dell’1 per cento mentre il 47% degli italiani è convinto che la maggioranza degli immigrati sia costituita da illegali. Insomma, tra il percepito e il reale c’è di mezzo la retorica della paura. Che, in alcuni casi ben specifici, diventa, apertamente, la “fabbrica della paura”. In servizio permanente effettivo e che ha costruito una narrativa – dominante – che alimenta la xenofobia di una parte degli italiani: gli stranieri sbarcano in numero sempre maggiore sulle nostre coste togliendo lavoro e risorse per il welfare agli italiani. Niente di più falso. Lo sappiamo e lo testimoniano cifre e statistiche. Ma non ci crediamo.

Siamo un povera Chiesa

Secondo Gianfranco Brunelli, direttore de “Il Regno”, quando l’effetto della globalizzazione fa saltare i meccanismi di riconoscimento comunitario allora l’effetto di sfiducia diventa sfiducia nelle istituzioni. E fa ritenere il fenomeno migratorio come ingovernabile. Sono tanti in Italia a credere che l’immigrazione sia un problema e non un’opportunità non tanto (o non solo) per la crisi economica dalla quale non si è del tutto usciti o per l’ignoranza diffusa sul fenomeno ma perché questa avviene in un Paese corrotto e le cui istituzioni sono fragili, incapaci di custodire il patto sociale che garantisce fiducia e di sicurezza.

Sconsolante la chiusura dell’articolo di Beretta:

Comunque sia, noi cattolici italiani siamo dunque così. E tale mi sembra il primo possibile denominatore comune: prendere atto della nostra scarsa fiducia nel prossimo, della nostra povertà culturale (preferiamo fondarci sulla “pancia” che informarci sulla realtà), della nostra debolezza di prospettive (quello che ci importa è “difenderci”), della nostra bassa attenzione per i valori della partecipazione democratica (siamo sempre ad aspettare un autoritario «uomo della provvidenza»), infine della profonda crepa che – partendo proprio da tanto diverse interpretazioni del medesimo Vangelo – mina l’integrità della comunione cattolica stessa. Siamo una povera Chiesa, e di qui dobbiamo rialzarci.”

Starà parlando di noi?

Share.

1 commento

  1. Marco Dusatti on

    Starà parlando di noi?
    Direi proprio di sì. Noi cattolica praticanti appartiamo, per la stragrande maggioranza, a generazioni adulte che hanno già raggiunto – o abbondantemente superato – la metà biologica della loro vita e così spesso incarniamo la chiesa di cui scriveva Ignazio Silone nel suo romanzo Vino e pane: ” Essa (la chiesa) non è una signorina che possa permettersi ragazzate e colpi di testa; è una vecchia, vecchissima signora, piena di dignità, di riguardi, di tradizioni, di diritti legati a doveri.”
    Un vecchia, vecchissima signora che è renitente nel lasciare il proprio comodo divano di consuetudini per rialzarsi e andare ad aprire la finestra della propria casa e far così entrare l’aria nuova.

Lascia un commento