Casa, scuola, cortile e chiesa: l’oratorio di don Bosco. Anche lui avrebbe aperto un profilo “social”

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“I ragazzi, se non li occupiamo noi, si occuperanno da soli e certamente in idee e cose non buone”. Don Bosco aveva letto bene la sua epoca e aveva capito anche le esigenze dei giovani che, spesso, si ritrovavano per strada. La frase del santo può sembrare quasi presuntuosa, ma lui non intendeva di certo squadrare dall’alto al basso i giovani. Il suo sguardo, come ha ricordato Papa Francesco alla GMG che si è appena conclusa a Panama, era attento e benevolo: “Lui vi guardava con gli occhi di Dio”. San Giovanni Bosco aveva compreso la necessità dell’epoca e la sua soluzione fu quella di creare un luogo a disposizione dei giovani. Un luogo che fosse casa, scuola, cortile e chiesa che presto avrebbe preso il nome di oratorio.

Dal 1846, anno in cui don Bosco ha iniziato il suo operato nella parrocchia di Valdocco a Torino, sono trascorsi molti anni e alcune linee guida sono cambiate, altre, invece, sono rimaste. “Il contesto in cui nasceva l’oratorio di San Giovanni Bosco – spiega don Emanuele Poletti, direttore Upee – era caratterizzato da una povertà diffusa, e i giovani erano spesso abbandonati a se stessi. Gli oratori di don Bosco erano oratori parrocchiali basati molto sul suo carisma. Ciò che invece si cerca di costruire oggi è un oratorio non legato solamente alle persone consacrate, ma alle comunità. Le finalità dell’oratorio sono rimaste le stesse di quando è stato inventato. Il suo ruolo principale è quello di prendersi cura delle nuove generazioni. È un accompagnamento nella vita cristiana”.

Cambiano le epoche, cambiano i ragazzi e gli oratori si adattano in base alle esigenze percepite. A cambiare sono anche i modi di raggiungere i giovani. Molti, infatti, sono gli oratori che ormai utilizzano i social al fine di allargare la famiglia che già lo abita, ma non solo. Il mondo dei social può essere sfruttato anche come ponte immediato e istantaneo tra i tanti oratori presenti nella bergamasca. I social possono essere utilizzati in modo positivo e possono essere un luogo di confronto e condivisione come ha testimoniato il contest di #sottolostessoigloo sulla pagina Instagram di OratoriBg. Quaranta oratori raccontati e oltre centocinquanta stories pubblicate in cui è racchiusa la bellezza degli oratori durante le vacanze invernali.

Sono numerose le iniziative portate avanti dagli oratori in questa settimana per ricordare il prezioso operato di don Bosco. Incontri, merende, momenti di gioco, riflessioni: occasioni per ribadire la bellezza dell’oratorio e capire meglio perché San Giovanni Bosco desiderasse così tanto un luogo che fosse casa, scuola, cortile e chiesa per i suoi giovani.

Dopo tanto anni, ciò che non è cambiato mai è l’obiettivo di questo luogo: crescere uomini e donne capaci di dare il loro positivo e prezioso contribuito alla società. Un oratorio che diventa una rampa di lancio per i ragazzi che lo abitano.

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