La misura dell’amore è la dismisura. Il paradosso evangelico

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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro (vedi Vangelo di Luca 6, 27-38)

Per leggere i testi liturgici di domenica 24 febbraio, settima del Tempo Ordinario “C”, clicca qui.

Il “discorso della pianura” di Gesù continua. E arriva ad alcune affermazioni paradossali, urtanti, ma meravigliosamente evangeliche. Il discepolo deve perdonare, portare l’amore dove non c’è, dove perfino potrebbe sembrare logico che non ci sia.

Perdonare. A oltranza

L’inimicizia che il discepolo deve perdonare si presenta sotto tre aspetti. I pensieri (“quelli che vi odiano”), le parole (“coloro che vi maledicono”), le opere malvagie (“coloro che vi trattano male”). Dunque tutto il comportamento umano, niente escluso. Sono queste le espressioni che rappresentano il definitivo, totale superamento della legge del taglione, la legge dell’”occhio per occhio, dente per dente”. L’amore del discepolo infatti deve assomigliare all’amore di Dio, che ama anche dove non esiste nessun contraccambio, in pura perdita.

Molti dei precetti che il Signore aveva annunciato durante le espressioni precedenti del “discorso della pianura” sembravano riguardare soprattutto tempi di emergenza e di persecuzione. Ora invece Gesù dà delle indicazioni per tempi normali, di vita quotidiana. Ma anche qui Gesù supera la saggezza corrente e propone la stessa morale paradossale proposta per i tempi di emergenza. Per cui non ci si deve comportare in maniera straordinaria perché ci si trova in tempi straordinari, ma semplicemente perché si è discepoli. Il tutto poi si riassume con la cosiddetta “regola aurea”: “Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. La misura dell’amore diventa ciò che io stesso desidero per me. In altre parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso.

Anzi, Gesù spingendosi ancora oltre, afferma che l’amore del discepolo si regola non sullo scambio alla pari nel proprio del clan, ma sul dono “spropositato”, proprio come fa Dio. I peccatori invece che non si riferiscono a Dio, agiscono in funzione di se stessi. In questo consiste il loro peccato.

Tutti rubano? Io non rubo

Il cristiano deve annunciare una novità, è necessario che chi ha nel suo cuore e nella vita la parola buona del Vangelo si distingua di fronte al paganesimo del mondo. Quando tutti richiedono vendetta, il cristiano perdona, quando tutti vogliono avere, il cristiano dà. Se siamo cristiani non possiamo dire: tutti rubano, quindi rubo anch’io; tutti fanno violenza, quindi faccio violenza anch’io… Tutti rubano? Tu, invece, “a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica”. Tutti si vendicano? Voi siete discepoli del Signore che muore innocente e per amore: fate come lui: “Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla”.

La vera misura dell’amore, infatti, è la dismisura. Un uomo si è recato al mercato. Ha comperato del grano. Il venditore glielo misura in una misura di legno. Vi preme sopra con la mano perché non rimangano vuoti, lo scuote perché tutto si assesti bene, poi vuota nella veste del compratore tutta quella misura piena e sovrabbondante. I tempi ultimi, quelli inaugurati da Gesù, sono i tempi dell’abbondanza, della festa, dello spreco. L’amore di Dio è fatto così, l’amore dell’uomo deve imitare l’amore di Dio.

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