Donne che hanno scelto la clausura. La vita attiva e contemplativa nel monastero di San Benedetto

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Il monastero di San Benedetto in Via S. Alessandro, casa di una comunità di quattordici suore di clausura, è un’oasi di silenzio e pace nel frenetico centro cittadino. Un luogo dal sapore antico e millenario, le cui preghiere e riti portano indietro nel tempo, in linea con la forte e spontanea vocazione di queste donne, chiamate ad un’esistenza spirituale e laboriosa.

«Una scelta di vita che oggi può apparire anacronistica se si guarda a queste grate o ai nostri abiti inusuali. Possiamo sembrare medievali ma tutto ciò è un semplice corollario, quello che conta è il fatto che la nostra sia una professione di fede a Gesù Cristo». Le parole della abbadessa Madre Cristina ben esplicano come la scelta e l’esperienza della clausura abbiano molti detrattori, agli occhi dei quali tale modello di vita sembra quanto mai superato e anzi improntato alla chiusura più che all’evangelica apertura verso il prossimo.

In realtà, ciò è quanto di più sbagliato si possa pensare. La settantaquattrenne Suor Annunciata argomenta come la clausura non l’abbia relegata dietro ad una grata. «Al contrario, tale condotta di vita mi ha aperto più che mai all’esperienza dell’altro e, nonostante la mia fosse stata a suo tempo una scelta controcorrente, non me ne sono mai pentita. Il Signore mi ha chiamata e non ho potuto far altro che fidarmi ciecamente. Certo, a volte però c’è bisogno di qualcosa di concreto. Ho capito proprio nella vita claustrale come la preghiera debba essere azione. Se si può creare un legame o dire una parola bisogna farlo perché è il modo più bello e prezioso per fare del bene al prossimo».

 

 

Vita contemplativa e vita attiva, “ora et labora” è questo il binomio che scandisce le giornate delle sorelle. Il ritmo della loro quotidianità è segnato dalla liturgia delle ore. «Si inizia molto presto al mattino e a intervalli più o meno regolari abbiamo i momenti per officiare e celebrare» spiega l’economa Suor Benedetta. «Dalle 4:45 alle 8 circa dedichiamo il nostro tempo alla preghiera, successivamente passiamo al lavoro». Le modalità di interpretare la vita pratica all’interno del monastero sono logicamente diverse da realtà a realtà. C’è chi privilegia la foresteria e le attività di accoglienza, mentre altre comunità si basano sulla vendita di confetture, saponi e altri beni della tradizione manifatturiera conventuale.

Nello specifico, il monastero di via S. Alessandro, oltre ad avere un ostificio, si è distinto negli anni per l’attività in ambito scrittorio. Suor Benedetta, laureatasi in storia a Venezia e con un passato di studi alla Sorbona di Parigi, è attiva principalmente nell’aiuto alla pubblicazione di libri e nella traduzione dal e al francese. Nel suo ruolo di economa, inoltre, si occupa delle relazioni con i fornitori esterni e con gli impiegati del monastero come, ad esempio, il contadino dedito all’orto del convento.

 

 

In tutte queste mansioni Suor Benedetta ha il costante ausilio della tecnologia. «Si cerca di essere al passo con i tempi perché altrimenti non si riesce a fare niente. Soprattutto nella mia funzione di economa mandare mail è diventato imprescindibile ed è molto più comodo e veloce che chiamare al telefono». Le fa eco l’abbadessa Madre Cristina. «La tecnologia serve per facilitarci la vita e per renderla ancora più coerente: è molto più pratico ricevere una mail perché si può gestire il tempo. In questo modo tuteliamo la nostra vita claustrale. Ad esempio, recentemente abbiamo visionato su internet spezzoni di video riguardanti la peregrinatio di Giovanni XXIII. Le nostre priorità sono la preghiera e il lavoro, non dobbiamo né possiamo anteporre ad esse i palinsesti e gli orari televisivi».

Non c’è nulla di voluttuario nell’uso che le sorelle fanno della tecnologia e Suor Benedetta ribadisce con convinzione questo concetto. «Le nuove possibilità tecnologiche sono fondamentali sia per il lavoro sia per la formazione. Ci è praticamente impossibile girare l’Italia per sentire conferenze ma questa problematica è facilmente superabile. Recentemente, ad esempio, tramite Skype abbiamo avuto una bella esperienza di confronto e crescita con delle suore di Milano, riflettendo assieme sulla figura della neo beata benedettina Itala Mela. Due anni fa, invece, attraverso il nostro sito siamo state contattate da una ragazza russa, ora membro del Pontificio istituto gregoriano. Ha vissuto qualche giorno qui con noi e questa insolita esperienza di convivenza è stata estremamente significativa per ambo le parti».

Ovviamente, la penuria delle vocazioni persiste ma pensare a internet o alle mail come luoghi per scovare nuove reclute è quanto di più lontano dalla logica delle suore. Il problema secondo loro risiede nella superficialità della società di oggi. «I giovani infatti hanno paura di scelte definitive e si rifugiano nella facile e consolatoria alternativa del poter cambiare». Servono decisioni importanti, forti e precise di qua come al di là delle grate. E la scelta determinata e convinta di queste donne, seppur nell’incomprensione che la vita claustrale può generare in chi osserva dall’esterno, ne è un significativo esempio. Anche e soprattutto nel ventunesimo secolo.

 

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