Relazioni che concretizzano la vocazione: i piccoli, ma grandi, gesti del Cre

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In ogni giorno di Cre si scrive una pagina in più di una bella storia. Un racconto fatto di relazioni, responsabilità e umanità che non rimane fine a sé stesso e nasce dalla condivisione di ogni momento. La storia del Cre aiuta a creare un gruppo che cammina insieme e condivide ogni esperienza. È un continuo intessere relazioni, un po’ come accade su un social network, ma con la differenza che in oratorio il mondo virtuale lascia spazio a una realtà da toccare con mano.

 

Messaggi da trasmettere tramite relazioni

Come un social network operativo degno di nota, anche il Cre ha i suoi messaggi da trasmettere. Ogni estate si riflette su un argomento diverso, ma i mezzi tramite i quali si trasmettono i vari significati proposti sono garanzie che si consolidano negli anni. “Trasmette un messaggio come la vocazione non è semplice -spiega Michele, coordinatore dell’oratorio di Zanica– ma il gruppo che si crea durante il Cre e il contesto dell’oratorio aiutano molto”. Non solo i mezzi, però, si consolidano estate dopo estate. Anche gli animatori che scelgono di mettersi in gioco sono importanti per accompagnare i ragazzi. “Crediamo che dimostrare ai bambini il nostro impegno standogli vicino sia un modo per trasmettere il messaggio della vocazione -raccontano Erika e Andrea, animatori dell’oratorio di Urgnano-. Noi animatori dobbiamo essere responsabili e dare il buon esempio. Sarebbe bello se tanti di questi bambini in futuro venissero a fare gli animatori”.

Il buon esempio è la ricetta giusta anche per l’oratorio di Dalmine come racconta Ilaria, una coordinatrice: “La vocazione arriva ai bambini tramite l’esempio dei volontari che hanno scelto di dedicare del tempo al Cre. Può sembrare banale, ma è un’azione preziosa che coltiva le relazioni”. I legami creano un clima famigliare in cui la felicità è alla base di tutto, come dicono due animatrici dell’oratorio di Comun Nuovo. “Il Cre è un’esperienza importante per i bambini perché qui si impara a star bene con gli altri”.
Trasportato nella quotidianità del Cre, il tema della vocazione si concretizza in piccoli gesti dalla semplicità disarmante. Azioni che già abitavano l’oratorio abitualmente, ora sono riscoperte sotto una luce nuova in grado di dare ancora più rilievo a tutto ciò.

 

La vocazione nel concreto

“La vocazione è l’umanità che ci unisce e ci fa camminare da fratelli” sottolinea don Davide Milani dell’oratorio di Urgnano. Un cammino da percorrere insieme come fratelli e da condividere con i propri compagni di viaggio. Lungo il viaggio ognuno fa la sua parte e c’è anche chi è chiamato a prendersi cura degli altri. “La vocazione è una chiamata ad esserci in questa bella storia -ha spiegato Davide, seminarista dell’oratorio di Comun Nuovo-. Per gli animatori è bello mettersi in gioco, mentre i bambini sono chiamati a provare esperienze nuove ogni anno”.

Lo sguardo degli oratori è anche caratterizzato da un aspetto lungimirante perché all’interno dei Cre ci si prende cura di una comunità in crescita. “I ragazzi sono chiamati ad essere e diventare uomini e donne -dice don Omar Moriggi dell’oratorio di Zanica-. Mettendosi al servizio, poi, ci si scopre fratelli”. Anche all’oratorio di Dalmine il servizio è parte fondamentale del Cre dove gli animatori, oltre a rendersi disponibili per cinque settimane, hanno dei momenti studiati appositamente per loro. Ogni lunedì mattina gli adolescenti si prendono del tempo per stare insieme e riflettere sul tema. La vocazione viene osservata nel concreto e ci si chiede come, al Cre, la si possa sperimentare. Una riflessione che riguarda tutti in prima persona, ma che coinvolge l’intero gruppo animatori.

Tramite la condivisione e semplici gesti anche un tema come la vocazione si concretizza e diventa più tangibile, sperimentabile e, soprattutto, vicino. Basta farci caso.

 

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