Salvini può continuare a fare il bullo. Ma senza riforme istituzionali l’Italia muore

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Lega e M5S continueranno a litigare.  E l’astensionismo continuerà a crescere

Se qualcuno pensa che le acque della politica italiana si acquieteranno, dopo le elezioni europee, sbaglia di grosso. Non solo perché Salvini è intenzionato a continuare ogni giorno la campagna elettorale, al fine di tradurre a breve i seggi europei in seggi italiani, utilizzando le occasioni più improprie e disparate; non solo perché il M5S è entrato in fibrillazione irreversibile e fatale… ma, soprattutto, perché i 27 dell’UE e i 18 dell’Eurozona stanno mettendo l’Italia al muro delle sue responsabilità; ma, ancora di più, perché i mercati finanziari, quelli che ci prestano i soldi, incominciano ad innervosirsi.

Con la UE Salvini può fare il bullo per un po’, con i mercati neppure un attimo. Lo scenario post-elezioni europee è dunque lo stesso del pre-elezioni: instabilità e non-governo. Tuttavia, lo scenario di medio-periodo, dopo il 1994, non è stato molto diverso. Dal 1994 ad oggi si sono succeduti ben 13 governi, la dialettica politica è stata vivace, ma il Paese è in declino. Agli occhi dei cittadini la politica continua ad apparire una baruffa permanente e inconcludente

Ciò che invece continua salire è l’astensionismo, arrivato al 27,1% nelle elezioni politiche del 2018 e al 44% nelle elezioni europee del 2019. Nelle quali, hanno partecipato al voto 26.783.732 (di cui più di 900 mila schede bianche/nulle), ma sono rimasti a casa più di 24 milioni di cittadini/elettori su 50.997.280. L’astensionismo: secondo un diagramma SWG, nel 1953 era al 6,6%, nel 1979 era al 9,4%, nel 1994 al 13,7… Eppure la società italiana è più benestante, più istruita, più informata. O, forse, l’astensione nasce proprio da questo: dal divario tra le aspettative sempre più evolute e raffinate e le prestazioni effettivamente erogate del vecchio sistema politico. O, detto in altro modo, dalle crescenti richieste di partecipazione dei cittadini alla vita politica e l’autochiusura corporativa del sistema dei partiti. O, detto in altro modo, dalla desperatio commutationis, la disperazione di poter cambiare la Repubblica.

Le scatole nere dei partiti

Dal movimento referendario del 1992-93 fino all’insorgenza pentastellata del 2013 corre il filo rosso della domanda di cambiamento del sistema politico e di incisiva partecipazione da parte dei cittadini/elettori. La retorica mediatica si è inventata una successione di Repubbliche, che nella realtà non si sono mai date. Sono cambiati i partiti e i sistemi elettorali, ma l’assetto istituzionale della Repubblica è tuttora quello progettato negli anni della Costituente 1946-48, fondato sul primato del sistema dei partiti rispetto allo Stato politico e allo Stato amministrativo. Segnato indelebilmente dalla cortina di ferro, quando essa è caduta ha subito un terremoto devastante per quanto riguarda il sistema dei partiti, ma i rapporti tra cittadini, partiti e Stato politico non sono per nulla cambiati. I cittadini/elettori hanno continuato ad accompagnare i loro eletti alle soglie del Parlamento e a fermarsi su quella soglia. Quanto ai partiti, hanno continuato ad essere associazioni private, cui la Costituzione materiale continua ad affidare un enorme potere pubblico, mai fino ad oggi regolato da nessuna legge. Nel loro rapporto con i cittadini e con gli iscritti i partiti sono rimaste scatole nere.

La personalizzazione della leadership, inaugurata da Berlusconi nel 1993 e seguita a ruota dagli altri partiti, non ha reso più democratico e più trasparente né il rapporto con i cittadini né, tampoco, quello con gli iscritti, nonostante i lodevoli esperimenti delle primarie del PD. I governi hanno continuato a nascere e a morire nelle segreterie dei partiti o nelle suites dei leader, mai in Parlamento. Le innovazioni sociali e culturali – si pensi alla Rete e ai social-media – sono state usate per confermare e rinsaldare lo stesso sistema politico e istituzionale di sempre. Sì, sono cambiati i sistemi elettorali, ma senza che la partecipazione dei cittadini alla politica potesse mai superare il filo spinato che il sistema dei partiti ha steso attorno a se stesso, a difesa del carattere privatistico delle proprie strutture di decisione e del proprio rapporto monopolistico con le istituzioni dello Stato.

Così la politica partitica ha pervaso, lungo i decenni, l’economia di Stato, le strutture della cultura, della TV, dei giornali, dell’Università e della scuola, dell’Amministrazione, della Giustizia: una partitizzazione/politicizzazione di ambiti civili, che ha finito per rendere la Politica una corporazione invasiva e prepotente tra le altre. Donde l’insorgenza fatale della campagna contro la Casta, condotta da altre Caste: quella giornalistica, quella bancario-finanziaria, quella giudiziaria.

La partitizzazione della politica ha modificato in profondità l’apparenza e la realtà della politica: essa ha cessato di essere quel luogo dove si elabora e si propone un’idea di Bene comune, per diventare un posto dove la corporazione dei politici pare difendere il proprio bene privato. Il populismo è il prodotto di questa riduzione della politica a corporazione. Le ideologie dell’anti-casta, dell’anti-delega, dell’anti-élites, del Popolo vergine e martire sono il prodotto del tradimento della vocazione universalistica della politica, filtrata dal sistema dei partiti. Il non-governo del Paese e l’aumento del debito pubblico, di cui ogni corporazione si pasce, nascono da qui. Nessun Paese in Europa è ridotto in queste condizioni. La catena necessaria delle vicende storiche che stringe il Paese, almeno dal modo con cui è stata combinata l’Unità d’Italia, può spiegare, ma non può più giustificare la situazione presente.

Ne consegue che la più importante e decisiva riforma è quella del sistema politico, cioè del rapporto tra cittadini, partiti, governo, parlamento, regioni. Non sono per nulla sufficienti le riforme del sistema elettorale, se l’impianto istituzionale della Prima e tuttora vigente Repubblica non cambia. Occorre redistribuire i poteri tra questi elementi costituitivi del sistema.

Le  riforme da realizzare

Dunque:

  1. ai cittadini/elettori occorre riconoscere il diritto di scegliere direttamente i propri rappresentanti e il Capo dello Stato/governo. L’idea aveva fatto capolino nella Bicamerale, presieduta da D’Alema, ma il prevalere di egoistiche esigenze private dei partiti di governo e di opposizione l’ha cancellata. Di lì in avanti si è fatto ricorso a nuovi sistemi elettorali – Porcellum e Rosatellum – , che hanno rinforzato, rispetto allo stesso Mattarellum, il potere dei partiti a discapito degli iscritti e dei cittadini;
  2. i partiti devono essere riconosciuti quali organismi di diritto pubblico, sottoposti alla legge, in forza dell’art. 49 della Costituzione
  3. le Regioni devono essere ridotte a 10 o 11, nella prospettiva del federalismo nazionale ed europeo.

Nessuna di queste proposte è nuova ed originale. Si aggirano da anni nel dibattito culturale e politico, ma nessuna è riuscita a raggiungere la dignità di una proposta organica di riforma del sistema politico. Nessuna battaglia culturale, se non ad intermittenza, è stata condotta nel Paese. Dei difetti strutturali di quella di Renzi si è già scritto molte volte.

L’Italia rischia di morire

Eppure, la riforma del sistema politico è la condizione di possibilità di ogni politica di sviluppo del Paese che verrà. Diversamente l’Italia muore, prigioniera di una lotta politica quotidiana asfissiante e disperata, senza altro orizzonte apparente che quello di sostituire al potere politici con altri politici, comunque abbarbicati allo status quo, attori di una desolante tragicommedia, fatta di tweet e di contro-tweet quotidiani. La politica di questi anni e di questi mesi si presta alla descrizione-lamento dell’atto V, scena 5 del Macbeth: “un’ombra che cammina, un povero attore che si pavoneggia e si agita sulla scena per la sua ora e poi non si ode più nulla…”. C’è da meravigliarsi se quasi la metà degli elettori resta a casa?

Certo, alle spalle occorrerebbe quel movimento di riforma morale e intellettuale e di assunzione di responsabilità individuale, che ha ispirato la Resistenza e la Costituente…

 

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