I risultati dei test Invalsi alle scuole medie e superiori: un’Italia divisa in due

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Come media nazionale, i risultati delle superiori confermano quelli della terza media: soltanto due studenti su tre posseggono alla fine del percorso le competenze di base richieste dai programmi scolastici.

Arrivano i risultati dei test Invalsi e si torna inevitabilmente a parlare di Italia fortemente divisa per quanto riguarda il rendimento scolastico. Non è una novità, piuttosto un dato consolidato. Le scuole del Nord riescono a mantenere un buon livello degli studenti durante tutto il percorso, mentre nelle scuole di regioni come la Campania, la Calabria e la Sicilia la metà degli studenti arriva alla Maturità con l’insufficienza sia in italiano che in matematica.

La novità, semmai, è che quest’anno l’Invalsi ha testato per a prima volta i ragazzi della quinta superiore, quelli che hanno appena affrontato la maturità. Come media nazionale, i risultati delle superiori confermano quelli della terza media: soltanto due studenti su tre posseggono alla fine del percorso le competenze di base richieste dai programmi scolastici. Sono il 65,6 % alle medie e il 65,4 % in quinta superiore per quanto riguarda l’italiano.

Un dato interessante riguarda il progressivo allargamento della forbice tra le macro aree interessate – Nord, Centro e Sud – man mano che si sale negli ordini e gradi di scuola. Nella scuola primaria le differenze sono piccole e in generale non significative statisticamente. In terza media, invece, si osserva come i punteggi medi delle macro-aree tendano a divergere significativamente tra loro, tendenza che si consolida ulteriormente nella scuola superiore. Quadro, questo, che emerge anche dall’indagine internazionale Pisa, dove Nord, Centro e Sud divergono considerevolmente, considerando che nella prima macro area ci sono risultati superiori sia alla media italiana che alla media Ocse, mentre il Centro resta in linea con la media italiana (sotto quella Ocse) e Sud e isole precipitano sotto la media italiana.

Se i fatti non sono nuovi, tuttavia non possono non destare rinnovata preoccupazione, a cominciare dal Ministero dell’Istruzione che evidentemente deve essere chiamato in causa per la situazione descritta dai test. E infatti il ministro Bussetti ha riconosciuto, parlando alla Camera, “innegabili motivi di preoccupazione”, soprattutto per alcune aree del Paese, Nello stessi tempo, il ministro ha indicato “alcune tendenze incoraggianti e spunti di immediato intervento migliorativo”. E aggiunto che “la valorizzazione del sistema nazionale di valutazione, di studenti, scuole, docenti, dirigenti scolastici, è una delle priorità strategiche che ho individuato nell’Atto di Indirizzo politico per il 2019″.

Per il ministro, una delle “soluzioni” al divario esistente nella scuola italiana è migliorare il coinvolgimento “di tutta la comunità scolastica affinché si senta protagonista, in piena collaborazione con le famiglie e gli studenti. Ed è quello che stiamo facendo, con l’obiettivo di proporre eventuali regolazioni del Sistema nazionale di valutazione”. E così la scuola dovrebbe poter tornare a essere anche un reale possibile “ascensore sociale’”.

Sul divario territoriale ha poi ricordato le misure già prese: “Abbiamo stanziato 50 milioni per il contrasto alla povertà educativa, oltre 35 milioni nel Piano per la scuola digitale, 100 milioni per nuovi Laboratori all’avanguardia e per biblioteche e 20 milioni per la formazione dei docenti; infine 4 milioni per scuole situate in aree a rischio per contrastare la dispersione”.
Sono sufficienti? I dati continuano a dire di no.

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