Il mio curato corre corre. Ma non riesco ad ammirarlo

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Riprende in questi giorni tutta l’attività pastorale della parrocchia. Il mio curato corre corre. Non si ferma mai. Non riesco però ad ammirarlo . Mi sembra vittima di una chiesa che deve fare molte cose che non riesce più a fare. Tu che sei monaca cosa ne pensi? Alberto

Caro Alberto, stiamo vivendo un tempo di grande trasformazione, un cambio d’epoca che si riflette in ogni ambito del vivere sociale ed ecclesiale. Di fronte alla diminuzione numerica dei fedeli alle celebrazioni eucaristiche, ai sacramenti, alla vita parrocchiale, forse può nascere il desiderio di un certo “attivismo” per far fronte alle urgenze e raggiungere le persone. Non possiamo inoltre tacere che l’esiguità della partecipazione dei giovani alla vita degli oratori interpella i curati a ricercare modalità di incontro e coinvolgimento che li raggiunga e possa offrire loro la bellezza del Vangelo come risposta alla ricerca di senso.

I preti funzionari super attivi

Tante potrebbero essere le considerazioni in proposito. La tentazione che voi presbiteri siate dei “funzionari”, efficienti e super attivi perché il peso delle cose da fare è decisamente eccessivo, rischia di far dimenticare il centro del vostro ministero e di quanto la Chiesa ha bisogno di affermare come priorità: Gesù salvatore del mondo, narratore del Padre! Essere protesi a colmare le esigenze pastorali, può portare atrascurare la centralità dell’esperienza della fede interiorizzata, annunciata e agita, la costruzione della propria umanità e l’attenzione alla relazione tra presbiteri e con le persone.

Dentro questo super attivismo, il rischio può essere anche quello di focalizzare l’azione pastorale sulla propria persona, dimenticando la dimensione della comunione presbiterale, di quell’esperienza di sinodalità che all’interno della vita ecclesiale si proclama come fondante la propria vocazione. Si tratta di prendere sul serio ciò che si fa: il proprio e l’altrui ministero, la propria vita di fede e di preghiera, le relazioni con gli altri.

Nasce l’urgenza di discernere il “proprium” che caratterizza la vocazione presbiterale affinché si possa adempiere con più efficacia all’opera di evangelizzazione, di cercare forme di collaborazione tra presbiteri che sfocino anche in una esperienza di fraternità sacerdotale. Inoltre può essere maggiormente valorizzata la presenza dei laici, in quei servizi dove la loro competenza è dono alla comunità, promuovendo quei carismi personali e dei gruppi o dei movimenti che rendono bella la Chiesa.

Il prete deve saper passare in una fase di attesa

Comprendo che non è facile entrare in un processo di trasformazione quale oggi viene richiesto anche a voi sacerdoti e individuare percorsi che rispondano alle esigenze attuali. Occorre rimanere anche in una fase di sospensione, di attesa, di ricerca di percorsi, senza pretendere di trovare la via più efficace. Occorre dare spazio a un’intensa vita interiore e di preghiera, un ascolto dello Spirito che guida la sua Chiesa e mai l’abbandona, dentro quel discernimento comunitario fatto di ascolto reciproco e di dialogo sempre da costruire e mai da dare per scontato.

La storia delle prime comunità cristiane e della Chiesa ce lo insegna. Caro Alberto, la sfida è grande perché il Vangelo deve continuare a percorrere le nostre città ormai scristianizzate. La passione per il Regno abiti nel tuo cuore e in quello dei tuoi confratelli perché, lasciando da parte ogni giudizio di valore o ogni confronto pastorale con i confratelli, vi unisca il desiderio e l’impegno di portare Cristo alle donne e agli uomini del nostro tempo. La nostra preghiera vi accompagni, Maria stella dell’evangelizzazione vi guidi:

Vergine e Madre Maria,
tu che, mossa dallo Spirito,
hai accolto il Verbo della vita
nella profondità della tua umile fede,
totalmente donata all’Eterno,
aiutaci a dire il nostro “sì”
nell’urgenza, più imperiosa che mai,
di far risuonare la Buona Notizia di Gesù.
(…) Ottienici ora un nuovo ardore di risorti
per portare a tutti il Vangelo della vita
che vince la morte.
Dacci la santa audacia di cercare nuove strade
perché giunga a tutti
il dono della bellezza che non si spegne.

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