La Caritas e l’attenzione al Creato: trasformare gli scarti in bellezza

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Uno dei temi più urgenti su cui anche e soprattutto come cristiani siamo chiamati a riflettere in questo tempo, è la cura per la Terra e per tutti i suoi abitanti. E, in occasione della XIV Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, Caritas Diocesana Bergamasca insieme all’Ufficio per la Pastorale Sociale del Lavoro ha proposto il primo di una serie di incontri per parlare di una delle molteplici sfaccettature dell’ecologia integrale: gli scarti. L’incontro “Ri-creazioni” si è svolto nei giorni scorsi a San Paolo d’Argon.

«Il ragionamento sul tema degli scarti nasce dall’incontro fra Caritas Bergamasca e Caritas Reatina a seguito dei progetti avviati di per la ricostruzione delle colpite dal terremoto – spiega Francesco Bezzi, operatore di Caritas Bergamasca – Ciò che è rimasto a seguito del terremoto di Amatrice del 2016 erano scarti e da quelli il vescovo di Rieti ha voluto che si ripartisse, per trasformare la debolezza in risorsa, gli scarti in bellezza. Si è pensato, perciò, ad un percorso comune alle due Diocesi che mettesse al centro gli scarti, persone e cose spesso lasciati ai margini, per ripensare il Creato». Da questa condivisione di idee è nata una prima giornata fatta di arte, cibo e dialoghi che ha visto protagonisti ragazzi affetti da sindrome di Down, attori di uno spettacolo teatrale, opere costruite dando nuova vita ad oggetti e materiali ormai privi di utilità e una cena preparata con alimenti prossimi alla data di scadenza, un momento per ridare spazio e dignità a tutto ciò che troppo spesso non ne trovi nella società contemporanea orientata alla produzione compulsiva di novità e perfezione.

E, ripensare abitudini di produzione e consumo è stato il filo rosso che ha accompagnato la serata, in cui sono intervenuti l’Associazione Ridò e la Cooperativa Namasté, impegnati rispettivamente nel ritiro di alimenti in scadenza dal mercato della grande distribuzione, della loro selezione e distribuzione ad enti caritativi ed associazioni del territorio e, infine, della loro preparazione al ristorante della Cooperativa, da parte dei cuochi, ragazzi affetti da disabilità; RadiciGroup, dedicato a progettare capi di abbigliamento costituiti da un solo materiale, che nell’ottica dell’ecodesign vengano pensati tenendone in considerazione tanto l’utilizzo quanto il loro smaltimento e la trasformazione in altri oggetti; infine, Caritas Ambrosiana, occupata sul fronte della raccolta, smaltimento o riutilizzo di abiti usati. In un’ottica di economia circolare e sviluppo sostenibile, come evidenziato da Filippo Servalli, direttore dell’area marketing e comunicazione di RadiciGroup, si è giunti ad un momento nella storia dell’umanità in cui è necessario ricreare (e RI-CREAZIONI è stato il titolo scelto per la giornata, ndr) la relazione fra uomo e universo, con la consapevolezza che questi debbano trovarsi in reciprocità: non è più sostenibile, infatti, che l’80% del petrolio venga utilizzato per produrre energia, che l’Europa importi materie prime per una quantità sei volte maggiore di quelle che esporti o che, giocando in casa, l’80% della ricchezza bergamasca sia nelle mani degli ultrasessantenni. Perché si raggiunga quello sviluppo sostenibile proposto e misurato dalle Nazioni Unite attraverso i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, i Sustainable Development Goals (SDGs), bisogna che si crei una situazione di equilibrio tale per cui tutti, nella relazione produzione-consumo, si ritengano soddisfatti.

E, un esempio concreto di come, secondo una logica di economia circolare e sviluppo sostenibile, gli scarti non solo abbiamo acquisiti un ruolo centrale all’interno del grande meccanismo della produzione e del consumo, ma addirittura si siano trasformati in risorsa è quello dei cassonetti gialli di Caritas. «Questi, per fare chiarezza su un tema troppo spesso origine di fraintendimenti – commenta Carmine Guanci, responsabile di Vesti Solidale, cooperativa sociale ONLUS, parte del consorzio Farsi Prossimo, ente preposto allo svuotamento, smistamento e smaltimento degli indumenti raccolti nei cassonetti gialli – in quanto cassonetti raccolgono quello che per legge è un rifiuto e che, dunque, non può avere nessun altro destino se non quello di essere smaltiti. Gli indumenti che vengono riposti nei cassonetti gialli non vengono dati ai poveri, ma smistati, igienizzati e rivenduti come rifiuti, da riciclare quando possibile. I vestiti ad essere donati ai poveri sono quelli che vengono consegnati direttamente ai Centri di Primo Ascolto». La precisazione fatta da Guanci è stata doverosa, considerati i ripetuti attacchi cui Caritas Ambrosiana viene sottoposta perché vende come rifiuti gli abiti lasciati nei cassonetti: come spiega il responsabile di Vesti Solidale, però, è paradossalmente un bene che gli abiti gettati nei cassonetti non finiscano ai poveri, perché vuol dire che in Italia non esiste un numero di poveri così elevato da avere bisogno delle 11.000 tonnellate di abiti usati, quali il totale di quelli raccolti lo scorso anno. I cassonetti gialli saranno protagonisti di una campagna presto lanciata da Caritas Bergamasca “Adotta un cassonetto”, affinché in ogni parrocchia venga individuata la figura di un responsabile che si occupi di informare la comunità e verificare il corretto uso che di questi viene fatto, mentre, in contemporanea verrà promosso il progetto “Armadio condiviso”, attraverso cui verrà sponsorizzato il punto di raccolti di abiti usati in buono stato che verranno messi a disposizione dei poveri delle comunità.

«Comprendere il corretto uso non solo è importante soltanto per evitare fraintendimenti, ma perché questi oggetti sono davvero il simbolo di un’economia circolare che mette al centro gli scarti, trasformandoli in risorsa – conclude Bezzi – Il processo che sta dietro i cassonetti, infatti, offre opportunità di lavoro a persone vulnerabili, che è grazie a questo lavoro che smettono di essere scarti, e allo stesso tempo diventa risorsa perché il ricavato della vendita dei vestiti-scarti viene impiegato dalla Caritas per finanziare le Opere Segno rivolte ai più poveri, costruendo un circolo virtuoso che invita tanto i singoli quanto le comunità parrocchiali ad abitudini di consumo rispettose degli ultimi e dell’ambiente».

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