Famiglie povere raddoppiate in dieci anni. A Bergamo c’è il progetto Pon-Te

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In occasione della Giornata internazionale di Lotta alla Povertà del 17 ottobre, il progetto PON-Te  – la coalizione di nove realtà bergamasche, con l’obiettivo di costruire reti tra i soggetti che si occupano di grave indigenza e creare un sistema ancor più efficiente – promuove una settimana di eventi e iniziative per riflettere sul tema dell’emarginazione. Sette giorni ricchi di incontri informativi e formativi: visite guidate, proiezioni cinematografiche, conferenze e tanto altro.
In tale contesto si colloca anche il convegno del 15 ottobre nel quale, presso l’Abbazia benedettina di San Paolo D’Argon, Nunzia De Capite, sociologa di Caritas Italiana, Marcella Messina, assessore alle politiche sociali del Comune di Bergamo, e don Roberto Trussardi direttore della Caritas Bergamasca hanno discusso, moderati da Livia Brembilla, del 18° Rapporto Caritas italiana su povertà e politiche di contrasto.
Il primo intervento è stato quello di Nunzia De Capite, dell’Ufficio politiche sociali e promozione umana di Caritas italiana, che ha trattato dell’esplosione e cronicizzazione della povertà, presentando e anticipando alcuni dati del Rapporto che verrà illustrato in questi giorni a Milano.
«Prendendo in considerazione il decennio 2007-2017 – spiega la sociologa – appare chiaro come il trend della povertà in Italia sia in costante aumento: le famiglie indigenti sono passate da 823 mila a 1 milione e 822 mila, per un totale di 5 milioni e 40 mila persone. Il fenomeno della povertà è cresciuto al Nord, colpendo anche occupati, diplomati, laureati e ovviamente peggiorando le condizioni di coloro che già prima erano in difficoltà». Contro la normalizzazione, l’aumento e la cronicizzazione del problema, negli ultimi tre anni sono state attuate, a livello nazionale, diverse politiche di contrasto: la più recente è il Reddito di cittadinanza. «Una misura certamente positiva – illustra De Capite – ma che necessita di alcune correzioni. Basti tener presente che il Reddito di cittadinanza esclude dai beneficiari alcune fasce effettivamente bisognose, come stranieri e senza dimora».
Sulla scia di quanto emerso nel precedente intervento, Marcella Messina, assessore ai Servizi sociali del Comune di Bergamo, ha illustrato la situazione cittadina: il reddito medio è di 21 mila euro, più alto rispetto alla stima provinciale (15.745 euro) e regionale (17.332), con una  significativa presenza di anziani over 65 e famiglie con unico componente (45%).
«Ai servizi sociali – continua Messina, facendo costante riferimento a numeri e dati – sono arrivate 6.300 richieste, ma con un sommerso ancora rilevante. Le misure di contrasto alla povertà si sono concretizzati con il Rei (Reddito di inclusione) e il Reddito di cittadinanza. Gli esiti dei due provvedimenti sono diversi: nel primo caso nell’Ambito di Bergamo – con una popolazione di 153.000 abitanti in 6 comuni – i beneficiari sono stati 1.670, 800 dei quali stranieri, a fronte di 5.964 richieste; per il Reddito di cittadinanza, invece, i primi dati parlano di circa 1.100 nuclei interessati da tale misura».
Da ultimo, don Roberto Trussardi, direttore della Caritas Diocesana, ha portato l’attenzione sul fatto che «le storie di povertà sembrano diminuire quantitativamente, ma quelle incontrate sono  pesanti, croniche e multidimensionali». Tra 2017 e 2018, nei 59 Centri di primo ascolto diocesani sono state 5.716 le persone ascoltate: il 54% del totale è rappresentato da uomini, circa 3.069, mentre gli stranieri di ambo i sessi sono 4.081 e ammontato al 71%. Per quanto concerne la cronicizzazione della povertà, solo il 28% delle persone ascoltate nei Centri diocesani lo è per la prima volta nel corso del biennio; le restanti, invece, sono seguite da oltre due anni, fino a punte anche di un decennio. «Il tema degli ultimi – continua don Trussardi -, ovvero di coloro che non hanno alternative alla propria condizione perché anziani, malati, senza famiglia o psichicamente fragili, ci è molto caro. Come Caritas e Chiesa vogliamo accompagnare queste persone ed essere per loro un punto di riferimento, continuando a interpellare l’ente pubblico affinché non se ne dimentichi». Ogni soggetto ha espresso al Centro di primo ascolto una media di 8,5 richieste. Domande che riguardano principalmente la necessità di essere aiutati (50%), di ricevere beni e servizi materiali (40%) o sussidi economici (5%). Gli interventi sono di circa otto a persona, perlopiù in risposta ai primi due ambiti di richiesta. Le tipologie di domanda – in media ogni soggetto presenta due diversi bisogni – concernono il tema del lavoro (26%), della casa (14%), la sfera famigliare (9%) e la salute (5%). Nella maggior parte dei casi alla povertà corrisponde un disagio occupazionale o comunque problemi di disoccupazione (33%). «È bene sottolineare però – conclude don Trussardi – come non ci si rivolga alla Caritas solo per povertà materiale o mancanza di lavoro: il 14% delle persone ha manifestato difficoltà legate a malattie mentali, depressione, separazioni e divorzi. Ma soprattutto, e come prete mi sento in obbligo di rilevarlo, nella nostra società c’è una profonda povertà culturale, educativa e spirituale. Va combattuta anche questa».

 

 

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