Ho paura della morte

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Ho sempre più paura della morte. Sto invecchiando e sto invecchiando male. Ma non so con chi parlare della morte. Anche le feste di inizio novembre non servono. La morte di cui si parla lì, è sempre la morte degli altri. Giulio

Mi dispiace cogliere nel tuo scritto sofferenza e angoscia, caro Giulio. Comprendo la tua paura, il tuo rifiuto; anch’io, come tutti i comuni mortali, in parte lo sperimento.

La morte, la grande nemica

La morte, infatti, è il nemico più grande dell’uomo, il più temibile: essa evidenzia concretamente, in modo drammatico, la fragilità della nostra condizione, nonché la vanità della nostra stessa vita e di tutte le cose.

Persino Branduardi, anni fa’, lo cantava molto bene in “State buoni se potete”: «Vai cercando qua, vai cercando là, ma quando la morte ti coglierà che ti resterà delle tue voglie? Vanità di vanità. Se ora guardi allo specchio il tuo volto sereno non immagini certo quel che un giorno sarà della tua vanità».

La morte, il grande tabù dell’uomo moderno

Per l’uomo contemporaneo la morte è un tabù: non solo si teme di parlane, ma con difficoltà si manifestano i segni del lutto, escogitando molte strategie per nascondere questa drammatica realtà che, al contrario, è parte della vita. “È poco conveniente, – si dice ad esempio – che un bambino possa vedere la salma del proprio nonno, potrebbe esserne traumatizzato; oppure, non è ragionevole tenere il familiare defunto nella propria casa prima delle esequie! L’abitazione è piccola e come si fa?”.

L’incredibile speranza

Eppure al cristiano è donato di guardare alla morte con speranza! La luce della fede illumina i suoi occhi e lo aiuta ad accostarsi a questo evento doloroso, con fiducia, nella certezza che la vita non è tolta, ma trasformata.
La fede in Gesù morto e risorto ne è il fondamento: il Figlio di Dio, infatti, con la sua passione, morte e risurrezione, ha vinto questo terribile nemico togliendogli l’aculeo mortifero: “La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! (1Cor 15, 54-57).

La morte diventa sorella

Nessuno desidera morire. Il credente, tuttavia, può riconciliarsi a tal punto da chiamarla “sorella”. Guardata dalla prospettiva della Pasqua, questa acerrima nemica dell’uomo cessa di impaurirci o, peggio, di terrorizzarci, rivelandosi come una “porta” che apre alla vita piena e abbondante. Santa Teresina di Gesù Bambino diceva: “Non muoio, entro nella vita”.

Caro Giulio, non rimuovere il “problema della morte” dalla tua esistenza, ma al contrario trova il tempo per riflettere e parlarne, confrontandoti anche con un sacerdote o qualche persona di tua fiducia. La solennità dei santi e la commemorazione dei nostri cari defunti ti offrono l’occasione per meditare sul senso ultimo della tua esistenza, così da poter guardare al tuo transito da questo mondo come al momento più importante della tua vita.

Ascolta con attenzione quanto verrà proclamato nelle liturgie di quei giorni: ne trarrai senz’altro consolazione, speranza e gioia! Non temere, allora! La tua vita è grande agli occhi di Dio; Egli ti vuole molto bene, più di quanto tu possa immaginare; non ti lascerà cadere nel nulla, ma ti porterà proprio accanto a sé, per farti gustare qualcosa di veramente grande e bello: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1Cor 2, 9).

Non temere il pensiero della morte, caro Giulio, esso ti aiuterà a vivere meglio il presente.

Chi, infatti, ha una buona ragione per morire, avrà anche un buon motivo per vivere.

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