Apri gli occhi al cielo: la luce delle stelle mostra un’immagine antica dell’Universo

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Anche nelle notti d’inverno, quando il cielo è terso, è bello scoprire la magia dell’universo. E’ insieme un invito e una guida “Apri gli occhi al cielo” (Mondadori) opera collettiva di sei astrofisiche: Edvige Pezzulli, Simona Gallerani, Raffaella Schneider, Tullia Sbarrato, Rosa Valiante e Maria C. Orofino. Un libro al femminile, che lancia un segnale alle bambine e alle ragazze di oggi, spesso ancora “intimidite” da studi e carriere scientifiche: queste materie sono – e devono essere, sempre di più – accessibili a tutti, basta avere coraggio e sogni in abbondanza.

Il libro invita prima di tutto a un gesto di esplorazione: “Prendi la coperta e usciamo mentre tutti dormono: osserveremo le stelle, disegneremo col dito le costellazioni, impareremo i loro nomi e ammireremo la Via Lattea”. C’è un aspetto poetico nel racconto: “E’ vero – sottolinea Rosa Valiante – ma c’è anche una grande cura a trasmettere in modo corretto informazioni e concetti. Il nostro lavoro è analizzare le forme più lontane che si possono vedere, quindi considerata la velocità alla quale viaggia la luce, compiamo quasi un’operazione di archeologia, osservando un universo antico”.

Questo albo illustrato a dodici mani nasce da un lavoro di Edvige Pezzulli per il dottorato, che ha riscosso interesse alla Nasa. “Non è stato facile tradurlo in modo che potesse essere letto anche dai bambini – chiarisce Tullia Sbarrato – ma abbiamo unito le forze: tutte abbiamo esperienza di divulgazione. Comunque inserire nella narrazione concetti specifici è stata per noi una sfida continua, ci siamo confrontate sul linguaggio da usare ma tenendo sempre presente l’esigenza di mantenerci il più possibile aderenti alla realtà”.

“Della vita non bisogna temere nulla. Bisogna solo capire” dice la citazione di Marie Curie in esergo, e sono molti gli argomenti toccati nel libro, proprio per aiutare la conoscenza e la comprensione: l’universo, i pianeti, le galassie, il big bang, la gravità. “Il mio interesse nei confronti dell’universo – ricorda Simona Gallerani – è di vecchia data, da bambina volevo fare l’astronauta, quindi mi sono sforzata di offrire risposte a domande che mi ponevo fin da quando ero piccola. Ho cercato di entrare in empatia con i bambini a cui era rivolto il libro, impegnandomi a trasformare questo mio lavoro in un percorso di crescita e di scoperta anche per tutti”.

Nel libro le autrici cercano di dare conto anche delle scoperte più recenti, facendo sentire il fascino e il valore dello studio e della ricerca: “Abbiamo puntato su ciò che è più vicino a noi – osservano – ma spesso viene tralasciato: come sta andando l’universo, le galassie, gli interrogativi che la comunità scientifica si sta ponendo oggi. Abbiamo cercato di usare un linguaggio inclusivo e pensiamo che sia un punto di forza di questo libro”.

Un po’ di narrativa, un po’ di poesia e di divulgazione: in questo testo si ritrovano generi diversi ma ben armonizzati, e uno stile che davvero si sforza di superare stereotipi e luoghi comuni. “Vogliamo raggiungere in particolare le bambine e le ragazze – concludono le autrici – per mostrare loro che anche le donne possono eccellere in tematiche scientifiche, anche se attualmente nelle scuole con questo tipo di specializzazione sono una minoranza”.

 

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