Fra Marco Carrara, segretario della Custodia di Terra Santa: “Mi sento modellato da Dio con martello e scalpello”

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Fresco di ordinazione sacerdotale – lo scorso 7 dicembre nella chiesa di San Salvatore a Gerusalemme – fra Marco Carrara è un francescano bergamasco che dal 2013 vive ed opera in Israele. Originario di Aviatico, il trentacinquenne è anche, da agosto, il Segretario generale della Custodia di Terra Santa: una carica che ricoprirà per i prossimi tre anni.
Fra Marco, che cosa è la Custodia?
«È una provincia dell’Ordine dei Frati Minori, che raccoglie i frati presenti in tutta la Terra Santa (Israele, Territori Palestinesi, Siria, Libano, Giordania e Cipro) ma provenienti da ogni angolo del globo. Il nostro fondatore, San Francesco d’Assisi, all’inizio del XIII secolo, mosso dall’amore per Cristo Povero e Crocifisso, si recò in Vicino Oriente per “toccare” quei luoghi che fino ad oggi costituiscono una testimonianza insostituibile della rivelazione di Dio e del suo amore per l’uomo. In quel suo pellegrinaggio, nonostante il guerreggiare delle crociate, dialogò a Damietta, in Egitto, con il sultano Melek al-Kamel, il cui governo si estendeva fino alla Terra Santa. Fu un incontro pacifico, che diede inizio alla presenza dei francescani nell’area, segnandone anche lo stile».
Di cosa si occupa la Custodia?
«Da oltre 800 anni è impegnata nel custodire i luoghi di culto cristiani, promuovendo anche numerose attività che coinvolgono la popolazione locale. Captare la voce che scaturisce dalle pietre sante e comprenderne il messaggio è stato da sempre il lavoro dei figli di San Francesco in Terra Santa: custodiamo, abitiamo, studiamo e rendiamo accoglienti i luoghi dell’origine della fede cristiana, annunciando le meraviglie dell’amore di nostro Signore, che proprio qui ha voluto farsi uomo in mezzo agli uomini».
Quali sono i compiti del Segretario della Custodia?
«Membro della Curia custodiale, il Segretario è anzitutto al servizio dei vari meccanismi della Custodia, fra i quali, in primo luogo, il Discretorio: l’assemblea di cinque frati, eletti secondo i diversi gruppi linguistici, che insieme prendono le decisioni e governano la provincia francescana di Terra Santa. È il Segretario a preparare l’ordine del giorno delle riunioni dei Discreti, redigendone in seguito i verbali e vegliando sull’attuazione delle decisioni prese. Inoltre, ha il compito di assicurare l’insieme della corrispondenza della Custodia con la Chiesa universale, con la Chiesa locale di tutte le confessioni e riti, con l’Ordine francescano e i Commissari di Terra Santa, e, infine, con tutti i frati, secondo le necessità di servizio. In aggiunta, il Segretario s’interessa anche della maggior parte degli affari amministrativi della Custodia».
Facciamo un passo indietro, come hai scoperto la tua vocazione francescana?
«Ero contento della mia vita in Italia: facevo il falegname e avevo tanti amici. Per interesse e cultura personale ho iniziato a studiare Scienze religiose. Durante il percorso qualcosa dentro di me è cambiato: dopo gli studi sono diventato maestro di religione, a Costa Serina e Sforzatica Santa Maria (Dalmine), ma non avrei mai pensato a una vocazione. Con il passare del tempo, però, mi sono messo in ricerca: inizialmente ho frequentato i corsi vocazionali con i diocesani, ma il loro stile di vita non faceva per me. Nel 2010 la svolta, quando assieme ad un amico ho vissuto quattro giorni in un convento di Assisi che faceva capo alla Custodia di Terra Santa. E proprio sentendo parlare di quella realtà internazionale, e degli incontri quotidiani tra culture, chiese e religioni che si vivono a Gerusalemme, ho trovato la mia strada».
Nel 2013, quindi, la partenza per la Terra Santa…
«Dopo un periodo passato prima a Montefalco e poi a La Verna, il 6 settembre 2012 ho emesso la mia prima professione di fede. Nel 2013 la partenza per la Terra Santa, destinazione Gerusalemme, dove ho proseguito il percorso di studi in Teologia: il 6 ottobre 2018 ho pronunciato la professione solenne, mentre a maggio 2019 ho ricevuto l’ordinazione diaconale. Qualche giorno fa, il 7 dicembre, l’ultima gioia: sono diventato sacerdote, ordinato da monsignor Leopoldo Girelli, nunzio e delegato apostolico, nella chiesa di San Salvatore a Gerusalemme. Poi ho presieduto anche alla mia prima messa, nella cappella dei Franchi, proprio accanto al Calvario, nel complesso della Basilica del Santo Sepolcro. Un’emozione indescrivibile: una vera grazia, un dono inaspettato».
Che cosa hai scoperto nella vita religiosa?
«Per me è anzitutto una crescita personale. Qui mi sento modellato da Dio con martello e scalpello: prima di iniziare la vita comunitaria ero molto più chiuso e intollerante. Ora mi sto accorgendo del mio cambio di mentalità e di carattere: c’è ancora molto da fare per migliorare, ma questa vita fa bene alla mia crescita in quanto uomo».
Parallelamente all’attività di Segretario, la triennale in Psicologia all’Università e i corsi di lingua ebraica…
«Sono due percorsi che ho approfondito proprio qui in Terra Santa. Quando sono arrivato, nel 2013, dovevo solo completare gli studi di Teologia, e ho perciò avuto modo e tempo di dedicarmi ad altro: mi sono cimentato in una triennale in Psicologia, all’Università ebraica di Gerusalemme, che sto per terminare. Contemporaneamente, mi sono dedicato allo studio della lingua ebraica: ho frequentato diverse scuole, e questi corsi sono stati l’occasione per conoscere nuove persone e intessere legami duraturi. Considero entrambe le esperienze in maniera estremamente positiva, come esempi personali di quegli incontri quotidiani possibili a Gerusalemme: momenti di amicizia significativi e forti, che vanno oltre le diversità culturali, religiose e di visione della vita».
In una realtà dinamica e variegata, come quella della Terra Santa, cosa ti rimane di Bergamo?
«Da quando vivo qui, sono ancora più grato per l’educazione alla fede e alla vita che ho ricevuto dalla mia famiglia, e più in generale dalla bergamasca, dalla sua provincia e dalle sue valli: un’impostazione solida, dove il sacrificio, la fatica, il lavoro e l’umiltà occupano ancora un ruolo di primo piano. E qua a Gerusalemme, avendo la possibilità di vedere altri modi di vivere, apprezzo ancora di più quello che mi è stato impartito e insegnato, fin da piccolo, a casa e in comunità. Al mio arrivo in Terra Santa, nel 2013, ho trovato molte sfide ad attendermi: le lingue, le diverse definizioni cristiane, i cibi nuovi. Ma per me è proprio questo che dà sale alla vita».
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