Parole d’oro. La luce del Natale nelle miniature esposte al Museo della Cattedrale

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Due mostre molto diverse, che esprimono con immagini antiche e suggestioni contemporanee il senso dell’attesa che caratterizza il tempo di Avvento: così la Fondazione Bernareggi prepara il tempo di Natale. Le due esposizioni sono “Parole d’oro” al Museo della Cattedrale e una nuova installazione di arte contemporanea nell’Oratorio di San Lupo.

“Parole d’oro. La luce del Natale nei tesori miniati” resta aperta al Museo della Cattedrale fino al 26 gennaio. Promossa dalla Fondazione Bernareggi con gli Uffici pastorali della diocesi di Bergamo, è dedicata ai libri miniati da cui sono tratte le immagini che accompagnano l’itinerario diocesano di Avvento e Natale 2019, con i temi attinti alla lettera pastorale del vescovo “Una voce che invia”.

La mostra intende anche valorizzare e dare risalto ad alcune opere del vasto patrimonio artistico della Diocesi di Bergamo. Si tratta di cinque miniature, eseguite tra il XV e il XVI secolo che hanno come soggetto i temi evangelici delle liturgie domenicali. Le sei opere rappresentate nei sussidi dedicati alle diverse età distribuiti nelle parrocchie e negli oratori della diocesi, accompagnano bambini, ragazzi e famiglie lungo gli itinerari di preghiera e di riflessione che essi compiono in parrocchia e in oratorio durante il tempo di Avvento.

La mostra Parole d’Oro | La luce del Natale nei tesori miniati è un approfondimento culturale all’itinerario spirituale, permettendo la visione diretta di opere, di straordinaria qualità artistica, solitamente non esposte ma conservate in archivi e biblioteche, presentando le miniature e i libri liturgici all’interno del contesto storico, artistico, spirituale e simbolico che li ha generati. Piccole e preziose, le miniature hanno un fascino unico, che nasce da una grande vivacità narrativa racchiusa in pochi centimetri. Gemme che risplendono su grandi fogli di pergamena in voluminosi codici manoscritti, realizzati a partire dalla seconda metà del Quattrocento e destinati alle celebrazioni liturgiche.

Si possono ammirare due antifonari (Corale 2 – già Cap. B e Corale 5 – già Cap. F) provenienti dalla Cattedrale di Bergamo e miniati tra il 1486-1498 dal maestro Jacopo da Balsemo, personalità che dominò il campo artistico bergamasco a cavallo tra l’età tardo gotica e quello rinascimentale. Le miniature di questi due corali mostrano l’alto livello artistico raggiunto dal Balsemo e dalla sua bottega. Nell’esposizione c’è anche il celebre Innario di Santa Grata, proveniente dal monastero benedettino di S. Grata in Columnellis, venduto ad un antiquario veneziano nel 1920, in seguito ad una crisi finanziaria del monastero. Le vicende di questo prezioso codice sono legate a quelle del futuro Giovanni XXIII. Nel 1945 Angelo Giuseppe Roncalli, allora Nunzio Apostolico a Parigi, ritrovò il codice presso la libreria parigina De Nobèle, lo riacquistò con l’aiuto di due ex-allievi del Collegio Sant’Alessandro residenti nella capitale francese e ne fece dono all’allora vescovo Adriano Bernareggi. Nel 1959 il codice venne restaurato presso la Biblioteca apostolica vaticana, su indicazione di monsignor Luigi Chiodi, allora direttore della Biblioteca Civica di Bergamo. Da allora è custodito presso l’Archivio Storico Diocesano. Completano la serie un corale proveniente dalla Biblioteca del Clero di Sant’Alessandro in Colonna (Corale 13 – già 276) e un antifonario proveniente dalla Basilica di Gandino, decorato da un anonimo miniatore di cultura veneto-lombarda nel XV secolo. Il prezioso manoscritto è composto da 267 fogli di pergamena, impreziositi da sedici iniziali miniate con figure e scene sacre che si riferiscono alla liturgia del giorno, di cui il volume raccoglie i testi.

Una sezione della mostra Parole d’Oro è dedicata anche alle opere a stampa, che testimoniano la stagione successiva a quella del libro manoscritto e dell’immagine miniata: ci sono, in particolare, quattro xilografie di Albrecht Durer, provenienti dalla raccolta di incisioni di monsignor Arrigo Arrigoni e ora nella collezione permanente del Museo Bernareggi. Si tratta di alcune tra le più celebri stampe a tema sacro dell’artista tedesco: l’Annunciazione, la Visitazione, l’Adorazione dei Pastori e la Sacra Famiglia con cinque angeli, le cui invenzioni risalgono al primo decennio del Cinquecento (1503-1504). Nella sezione ci saranno anche due Bibbie del XVI e XVII secolo, provenienti dalla Biblioteca del Seminario Vescovile Giovanni XXIII – Biblioteca Diocesana, tra cui una Bibbia illustrata stampata a Venezia nel 1576 da Bevilacqua che accoglie il testo della cosiddetta “Bibbia di Lovanio”.

I Dipartimenti Educativi della Fondazione Bernareggi hanno predisposto una serie di proposte rivolte alle parrocchie e agli oratori che nel tempo di Avvento e di Natale visiteranno la mostra al Museo della Cattedrale. Due laboratori e una visita guidata (che comprende anche il Battistero e la Cattedrale) offrono l’occasione per una meditazione artistica intorno al mistero del Natale, nei quali i cristiani riconoscono in un bambino la Parola che si è fatta carne e che illumina il mondo intero. L’intera offerta educativa è consultabile sul sito www.fondazionebernareggi.it.

Toccare in cielo con un mito

Molto diversa la proposta di arte contemporanea “Toccare il cielo con un mito. Maurizio Mazzoleni in San Lupo”, aperta fino al 19 gennaio 2020, curata da don Giuliano Zanchi e Andrea Zucchinali. Nel suggestivo spazio dell’Oratorio di San Lupo, Maurizio Mazzoleni innalza un prisma ottagono monolitico, verticale, alto poco più di 12 metri, con l’intento di rievocare da una parte l’esperienza universale dell’infanzia dove il grande è immenso e le altezze sembrano non avere fine, dall’altra di esprimere il proprio vissuto personale quando, da bambino, vivendo a Pontida, osservava le colonne della Basilica con perplessità e si arrampicava sui castagni per sperimentare, vinta la paura, un nuovo punto di vista. Le facce della torre/prisma sono state rivestite da 1600 fogli-segno, atti di pittura di pochi secondi trasformati in vocaboli sfuggiti al flusso del tempo. La torre che appoggia su un pavimento interamente ricoperto di terra e di spighe, è un riferimento a Babele, il mito dell’arroganza e della confusione. Allestita dal 23 novembre al 19 gennaio 2020, la mostra diverrà spazio per un evento musicale in data 7 dicembre intitolato “e continua a sentire” e curato da Roger Rota, Adelio Leoni, Roberto Frassini Moneta e Roberto Marchesi.

 

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