Verso l’alt(r)o. La meditazione della settimana: non dimentichiamoci lo scandalo del Natale

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La rubrica “Verso l’alt(ro)” offre ogni settimana, ogni venerdì, alcuni spunti di meditazione, preparati per noi da un gruppo di giovani collaboratori dell’Ufficio diocesano Tempi dello spirito. Buona lettura.

Vero Dio, vero uomo.

E Tu degnasti assumere

questa creata argilla?

Qual merto suo, qual grazia

a tanto onor sortilla

se in suo consiglio ascoso

vince il perdon, pietoso

immensamente Egli è.

  1. Manzoni, Natale

 

 

[E tu ti sei degnato di assumere

L’aspetto di questa argilla, da Te creata?

Quale merito suo la portò a un così grande onore?

Se nel cuore imperscrutabile di Dio

Ha vinto il perdono,

Lui è immensamente buono.]

 

 

 

 

Non dimentichiamoci lo scandalo del Natale. Perché quello che Dio ha fatto è, semplicemente, scandaloso. Mai si era immaginato che colui che è immenso, infinito, eterno, pensasse di diventare uomo. E tutto ciò per amore, non di certo per merito nostro.

Dovrebbe suonarci come una bestemmia! Dio che si abbassa al livello di una sua creatura, anzi, di qualcosa che è stato creato dall’argilla, dal fango.

Dio che decide di farsi presenza fisica, palpabile, corporea, per l’uomo. Spesso ci dimentichiamo di credere con il corpo. Pensiamo che la nostra fede si limiti alle parole, alla speculazione. Confondiamo la fede con la filosofia e ci riempiamo di chiacchiere vuote.

Ma questa è una fede dimezzata! Il Natale deve dirci che Dio è corpo, è presenza: non è lontano, è vicino, in mezzo a noi!

Guareschi, in Giallo e Rosa, racconta di quando l’ateo e comunista Peppone, distrutto da alcuni fatti avvenuti nel paese, si rivolge al parroco don Camillo, per avere conforto. Manca poco al Natale e don Camillo, impegnato a ridipingere le statue del presepe, gli propone di dipingere il Bambino. Peppone, riluttante, accetta. Scrive Guareschi: Ormai il Bambinello era finito. Peppone lo guardò e gli parve di sentir sulla palma della mano il tepore di quel piccolo corpo. […] E dimenticò tutti i problemi. […] Uscendo, si ritrovò nella cupa notte padana, ma ormai era tranquillissimo perché sentiva dentro di sé quel tepore.

Noi sappiamo ancora sentire Dio con il corpo? Sappiamo ancora emozionarci quando avvertiamo la sua presenza? Ci facciamo cambiare le giornate dal suo abbraccio, come Peppone, o facciamo della preghiera una mera chiacchierata?

E fra mille anni la gente correrà a seimila chilometri l’ora su macchine a razzo superatomico per far cosa? Per arrivare in fondo all’anno e rimanere a bocca aperta davanti al tepore dello stesso Bambinello di gesso che, questa sera, il compagno Peppone ha ripitturato col pennellino.

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