Donne con un nome, una storia, un corpo. Un dossier per parlare delle suore e delle loro fatiche

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Suore: storie di umiliazioni e sfruttamento

A scriverlo è niente di meno Donne Chiesa Mondo, l’inserto mensile dell’Osservatore Romano: molte suore vengono colpite dal “burnout”, la sindrome da stress da lavoro, e “la disparità di genere” nella Chiesa è una delle ragioni. Già nel marzo dello scorso anno il mensile del giornale vaticano aveva fatto conoscere, attraverso un’inchiesta approfondita, la situazione di abuso, e non solo di potere, nei confronti di molte religiose, esercitata da preti e religiosi. Donne abusate, umiliate, vittime di violenze e ricatti sessuali. Lucetta Scaraffia, allora direttrice dell’inserto, ha detto che dopo l’inchiesta arrivarono in redazione moltissimi biglietti di suore. “Senza dire chi erano, ci scrivevano: grazie. Una cosa commovente”.

Nell’ultimo numero invece il mensile vaticano tratta il tema del burnout. Donne (con un nome, una storia, dei sogni, un corpo) stressate da una situazione lavorativa squalificante, dalla fatica accumulata in lavori a contatto con la disperazione agli abusi sessuali. Donne senza voce, vittime di quel clericalismo contro il quale si è scagliato più volte Papa Francesco. Lo ha ricordato senza mezzi termini una suora australiana, suor Maryanne, psicologa e ricercatrice a Oxford.

C’è il troppo lavoro: “Ciascuna – ha spiegato – dovrebbe avere un codice di condotta, una lettera di accordo con il vescovo o con il parroco, dovrebbe poter dire al padre o alla sorella: “Sai, ho lavorato 38 ore questa settimana, non posso lavorare domenica e tornare di nuovo lunedì, ho bisogno di un giorno di riposo””.

C’è l’incertezza degli impegni assegnati: “Lavorare nell’ambiguità, senza regole certe, può farmi sentire bullizzata, abusata, molestata”.

C’è il demansionamento: “Ho visto situazioni molto pesanti in alcune parrocchie, potere assoluto del sacerdote sugli impiegati religiosi, sorelle allontanate o costrette a lavori senza consenso o valutazioni obiettive», afferma una religiosa. Anche le superiori possono soffrire per lo stress: “Esiste il burnout da lunga leadership”, spiega la suora australiana.

E poi ci sono i traumi personali: “E’ difficile comprendere quando una sorella è stata abusata sessualmente; è una realtà quotidiana, ma non ne parliamo per vergogna. Una suora dev’essere sicura che la congregazione potrà aiutarla a sostenere la sua resilienza, con comprensione e condivisione». Oltre al burnout, un altro disturbo al centro dell’attenzione dell’Uisg (Unione Internazionale Superiori Generali) è il disturbo post traumatico: “Penso ad esempio alle sorelle che in Ruanda hanno visto quantità di cadaveri”, ha raccontato  suor Maryanne, “o a me stessa, che molti anni fa, mentre lavoravo in un centro di detenzione (a Hong Kong, per vietnamiti richiedenti asilo, ndr) sono stata rapita: a volte, ancora mi blocco a causa di un flashback mentre salgo o scendo le scale”. E “se lavori anni in centri per rifugiati e vittime di tratta, ti rimane dentro, scava come una goccia d’acqua”.

Intanto le religiose diminuiscono. A Bergamo la metà ha più di 81 anni

Il dossier ha il merito di mettere al centro della riflessione pastorale il valore di una presenza – quella delle religiose – che per diverse ragioni è sempre stata considerata, in ambito ecclesiale, poco significativa e relegata in ambiti periferici. Peraltro dovrebbe preoccupare il fatto che anche dalle nostre parti stiamo assistendo non ad una drastica diminuzione della vita religiosa ma ad un vero e proprio spegnimento. Su uno degli ultimi numeri de “La vita Diocesana” viene riportato il numero delle religiose presenti nella nostra Diocesi. Le cifre si riferiscono al settembre del 2014 e dunque sono certamente in difetto. A quella data a Bergamo c’erano 1872 religiose: la metà di loro ha più di 81 anni. Quelle sotto i 50 anni sono meno di sessanta.  Numeri che dicono non un declino ma, a meno di clamorose e impreviste  inversioni di marcia, dicono un vero e proprio crollo, che porterà a breve alla fine di una presenza – quella delle “suore” – che è stata fino a pochi anni fa multiforme e capillare: nei paesi, nelle scuole, negli ospedali.

Questa scomparsa pare interessare poco e a pochi. Così come della fatica di tante suore che hanno speso la vita a servizio del Vangelo e delle persone loro affidate. Fa specie (la dice lunga sullo spirito di questa stagione ecclesiale, ma fino a quando?) che a ricordarla sia proprio il giornale della Santa Sede.

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