Coronavirus: le nostre debolezze, da vivere e da affidare

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Grandi paure con il coronavirus. Si ha l’impressione che la paura è più grande perché siamo più soli e senza compagnia si teme di più. Tu cosa ne pensi? Elena

La diffusione del coronavirus ha scatenato panico in tante persone, cara Elena; si respira ovunque un senso quasi surreale, che non avevamo mai sperimentato da numerosi decenni. Il senso di impotenza prende, perciò, il sopravvento, si ha paura e la psicosi che si diffonde è più pericolosa della medesima malattia.

Il pianeta è diventato piccolo

La situazione che stiamo attraversando ci ha colto impreparati, pensavamo il coronavirus riguardasse popolazioni lontane “anni luce dalla nostra società” e invece stiamo sperimentando concretamente che il nostro pianeta è un unico villaggio globale: ciò che si è verificato in Cina ci ha raggiunto nel giro di poche settimane.

Se da un lato comprendiamo la necessità di non lasciarci prendere da allarmismi inutili, dall’altro ci rendiamo conto che questa forma virale non va sottovalutata e sono necessarie le dovute precauzioni. Difficile è, però, trovare un giusto equilibrio.

Ci scopriamo deboli

La dolorosa esperienza che stiamo vivendo ha messo in luce il limite della natura umana e la nostra creaturalità: ci credevamo forti, capaci di superare ogni evenienza, e invece stiamo toccando con mano che non è così e che la scienza è limitata: nonostante abbia fatto passi da giganti, ha ancora molto da scoprire.

Forse questa epidemia, difficile da attraversare, può essere un tempo di grazia che ci aiuta a prendere contatto con la nostra fragilità e ad aprirci a Dio, invocando il suo aiuto e affidando a lui la nostra vita. La nostra esistenza, infatti, è come un filo d’erba: “Come l’erba sono i giorni dell’uomo, come il fiore del campo, così egli fiorisce. Lo investe il vento e più non esiste e il suo posto non lo riconosce” canta il salmo 102; e il salmo 144 gli fa eco: “L’uomo è come un soffio, i suoi giorni come ombra che passa”. Fatichiamo ad accettare questa dimensione della nostra esistenza!

Ci scopriamo figli e fratelli

Mentre gli scienziati stanno lavorando alacremente alla ricerca del vaccino che arresti l’epidemia, commuove constatare la presenza paterna dei nostri sacerdoti, dei nostri vescovi che cercano di rinfrancare le loro comunità smarrite, aiutandole a vivere tutto questo nella fede del Signore. Il vescovo di Lodi che invitato alla preghiera, raccomandando “fraternamente la recita del Rosario alla Santa Madre di Dio e nostra, specie nelle famiglie e nelle comunità, condivisa ovviamente da sacerdoti, diaconi, seminaristi, religiosi e religiose”.

Ma particolarmente significativo è il messaggio che il parroco di Castiglione d’Adda, don Gabriele, ha rivolto ai suoi parrocchiani: «Vi invito, cari fratelli e sorelle, ad incrementare la preghiera, che sempre apre le situazioni a Dio. Ci rendiamo conto, in congiunture come la presente, della nostra impotenza, perciò gridiamo a Dio la nostra sorpresa, la nostra sofferenza, il nostro timore. Mi è venuto in mente, ieri, il brano che si legge il Mercoledì delle Ceneri, tratto dal profeta Gioele, laddove si dice: «Tra il vestibolo e l’altare, piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: “Perdona, Signore, al tuo popolo”». Non ho vergogna a dirvi che ieri, dinanzi al tabernacolo e alla statua dell’Assunta, anch’io ho pianto. E vi chiedo di innalzare con me al Signore il grido della nostra preghiera. Pregare significa già sperare. Vi ricordo tutti nell’Eucaristia quotidiana e con me don Manuel, don Gino e don Abele. Quando sentirete suonare le campane della Messa, unitevi al sacerdote che offrirà il Sacrificio del Signore per tutti. Domani mattina, dopo la Messa che celebrerò alle 11.00, uscirò sul sagrato della parrocchiale benedicendo con il Santissimo Sacramento tutta la parrocchia e tutto il paese. Ricordiamo soprattutto quanti sono stati contagiati dal virus e i loro familiari, affinché non si scoraggino, ma anche tutti gli operatori sanitari che si stanno spendendo per far fronte al contagio. Stiamo uniti nella preghiera. Il vostro parroco, don Gabriele».

Facciamo nostro l’invito di questo pastore all’inizio della Quaresima e sperimenteremo la vicinanza e la provvidenza del Padre che non ci abbandona mai.

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