Misericordia

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È quanto mai opportuna e meritoria, da parte dei Dehoniani di Bologna, la ripubblicazione di questo libro del 1990 del notissimo (e assai maltrattato) teologo moralista Bernard Haring (1912-1998). Il libro era oramai introvabile e la nuova edizione (in libreria da lunedì 10 giugno) cade quando papa Francesco si affanna a parlare della misericordia di Dio. Lo ha fatto all’inizio del pontificato, citando il libro del teologo e cardinale Walter Kasper, poi anche all’Angelus di domenica 9 giugno.

Haring parte dalla misericordia per entrare nel vivo di una ferita pastorale di importanza cruciale: l’esclusione dei divorziati e dei risposati dalla comunione ecclesiale. Ed evidenziava una soluzione già 24 anni fa (l’edizione tedesca è del 1989).

La soluzione è nell’andare a guardare la ricca tradizione della Chiesa, quando era una e adesso in cui è divisa. Cioè è necessario prendere in considerazione la teologia e la prassi dell’Oriente cristiano. Nelle chiese Orientali – scrive Haring – si guarda soprattutto alla «morte morale» di un matrimonio, quando cioé «una convivenza produce effetti contrari alla salvezza ed all’integrità di uno dei due coniugi». Ciò implica una «concezione non rituale», che metta al primo posto le persone e non la salvaguardia dell’integrità dell’istituzione. È l’impostazione teologica coerente con la visione di un Dio misericordioso, in teoria e nella pratica pastorale. Difatti come si concilia la misericordia di Dio riaffermata in teologia in tutti i modi, con l’esclusione dei «peccatori» dalla vita della comunità? Se la misericordia di Dio si applica ai crimini più efferati di tutti i tipi, perché non si applica ai divorziati? Entrando nelle aporie teologiche, Haring recupera il senso profondo di un discorso sulla misericordia applicato alle dinamiche profonde e complesse dei rapporti interpersonali. E si riferisce ad una lunga e prestigiosa tradizione morale non legalista. Ad esempio cita S. Alfonso de Liguori per ribadire che è ingiusto addossare alle persone dei pesi legali quando non risulti con sufficiente chiarezza che sono voluti da Dio. Princìpi che vengono applicati nei diversi campi della teologia morale «non però sul piano della morale matrimoniale per quanto attiene alla possibilità dello scioglimento di un matrimonio di dubbia validità dopo il suo fallimento».

Haring non rende facile la riparazione. La sua proposta morale parte dalla prassi delle Chiese ortodosse e si avvale dell’ausilio delle scienze umane. In questo senso scrive pagine di straordinaria attualità, anticipatrici e per questo incomprese nel 1989 nei circoli ecclesiastici ipercritici verso qualsiasi ricorso ad un approccio multidisciplinare.

Si dovrebbe consentire un secondo matrimonio, una seconda possibilità, nota Haring, a patto di dare la possibilità di un’adeguata terapia per quel coniuge che si fosse comportato in modo tale da pregiudicare la prima unione. E questo per il suo bene e per quello del futuro partner. Qui Haring ha in mente una Chiesa la che punti alla qualità delle relazioni e non alle statistiche di quanti si sposano davanti al prete.

La prassi della Chiesa antica, conclude Haring, in Oriente ed in Occidente, ha contrastato separazioni e divorzi sottoponendo i «colpevoli» a una prassi penitenziale rigorosa. « Ma ben presto si è cominciato a discutere penosamente sulla misura della penitenza da infliggere e sulla lunghezza del periodo penitenziale. Si distinse chiaramente tra peccati gravi da un lato e peccati gravemente scandalosi dall’altro. Ciò mi sembra importante anche oggi, tenendo presente la zona intermedia tra una separazione più o meno innocente e un divorzio seguito da un nuovo matrimonio destinato a provocare uno scandalo grave. In ogni caso, peraltro, la missione risanatrice della Chiesa viene prima del suo compito giuridico».

E tutto a partire dalla misericordia di Dio. Sarà interessante vedere se queste idee, così teologicamente ed umanamente fondate, troveranno una strada pastorale concreta.

Haring B., Pastorale dei divorziati. Nuova edizione, EDB, Bologna 2013; pp. 103.

Leone Minuscoli

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