Giovani per il mondo: un’estate con la Caritas

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«Non siamo noi a fare un servizio alle comunità nelle quali andiamo: al contrario, sono loro a permettere ai ragazzi un’esperienza formativa molto importante».  Il progetto Giovani per il mondo, spiega Giacomo Angeloni di Caritas Bergamo, si fonda su questo principio. Piccoli gruppi (6 persone al massimo, con età affini e comprese tra 18 e 35 anni) decidono, da 13 anni, di dedicare tre settimane estive al servizio in alcune zone reduci da emergenze umanitarie. Per quest’anno le destinazioni sono India, Indonesia, Albania, Kosovo e Brasile (dove opereranno due gruppi).

Uno di questi, in particolare, alloggerà all’istituto delle Suore Orsoline di Somasca a Teresina, nel nord-est del paese sudamericano. Una scelta dell’ultimo minuto, arrivata dopo che per problemi logistici è saltata la destinazione prevista, Haiti. Per i tre componenti del gruppo, quindi, tutto sarà sorprendente e inaspettato, anche se Pietro, 30 anni, il capogruppo – che ha il compito di coordinare le attività e aiutare gli altri a vivere l’esperienza nel modo migliore – in Brasile c’è già stato. «L’anno scorso» racconta «sono andato a Primavera, ospite delle Suore di Gandino. È stato talmente bello che faccio fatica a isolare un solo aneddoto da raccontare: ricordo con piacere tutto». Eppure fino a due anni fa non era mai andato in Caritas: poi, spinto dagli amici, ha partecipato ai primi incontri di formazione («e all’inizio non ero convinto» ammette) e ha capito che quella era un’esperienza da provare.

Per Chiara, 26 anni, la sua compagna di viaggio, Caritas è invece una presenza costante da tempo: ci lavora da due anni e mezzo e, prima, aveva svolto qui anche il tirocinio e il servizio civile. «Volevo partire da un po’, ma ho rimandato per finire gli studi» dice «e ora mi piacerebbe toccare con mano i contesti di povertà, che non vivo personalmente ma vedo anche nel mio lavoro, vicino a me». Probabilmente daranno il loro contributo all’animazione per i bambini e sono già impegnati negli incontri di formazione, che al ritorno saranno momento di riflessione e rielaborazione dell’esperienza vissuta. Per tutti vale il proposito di Chiara: «Non abbiamo intenzione di invadere la vita degli abitanti, in tre settimane non si può fare la rivoluzione, ma l’obiettivo è soprattutto stare con loro e, magari, mettere in discussione le nostre scelte di vita».

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