Ernesto Olivero a Longuelo: giovani al lavoro per costruire la pace

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Sono trenta, hanno tra i 15 e i 28 anni e ormai da giorni stanno chiamando a raccolta i ragazzi e i giovani della provincia per un incontro speciale, un «Appuntamento con la coscienza». La data da annotare è mercoledì 17 settembre, alle 20,45 al Cinema Conca Verde, in via Mattioli 65 – Longuelo (per motivi organizzativi è gradita la prenotazione a grupposermigbonate@gmail.com o al 334.6568.303, a seguito della quale verranno inviati i biglietti per l’evento – tutte le info su facebook.com/sermigbonate oppure www.sermig.org).

L’incontro, organizzato in collaborazione con l’Ufficio Pastorale Sociale e Lavoro e con l’Ufficio Età Evolutiva della diocesi, si costruirà attorno alla preziosa testimonianza di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig, il Servizio Missionario Giovani, che racconterà l’avventura di quel piccolo gruppo di giovani che, con coraggio,  hanno trasformato un arsenale di guerra in un Arsenale di Pace e presenterà un altro importante evento, il IV appuntamento mondiale dei Giovani della Pace – Appuntamento con la coscienza che si terrà a Napoli il prossimo 4 ottobre.

In un periodo storico difficile come quello che stiamo vivendo, dove odio e indifferenza sembrano conquistarsi uno spazio sempre maggiore, c’è ancora chi si mette in campo per fare qualcosa di concreto per promuovere il bene e la pace. Un segno di giovane speranza.

GIOVANI CORAGGIOSI

Lontane, nel tempo e nella storia le radici del Sermig. Nasceva 50 anni fa, nel 1964, dalla volontà forte di pochi giovani decisi ad impegnarsi per combattere la fame nel mondo. I giovani, da subito, la priorità e l’unica arma per costruire un mondo migliore, più umano. Sono loro infatti che hanno più bisogno e maggior diritto di farsi ascoltare dai potenti della terra, in qualsiasi campo, dalla politica alla cultura, dall’economia alla spiritualità consapevoli che la violenza non risolve ma aggrava solamente il problema.

Vent’anni dopo il Sermig entra per la prima volta nel vecchio arsenale militare di Torino: da qui prende un nuovo slancio la missione, trasformare un luogo di guerra in un luogo di pace continuando nel contempo le opere di carità e le missioni di pace. Tutto questo grazie al coinvolgimento delle persone più comuni in uno stile di vita completamente nuovo, quello della restituzione del proprio meglio (in qualsiasi termini) per il bene comune e peri più poveri.

Una carità potente e dirompente, un circolo di bontà, dialogo e pace che ha generato altre due porte aperte sul mondo, l’Arsenale della Speranza a San Paolo in Brasile e l’Arsenale dell’Incontro a Madaba in Giordania. Arsenali che diventano la seconda casa di tutti quei giovani, e sono molti, che vogliono fare esperienze di servizio, formazione e spiritualità.

Una carità sempre aperta a nuove sfide, con la volontà di cambiare, a partire dal più piccolo e dal più insignificante, quelle strutture, distorte e sbagliate, che sono all’origine delle ingiustizie e della violenza. Per questo sono nate cooperative di produzione e lavoro in Italia e all’estero, filiere commerciali virtuose, un condominio solidale e molto altro. Una carità che crede fermamente nel potere dell’educazione per costruire integrazione, dando vita all’Arsenale della Piazza, un oratorio a cielo aperto, e al Nido del dialogo, un asilo nido che si occupa anche delle famiglie. Una carità che ha trovato anche tante personalità che hanno creduto e sostenuto i progetti come Dom Helder Camara, frère Roger Schutz, Giorgio La Pira e Madre Teresa di Calcutta.

DA DOVE INCOMINCIA

Era l’inizio degli anni ’90 quando il Sermig e il suo fondatore hanno iniziato ad incontrare migliaia di giovani, uomini e donne, credenti e non, notando sempre di più in essi un senso di paura verso il futuro. Insoddisfatti della società e del mondo in cui si trovano a vivere, i giovani trovano nel Sermig un incoraggiamento a diventare protagonisti della loro vita.

Alla fine di quegli anni, le difficoltà e le speranze di quei giovani vengono raccolte in una carta di impegni, la “carta dei giovani”, scritta da 400 gruppi di ragazzi di tutta Italia e presentata in Vaticano a Giovanni Paolo II nel 2000, come una vera e propria assunzione di impegno. Un senso di responsabilità che ha fatto nascere un movimento informale di migliaia di giovani, i Giovani della Pace, impegnati nella scuola, nel lavoro, nei luoghi più comuni, lì dove sono, dove abitano e vivono, per costruire un mondo di pace e di giustizia.

Periodicamente l’incontro, proprio negli Appuntamenti Mondiali che hanno visto presenti centinaia di migliaia di giovani: a Torino il 5 ottobre del 2002, ad Asti il 3 ottobre 2004, a L’Aquila il 27 agosto 2010, sempre a Torino il 16 ottobre 2010.

Il tema del prossimo appuntamento sarà proprio la coscienza, dei giovani ma anche degli adulti, una coscienza che chiama in causa responsabilità e motivazioni. Come dice Olivero, «La coscienza non fa chiacchiere. Fa e fa essere. Solo la coscienza ti aiuta a dire i sì e i no di cui la tua vita e il mondo hanno bisogno. Perché il mondo può cambiare: un miracolo che può esplodere solo quando la coscienza si risveglia in me, in noi, in tutti».

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