La vita in ospedale: per i bambini è ancora più difficile

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Grazia è una volontaria ABIO (Associazione per il Bambino in Ospedale) da circa 16 anni. “Lo sono diventata – spiega – per ricambiare quanto mi era stato dato, in termini di sostegno pratico ed emotivo, quando mi ero trovata a dover accudire mia mamma, affetta dal morbo di Alzheimer, dai volontari che mi erano stati vicino. Allora ero un’insegnante, ma mi ero ripromessa che una volta in pensione avrei trovato un modo per ricambiare quei gesti. Un giorno sull’autobus ho visto il volantino di un corso, ho chiamato ABIO e…sono ancora qui.”
Qui è l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e per la precisione i reparti di chirurgia pediatrica, cardiochirurgia, maxillofacciale e nei vari ambulatori. I volontari ABIO sono in questi reparti dalle nove della mattina alle sei di sera di ogni giorno della settimana, per non lasciare mai soli i bambini, per farli giocare o per aiutarli secondo le necessità, per stare vicino alle mamme o per aiutarle a svolgere alcune mansioni burocratiche che da sole sarebbero disorientate nell’ambiente ospedaliero. “È inevitabile che si crei – spiega – un rapporto con i pazienti, in particolare con quelli che stanno per molto tempo in degenza, magari in attesa di qualche trapianto. Ogni volontario ha un turno settimanale, ma tutti restano in contatto con gli altri, per sapere come vanno le cose, per condividere la gioia di un’operazione ben riuscita o il dolore per qualcuno che, purtroppo, non ce la fa.” Essere un volontario ABIO non è cosa semplice. “C’è il coinvolgimento emotivo – spiega Rita, volontaria da 15 anni – e poi ci sono tutti i corsi di formazione che bisogna seguire, oltre ovviamente alla formazione permanente. È un’esperienza forte sotto molti punti di vista, si viene a contatto ogni giorno con situazioni inimmaginabili, con malattie sempre “nuove”; ma è sicuramente un’esperienza positiva: io sono certa di aver dato qualcosa a qualcuno, ma sono sempre più convinta di aver imparato molto di più di quanto ho donato.” ABIO a Bergamo conta almeno 80 volontari, e con i fondi che è riuscita a raccogliere ha attrezzato i reparti di pediatria con un arredamento meno traumatico, a misura di bambino. Non solo, ABIO ha attrezzato tre sale giochi, all’interno dell’ospedale, per i più piccoli, e ha donato circa 40 televisori per le stanze dove si trovano i bambini. Sabato 27 settembre ABIO sarà protagonista in via XX Settembre, dove sarà possibile incontrare i volontari di Bergamo per la decima edizione della “Giornata Nazionale perAmore, perABIO”. La Giornata Nazionale ABIO è nata dieci anni fa per raccontare quello che i volontari fanno ogni giorni in oltre 200 reparti di pediatria in tutta Italia, per coinvolgere le persone, invitarle a seguire i corsi di formazione per diventare volontari, spiegare che i bambini, gli adolescenti, i loro genitori, hanno dei diritti anche e soprattutto in ospedale. Per tutta la Giornata, ai bambini saranno dedicati palloncini, giochi, sorrisi: una vera e propria festa dedicata alla solidarietà e al volontariato.

Tutti potranno sostenere ABIO e ricevere un cestino di pere, simbolo della Giornata: grazie al contributo di tutti le Associazioni potranno realizzare corsi di formazione per portare nuovi volontari nei reparti di pediatria.

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