La lotta contro l’abuso d’alcol incomincia dal dialogo. Una birra non fa male, ma per i ragazzi è un rischio

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«Nel nostro Paese vi sono strutture in grado di seguire e curare i ragazzi che fanno abuso di alcol. Sono strutture che si prendono cura non solo di chi beve ma tutta la famiglia, perché il problema dell’alcol è un problema familiare. Ci sono troppo permissivismo e troppa disattenzione. Vi è una statistica ben precisa che dimostra che laddove i ragazzi in famiglia sono seguiti, la percentuale di adolescenti che si danno all’alcol è bassissima, 2 o 3% al massimo. In quelle famiglie nelle quali i figli sono lasciati soli, allo sbando, la percentuale sale addirittura al di sopra del 12%. Ci sono ragazzi che bevono da tempo e i genitori se ne accorgono dopo un anno, un anno e mezzo. Questo dà l’idea di come sia importante il rapporto genitori/figli. Altro che proibizionismo, è fondamentale il colloquio sia a casa sia a scuola».  Luigi Rainero Fossati, milanese, direttore scientifico dell’Associazione Italiana per la Prevenzione dell’Epatite Virale COPEV è autore di oltre trecento pubblicazioni scientifiche sulle più importanti riviste nazionali e internazionali. In questo colloquio spiega i gravi rischi ai quali vanno incontro tutti quegli adolescenti che fanno abuso di alcol: «Una ricerca condotta da David Nutt ha affermato che l’alcol è la droga più nociva per la società considerato che a differenza dell’eroina, della cocaina e degli altri narcotici non è proibita dalla legge»,

“Osservatorio adolescenti”, indagine di Telefono Azzurro che ha coinvolto oltre 1500 ragazzi su temi di attualità, salute alimentazione, tempo libero, sport, tecnologia e social life, tra i tanti dati ha fatto emergere che il 37,1% delle adolescenti intervistate dichiara di assumere liquori contro il 17% degli adolescenti. Il 52,9% delle ragazze ha detto di ubriacarsi almeno una volta al mese, contro il 44,8% dei ragazzi. Come commenta queste cifre?
«Le cifre dimostrano la situazione veramente preoccupante del rapporto tra i giovani e l’abuso di alcol. Certo mi sembrano molto alte, sono certamente superiori a quelle in mio possesso: il consumo di alcol riguarda più o meno il 23% dei ragazzi e circa il 15% delle ragazze».

L’abuso di alcol tra i giovanissimi è un’emergenza. Oggi, in Italia, muoiono più di 2000 giovani all’anno a causa di incidenti stradali legati all’alcol. Che cosa si deve fare?
«Sono convinto che il proibizionismo serva a poco o a nulla. Se un ragazzo vuole, trova il modo attraverso i suoi amici maggiorenni, di farsi portare da bere. Se un adolescente non è convinto si può proibire finché si vuole… beve ugualmente. La strada da seguire è l’informazione. Occorre far capire ai ragazzi grazie all’aiuto delle scuole e di corsi che si possono organizzare, a quali rischi vanno incontro. Questo perché i ragazzi non sanno cosa accade quando si beve. Quando si beve l’alcol va in circolo rapidamente provocando dei danni enormi all’organismo. Quest’ultimo per difendersi elimina parte dell’alcol ingerito facendo dare di stomaco a chi beve esageratamente, quindi una parte se ne va. Dal 3 al 10% dell’alcol esageratamente bevuto viene eliminato attraverso il fiato, attraverso i polmoni. Ecco perché il palloncino rappresenta la prova inequivocabile che una persona ha bevuto. Infine, dato fondamentale, il 90% dell’alcol ingerito viene eliminato dal fegato attraverso un enzima che si chiama “alcol deidrogenasi” che è che capace di scindere l’alcol ingerito in acqua che viene eliminata con le urine e anidride carbonica che viene eliminata con il fiato. Se noi ingeriamo una quantità di alcol tale che l’enzima del fegato non ce la fa a distruggerlo la molecola dell’alcol uccide la cellula del fegato. Una bevuta che si fa durante i famosi “Binge drinking” dove si bevono 5 o 6 super-alcolici in un quarto d’ora, è capace di uccidere almeno un milione o due di cellule del fegato. Se si riesce a non bere per due settimane di seguito, il fegato ha questa grande capacità di rigenerarsi e quindi il danno è minore. Ma se la settimana dopo, si torna a bere, muoiono altre due milioni di cellule. Ecco che si formano prima le cicatrici del fegato, chiamate fibrosi epatiche, per poi andare incontro alla cirrosi epatica che è lo stadio ultimo dell’alcolismo. Quello che non si sa è che questi sintomi saltano fuori anche dopo circa 15/20 anni  che uno beve. Prima sembra tutto normale. E invece di colpo viene fuori la cirrosi. Nei ragazzi al di sotto dei vent’anni e nelle donne di qualsiasi età questo enzima “alcol deidrogenasi” è contenuto al 50% rispetto all’uomo adulto. Quindi il danno nei ragazzi e nelle donne è doppio rispetto a quello dell’uomo adulto».

Nel libro “Mal d’alcol” (Salani 2013) ha messo al servizio di tutti  la sua esperienza di chirurgo specializzato in trapianti di fegato e in chirurgia epatica al Policlinico di Milano. “Con l’alcol non si scherza” è lo slogan del testo, giacché un terzo dei suoi pazienti era costituito da giovani al di sotto dei vent’anni con malattie al fegato e di vario tipo, e alcuni di loro si erano ammalati per l’abuso di alcol. Che cosa può dirci al riguardo?
«La mia esperienza personale vissuta al fianco di tanti ragazzi ridotti male per aver bevuto troppo è stata in alcuni casi così traumatizzante che mi ha fatto capire l’importanza di trasmetterla ai giovani per farli partecipi dei rischi che si corrono quando si esagera con l’alcol. Così ho cominciato ad andare in giro per le scuole medie superiori di Milano e della provincia a raccontare quello che mi era capitato. Ho poi deciso di mettere anche nero su bianco per raggiungere un numero maggiore di studenti. Così è nato questo libro nel quale descrivo i casi clinici di due giovani alcolisti: Alex, 18 anni, che vive il dramma della dipendenza dall’alcol e Viola, la quale per una bravata dimostrativa, va in coma per overdose. Cerco di dare indicazioni su come riconoscere, combattere ed evitare questa dipendenza pericolosissima».

Va nelle scuole medie superiori di tutta Italia per raccontare la sua esperienza. Quali sono le domande più frequenti degli studenti?
«In questi anni ho parlato a 40mila ragazzi e a 2mila professori in aule affollatissime. Torno ora dal liceo Manzoni di Milano. I circa 300 ragazzi radunati nell’Aula Magna mi hanno chiesto: “Fa male se si beve una birra?”. Negli oratori fanno spesso la festa della birra. Ecco, mi consenta di dire che questa festa per i giovani è un rischio! Le altre domande che gli studenti mi rivolgono sono: “Quanto posso bere senza che mi faccia male?”. Al di sotto dei 18 anni non bisognerebbe bere. Altri ragazzi mi dicono: “Mi piace bere, perché mi dà un senso di forza”, mentre le ragazze “mi piace bere perché dopo aver bevuto mi sento disinibita…”. Infine faccio presente a tutti gli studenti di non guidare in stato di ebbrezza».

Per quale motivo l’età dei giovani al primo contatto con l’alcol si è abbassata passando da una media di 15 anni a una di 11-12, mentre parallelamente il numero delle ragazze attratte dall’alcol è notevolmente aumentato?
«Perché i ragazzi hanno bisogno di far parte del branco e se nel gruppo dei ragazzi il capo branco beve è chiaro che gli appartenenti al gruppo tenderanno a imitarlo, anche per non sentirsi esclusi. Il momento della pubertà è uno dei più difficili e quindi anche qui ci sono momenti di solitudine, di depressione e di tristezza, terreno facile per iniziare a bere. Per le ragazze invece bere equivale a sentirsi disinibite, pronte ad affrontare il rapporto sessuale».

A volte la pubblicità è negativa. Ce ne vuole parlare?
«Estremamente negativa. Le icone che vengono presentate in televisione che consumano alcol sono sempre personaggi belli, vincenti, dal grande carisma, come se dovessero il loro successo all’alcol. Trasmettono l’immagine che se bevi hai successo. Non è così ovviamente. Lo stesso vale per la carta stampata, che non è certo da meno della TV nell’esaltare le gioie che l’alcol può procurare. E ancora trovo vergognoso che, a differenza di quanto succede in molti altri paesi europei, non venga scritto sull’etichetta della bottiglia che l’alcol è gravemente dannoso per la salute, così come avviene per le sigarette. Vediamo quello che succede ora che siamo in periodo natalizio: champagne, grappe a fiumi… siamo letteralmente inondati dalla pubblicità».

 

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