David Grossman: lo scrittore, con le sue storie e il sogno di una società dove “respirare a pieni polmoni”

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Teatro sociale stracolo, domenica sera, per incontrare David Grossman, scrittore ebreo molto noto in Italia e dintorni. Era per presentare il suo ultimo libro “Applausi a scena vuota” (Mondadori).

IL NARRATORE DI STORIE IN MEZZO AI FATTI CHE URGONO

Ma si è parlato di molto altro, soprattutto del senso della letteratura, della parola e del racconto mentre, nella società, attorno allo scrittore e alle sue “storie”, premono problemi pesantissimi che sembrano relegare la letteratura nel superfluo e nell’inutile. Grossman ha parlato soprattutto di questo. Lo ha fatto da perfetto uomo di lettere, nel senso più alto e più nobile del termine. Ha rivendicato al linguaggio letterario la capacità di rappresentare la duttilità, la “flessibilità” dell’anima, la passione per le “nuance”, le sfumature, l’abilità nel mettere in scena i livelli complessi e articolati dell’animo umano. Torna, anche con Grossman, il paradosso dell’uomo di lettere, dello scrittore, narratore e poeta. Il quale, apparentemente, si colloca “accanto” alla società dove i problemi urgono. Mentre tutti parlano del re e della corte, il folle lo sbeffeggia o lo ignora, ostentatamente e quindi dà l’impressione di voler snobbare le urgenze del momento. In realtà chi si affanna attorno ai fatti ne diventa facilmente prigioniero. Ed è allora che si capisce che la vera estraniazione non è quella dell’inventore di favole, ma di chi si lascia assorbire fino all’estremo da ciò che avviene, fino a perderci l’anima. L’inventore di favole, invece, è il custode della libertà nella quale soltanto si potrà ricostruire il mondo che potrà continuare, dopo che le urgenze saranno passate.

UN SOGNO: NON ESSERE COSTRETTO A ODIARE

Grossman ha parlato anche di terrorismo, di Parigi e di Medio Oriente. Ma a modo suo. Struggente la constatazione che lui, ebreo, è con Israele, nella situazione di essere sempre odiato da qualcuno e costretto, a sua volta, a rispondere all’odio odiando. E ha confrontato questa situazione con quella in cui l’Europa, nonostante tutto, continua a vivere: molti degli europei non ricordano una guerra “da vicino” perché sono nati nella pace e ci vivono da sempre. E ha detto che sogna un giorno in cui, finalmente liberato da quell’ossessione, potrà respirare “a pieni polmoni”, anche lui, ebreo e scrittore. È un po’ difficile, oggi, sognare quel giorno. Ma si deve continuare a sognarlo. Grazie anche alle “storie” che i grandi saltimbanchi, gli scrittori, continuano fortunatamente a imbandirci.

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