Umberto Eco e gli imbecilli dei social

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Umberto Eco, come si sa, ha detto la sua anche sui social. La sua affermazione perentoria è stata citata in questi giorni: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli

Chiaro, come sempre. Qualche volta vado a curiosare nei siti e nei commenti dei lettori e ai commenti e ai commenti dei commenti. L’atteggiamento che domina è quello dello scontro. È un bailamme continuo. Inutile portare esempi: è sempre – o quasi sempre – così. I clienti  dei social in particolare non sono preoccupati di dire qualcosa ma di contestare quello che altri hanno detto. Il vero argomento del dibattito non sono le cose, ma quello che pensa l’altro delle cose e quello che penso io che è totalmente diverso da quello che pensa lui. Ne consegue che il livello di quel dibattito è quello che è. Cioè bassino. Se si vuole capire qualcosa di un problema è inutile andare in Facebook e in Twitter.

La situazione è così perché chi scrive non ha l’interlocutore e quindi non ha freni di nessun tipo che gli impediscano di dire. Quello che vuole dire lo dice.

Per questo appare sempre più necessario che alla grande piazza virtuale della rete facciano da contraltare le piccole piazze reali nelle quali si parla e si accetta la fatica di guardare in faccia, di confrontarsi e di dibattere. Gli imbecilli finiscono di essere imbecilli quando cessano di gridare e incominciano a parlare.

È uno dei tanti messaggi che il Maestro scomparso ha lasciato.  Lo hanno canonizzato per tutto quello che ha detto. Chissà se le sue accuse ai social hanno provocato qualche conversione di imbecilli, Chissà!

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3 commenti

  1. silvana messori on

    Desideravo non commentare… ma tirata per i capelli… mi tocca! Anche qui è “social” ed io mi preoccuperei più della mia “imbecillità”, piuttosto che di quella degli altri… nessuno è perfetto… ma in tanti siamo arroganti. Era dovuto dare al “Maestro”, come si sottolinea con la lettera maiuscola, il dovuto omaggio, ma come al solito, specialmente dai politici presenti, e i tanti che si sono apprestati a mettersi in mostra, non dico per convenienze, ma sicuramente, per altro che omaggiare la “persona” e solo in quanto tale, sono caduti drasticamente nella retorica di dare parola a ciò che forse, in fondo in fondo, lo stesso Eco avrebbe commentato sarcasticamente. Io darei più spazio, invece, a quella “santa donna” di sua moglie, che gli è stata, dignitosamente, vicina e compagna nell’ombra, e che forse è stata la vera ispiratrice, stimolatrice e autrice del suo grande e versatile intelletto. “dietro un “grande uomo, c’è sempre una grande donna”. mio rammarico comunque, che non tutti i nostri volti, e ve ne sono moltissimi, hanno avuto la stessa opportunità di essere riconosciuti” e posti sull’altare dei personaggi che nell’ombra, hanno dato lustro, scrivendo e soprattutto vivendo ciò in cui credevano. Siamo nel marasma della “visibilità”… e a cui io mi sottraggo, e solo quando c’è da “difendere” chi non ha voce, mi espongo in prima persona. Spero di non essere troppo presuntuosa chiedendo che altri personaggi abbiano lo stesso successo mediatico(sicuramente a qualcuno veramente amico, mancherà ) e che vengano riconosciuti i pregi anche per coloro che abbiano saputo trasmettere, la capacità di “usare” la propria testa, pur sbagliando nei “giudizi”. grazie

  2. Umberto Eco, dice una grande verità. Se proviamo ad analizzare quello che avviene nei talk show che imperversano su tutte le reti, assistiamo alla gara di chi è più populista, se poi ci sono i collegamenti con qualche piazza allora tutto si moltiplica a suon di applausi. Gli ospiti negli studi poi sono scelti non in funzione della loro preparazione ma dalla loro capacità di accendere beghe… ne cito uno per tutti: Sgarbi “cosicché” sale un poco di audience il vero mostro sacro del nuovo millennio.
    I quotidiani, nel sunto on-line danno la possibilità ai lettori di esprimere con dei commenti le loro opinioni, cosa di persè assolutamente positiva… il conoscere le valutazioni dei lettori e suscitare un dibattito tra gli stessi, dovrebbe produrre un arricchimento per tutti. Ma così non è, perchè insieme a qualche raro intervento sensato, nella maggioranza dei casi invece è la banalità, il becero luogo comune, lo scontro per non parlare del linguaggio offensivo tra i commentatori e verso il politico di turno a tenere … Alla fine il professor Eco aveva ragione da vendere.
    L’ ECO DI BERGAMO ci aveva provato, dando anche la possibilità di firmare con uno pseudonimo, ma l’esperimento non è ben riuscito, il nascondersi ( a volte è anche giustificabile) dietro l’anonimato, rendeva liberi di scrivere di tutto e di più senza portare nessun contributo ad un sereno e utile confronto. Adesso giustamente i commenti devono essere firmati, c’è stato un qualche miglioramento.. ma siamo ancora lontari dall’aver raggiunto un livello accettabile.
    Rinunciarvi, sarebbe sbagliato, forse bisognerebbe trovare qualche soluzione, a mio avviso il moderatore oltre al valutare se pubblicare o meno il commento, dovrebbe entrare nel dibattito cercando di correggere o meglio far notare quando si esce del tutto dal seminato. Questa ipotesi porterebbe a comprimere un poco l’autonomia, la libertà di esprimere una propria opinione, porterebbe però ad elevare il tiro. Questa è una provocazione, altri lettori potrebbero avanzare altre proposte, portare altre idee.
    Visto che siamo in argomento, vorrei far notare che mi sarei aspettato che su SANT’ALESSANDRO ON LINE i commenti fossero più numerosi, mi pare che tra gli obbiettivi di chi ha avuto questa interessante idea ci fosse anche quello di far partecipare tante persone, dai laici ai sacerdoti, per suscitare idee proposte e confrontarsi con uno strumento nuovo, per un comune arricchimento. Invece.

  3. Fabio Gualandris on

    Mi permetto di postare una mia piccola esperienza, sono coamministratore con un amico del gruppo di facebook “Sei di Albino se …” composto da poco più di 3000 membri. Partito come gruppo che raccontava attraverso immagini e testimonianze la storia del paese, è diventato strada facendo uno strumento importante per veicolare idee e iniziative dal basso. Nei primi due anni di vita tutti potevano pubblicare, solo se i toni delle discussioni divenivano troppo accesi e irrispettosi intervenivamo eliminando i commenti cattivi e invitando al rispetto delle poche ma chiare regole del gruppo. Vi assicuro che, quando affiorava, il male diventava davvero virale e gli sforzi per mantenere un minimo di decenza enormi. Questo fino all’inizio di quest’anno quando, un po’ sfiancati, abbiamo deciso di approvare ogni intervento prima della sua pubblicazione in quanto il gruppo era male utilizzato da alcune persone che lo sfruttavano quasi come valvola di sfogo o anche come strumento pubblicitario. Ora ogni intervento è da noi filtrato, se ci sono critiche (ad esempio riguardo a scelte amministrative), si chiede una risposta immediata al diretto interessato e poi si pubblica la critica completa di risposta. Vi assicuro che l’aria è cambiata, in questo scorcio di anno sono state quasi azzerate le chiacchiere e credo sia stato un esempio educativo di come anche così una comunità possa crescere.
    Gli strumenti di per se non sono buoni o cattivi è il loro utilizzo che può far pendere da una parte o dall’altra, è la libertà, che dovrebbe contemplare il rispetto dell’altro, che andrebbe educata, ognuno per la parte che gli compete.

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