Cenate Sotto: l’ospitalità dei profughi nell’appartamento della parrocchia diventa per tutti un’occasione d’incontro

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«Non sono numeri, ma persone». La testimonianza della coordinatrice della struttura di Cenate Sotto, dove sono ospitati dal 18 dicembre dello scorso anno tre ragazzi ivoriani e due del Mali, racchiude il senso di quest’esperienza di accoglienza dei profughi nella nostra provincia. Una realtà che andrebbe conosciuta da vicino, in maniera diretta, come ha raccomandato (anche a chi scrive) il parroco don Enrico D’Ambrosio: un’ulteriore conferma di come il contatto umano, che scaturisce dall’incontro, rivesta un’importanza che va ben oltre la fredda cronaca e il turbinio virtuale in cui rischiamo di essere ingabbiati, operatori dell’informazione in primis. Nell’appartamento di proprietà della parrocchia del paese situato all’imbocco della Val Cavallina si vive quotidianamente in un contesto votato all’autonomia, che si basa sulla collaborazione tra la cooperativa e la comunità di accoglienza, con un grande coinvolgimento del territorio. I ragazzi infatti partecipano regolarmente alla scuola di italiano per stranieri, frequentata non solo dai richiedenti asilo ma anche da immigrati che vivono sul territorio da tempo. «Al di là della condivisione con gli operatori delle loro storie personali, si sono aperti a momenti di riflessione sul territorio, nell’ambito di testimonianze meno strutturate, che vengono fuori durante la relazione con l’altro» ha spiegato  Daniela Testa, coordinatrice della struttura gestita dalla cooperativa Ruah. E grande attenzione è rivolta al volontariato: i profughi ospitati nell’appartamento parrocchiale collaborano infatti con l’oratorio per le pulizie e la manutenzione dei locali, mentre è al vaglio dell’amministrazione comunale un ulteriore coinvolgimento in attività di volontariato promosse dal Comune. «Il senso dell’accoglienza diffusa è proprio questo: uno dei ragazzi è inoltre un sarto dotato di qualità fuori dall’ordinario e potrebbe essere impiegato durante le attività del prossimo Cre: la sua è infatti una di quelle competenze che non abbiamo più e che potrebbe essere utile anche in futuro». I momenti di contatto e di vicinanza con la popolazione locale non finiscono però qui: hanno partecipato ad una gara podistica intercomunale come volontari, allestendo i punti di partenza e dando una mano nei diversi punti di ristoro. E sono stati invitati anche alla prima comunione dei bambini del posto, nel corso della quale hanno svolto un ruolo da protagonisti durante l’offertorio. «Sono tutti musulmani, ma non hanno alcun problema a condividere i riti e i momenti di preghiera dei cristiani, così come si aspettano che anche i cristiani condividano i loro momenti di festa: anche questi sono momenti importantissimi per il loro inserimento nel contesto sociale della comunità ospitante» ha aggiunto la stessa Testa.

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