Un bambino si confessa. Il difficile senso del peccato, oggi

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Mio nipotino si è confessato per la prima volta. Mentre seguivo la cerimonia mi sono chiesta: ma come far nascere il senso del peccato in un mondo che sembra aver smarrito non solo il senso di Dio, ma anche il senso del limite e della trasgressione? Maria

Cara Maria, la domanda che poni è estremamente impegnativa e chiede una seria riflessione sul senso del peccato in un mondo che sembra aver smarrito ogni limite, dove tutto è motivato e giustificato secondo la propria coscienza e libertà.

SENSO DEL PECCATO E SENSO DI DIO

Pone anche la questione in un orizzonte diverso: il problema reale, serio, non è la perdita del senso del peccato, ma la perdita del senso di Dio. Infatti quando viene meno la fede e gli uomini estromettono Dio dalla loro vita, perdono il senso del proprio limite, della propria condizione di creature, e si assurgono a piccoli déi, artefici del proprio destino. La superficialità alberga nel cuore dell’uomo, le coscienze si anestetizzano, tutte le scelte diventano lecite sino a ritenersi padroni della propria salvezza. La scrittura, fin dalla creazione, ci rivela che Dio vuole l’uomo come suo patner in una relazione dialogica e di reciprocità, ponendolo come signore del creato e suo primo interlocutore. Il peccato rompe questa relazione e innesta una lontananza tra Dio e l’uomo che sarà colmata solo con la Pasqua di Cristo. Dentro questa lontananza l’uomo di ieri e di oggi gioca la sua libertà, nella scelta di vivere da figlio o da schiavo, di intraprendere la via del bene o del male, della vita o della morte. Il peccato è fare a meno di Dio, agire fuori dal suo amore e dai suoi comandamenti. Il volto di Dio che la scrittura ci rivela è del tre volte Santo, ma anche del Dio Amore, colui che si dona sino alla fine senza misura in Gesù di Nazaret. Egli è il Dio con noi, così innamorato delle sue creature da renderle partecipi della sua stessa vita sino a introdurle nella sua stessa comunione di amore, nella sua stessa intimità. Dio continua a posare su ogni uomo il suo sguardo di benevolenza e di misericordia, narrando il suo desiderio di incontrarlo per farlo oggetto del suo amore.

LA LUCE DI DIO E LE NOSTRE OMBRE

Solo dentro questo sguardo di elezione l’uomo scopre la sua vocazione di figlio amato ed entra in un camino di conoscenza e assimilazione del pensiero e dei sentimenti di Dio. Quanto più l’uomo si incontra “a tu per tu” con il suo Signore, tanto più scopre l’immensità del suo amore e l’abisso della sua lontananza. Succede come quando entriamo in una stanza al buio e non vediamo la polvere sopra i mobili, ma non appena accendiamo la luce o apriamo la finestra immediatamente ci accorgiamo della polvere che si è accumulata. Dio è luce e mette a nudo la nostra realtà, fa verità su noi stessi e ci chiama a lasciare tutto ciò che ci allontana dal suo amore. Solo dentro uno sguardo di amore misericordioso che il Signore ci rivolge possiamo cogliere il desiderio di conversione e di cambiamento al quale siamo chiamati. Il riconoscimento della condizione di peccato e fragilità non svilisce la dignità dell’uomo creato a partecipare della stessa vita di Dio, ma gli offre la possibilità di purificare il cuore e la vita da tutto ciò che realmente lo deturpa e non gli consente di entrare nel dinamismo dell’uomo nuovo creato secondo Dio.

IL CRISTO, L’UOMO NUOVO

Il Cristo, l’uomo nuovo, è l’immagine dell’uomo perfetto verso il quale tendere per ritrovare la nostra vocazione all’umanità: solo Cristo svela l’uomo all’uomo. Il peccato ha a che fare con il compimento o il fallimento dell’esistenza, con la storia dell’amore e del dolore degli uomini: nella nostra piccola storia come in quella del mondo, sperimentiamo quotidianamente la lotta tra bene e male: odio, violenza, distruzione, egoismo dilagante, sono i risvolti di un peccato che nasce dentro il cuore degli uomini e che si diffonde sino a determinare vere strutture di morte. Solo chi ha forte il senso della dignità dell’uomo davanti a Dio, del suo destino eterno, può percepire quanto grande è la tragedia del peccato, e come la sua presenza sia la perdita di tutto ciò che è veramente umano. Ma non è solo in rapporto all’uomo che si misura la gravità del rifiuto di Dio: Dio soffre per il rifiuto dell’uomo, per il peccato del mondo poiché egli si è compromesso fino a dare il suo Figlio. Per questo la gravità del peccato va misurata sulla profondità del riflesso del cuore di Dio: quanto più è profondo il rifiuto, tanto più grande l’abisso dell’amore divino che la croce ci ha rivelato. Egli soffre per ogni nostra lontananza e gioisce per i nostri ritorni nell’ora della riconciliazione. Ancora una volta  siamo chiamati a recuperare la vera immagine di Dio, il Dio di Gesù Cristo, attraverso una nuova evangelizzazione che lo proponga agli uomini e alle donne del nostro tempo. Essere Chiesa in uscita, nelle realtà dove gli uomini smarriti vivono, amano e soffrono, per dare loro l’annuncio di speranza dell’amore di Dio che va in cerca di ogni uomo e attende il suo ritorno. È Proclamare il vangelo della riconciliazione là dove le ferite del peccato sono più acute e proporre e accompagnare itinerari di penitenza e di pace che aprano i cuori induriti nell’esperienza liberante della misericordia; è purificare quei volti di Dio che la storia o le vicende personali a volte hanno distorto, per lasciarsi raggiungere dal Dio vivente; è incontrare il suo “Volto” per riconoscere il nostro, la nostra realtà di peccatori amati e continuamente rigenerati dalla grazia e dalla misericordia di Dio.

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