America Latina, Africa, Albania: un assaggio della vita di missione nelle periferie del mondo

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Mi ha sempre fatto riflettere una frase di uno dei grandi maestri del reportage giornalistico quale Ryszard Kapuściński che scrisse: «La strada che si percorre è importante, poiché ogni passo ci avvicina all’incontro con l’altro. È per questo che ci siamo messi in viaggio. Quale altro motivo avrebbe potuto indurci ad affrontare fatiche, rischi, scomodità e pericoli?». L’incontro con l’altro, con il suo mondo e la sua cultura, con le sue gioie ed i suoi dolori che umanamente ci accomunano, è il momento culminante di un viaggio. Non parliamo naturalmente di quei viaggi trascorsi in esclusivi resort o a prendere il sole su bianche spiagge di Paesi esotici dove gli unici contatti umani sono quelli con altri turisti. Parliamo invece di quei viaggi che ci mettono alla prova – fisicamente ed emotivamente -, quei viaggi che, in altre parole, ci mettono sulla strada e ci invitano a camminare per essere co-protagonisti di un momento unico ed irripetibile che è l’incontro con l’altro.
Un’esperienza intensa e pregna di incontri e di volti sarà quella che si apprestano a vivere, a partire dal luglio prossimo (ma ci saranno partenze anche nei mesi successivi), gli oltre cinquanta ragazzi che grazie alle esperienze estive in missione organizzate dal Centro Missionario Diocesano di Bergamo avranno la possibilità di conoscere, osservare, respirare per tre settimane l’aria della missione nelle più svariate periferie del mondo: America Latina (Brasile, Argentina, Bolivia e Cuba), Africa (Costa d’Avorio, Kenya, Etiopia, Ruanda), Albania e Cambogia. Tantissime tappe, lo stesso comune obiettivo: vivere in quei luoghi dove “farsi prossimi” diventa il vero stile di vita, dove l’ascolto, la prossimità e la gratuità sono le cifre fondamentali della missione.
Accompagnati da don Giambattista Boffi e dal gruppo di “commissione di formazione per i giovani” del Centro Missionario, illuminati dalla lettura attenta della parabola del buon samaritano – leitmotiv di questo Giubileo straordinario della misericordia – i ragazzi hanno concluso lo scorso maggio il cammino di formazione diviso in sei tappe (di cui una in convivenza presso la struttura dei padri Dehoniani di Albino) in cui hanno avuto un assaggio di cosa significa vivere in missione grazie a numerose testimonianze e riflessioni di chi l’ha vissuta e di chi tutt’ora la vive.
La missione è uno di quei luoghi in cui chi la vive si fa segno – è stato detto nel corso del cammino di formazione – non già perché si senta migliore degli altri, né tantomeno perché abbia la presunzione di cambiare il mondo, ma perché al contrario si mette al servizio e in ascolto dell’altro con enorme umiltà e sacrificio.
I ragazzi, ormai impazienti di partire, riceveranno il mandato il prossimo 2 di luglio (alle 16.30) presso la casa madre delle suore delle poverelle. Un riconoscimento da parte della chiesa di Bergamo che invita i suoi giovani a partire con entusiasmo e voglia di arricchire i propri orizzonti grazie a questa straordinaria esperienza di ascolto, di ricerca e di cammino verso l’altro.

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