Il caso Francia dopo l’assassinio di padre Hamel. La Chiesa non sa più rispondere alle domande dell’uomo. E diventa marginale

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Foto: particolare della facciata di Notre-Dame, cattedrale di Parigi

L’Annuario Pontificio 2016 e l’annesso Annuarium Statisticum Ecclesiae 2014 forniscono un’analisi sintetica delle principali dinamiche riguardanti la Chiesa Cattolica nelle 2.998 circoscrizioni ecclesiastiche del pianeta.

ALCUNE CIFRE. IL CATTOLICESIMO CRESCE. NON IN EUROPA

Nel corso degli ultimi nove anni il numero dei cattolici battezzati nel mondo è cresciuto ad un ritmo superiore (14,1%) a quello della popolazione mondiale nello stesso periodo (10,8%). La presenza cattolica sale, pertanto, al 17,8% nel 2014, dal 17,3% del 2005. In termini assoluti si contano circa 1.272 milioni di cattolici nel 2014 a fronte dei 1.115 milioni del 2005.

L’Europa, pur ospitando quasi il 23% della comunità cattolica mondiale nel 2014, si conferma l’area meno dinamica in assoluto, con una crescita del numero dei cattolici, nell’intero periodo, di poco superiore al 2%. La presenza dei cattolici sul territorio, si stabilizza attorno al 40%, con una correzione trascurabile rispetto al 2005. Le cause sono dovute tanto al prolungato e gelido inverno demografico quanto a ragioni storico-culturali. Ora, l’assassinio di Padre Hamel ad opera di fondamentalisti islamici ci costringe a fermare la lente sul cattolicesimo francese, dove il declino è più clamoroso. Ci costringe, perché è anche di noi che si parla. Hollande e i giornali laici sono corsi al capezzale del cattolicesimo francese, consapevoli, forse, che la loro laïcité ha a che fare con il cristianesimo e che l’humus cattolico-latino ne sia il terreno di coltura. Ma non saranno i laici a preservare il cattolicesimo francese dal declino. E, tuttavia, senza di esso, sarà più difficile difendere la laïcité, gloria e identità della République.

CATTOLICESIMO, LA FINE DI UN MONDO

Nel 2003 la studiosa di religioni Danièle Hervieu-Léger ha pubblicato il libro “Catholicisme, la fin d’un monde”. Il termine usato per definire questa fine è “exculturation”, l’opposto, come si vede, di quella “inculturation”, che fu il tormento teologico e pastorale del cattolicesimo francese già dal secondo dopoguerra, una volta tramontata rapidamente l’illusione degli anni ’30 del ‘900 di Jacques Maritain della “nuova cristianità” possibile e imminente, che tante e corrispondenti illusioni aveva suscitato anche in Italia, all’indomani della Seconda guerra mondiale. E così accadono due fenomeni, fatali e simmetrici: la chiusura delle chiese cattoliche, la fine della Francia dei campanili e l’avanzata dei quattro mila minareti e l’incremento delle conversioni verso l’Islam. Quando le chiese non sono più frequentate, vengono vendute alle comunità islamiche o usate per scopi non religiosi o semplicemente abbattute. I messalisants, ovvero coloro che vanno a messa tutte le domeniche, non superano il 4 per cento della popolazione, molti sono pensionati. Dopo la seconda guerra mondiale la Francia aveva 40 mila preti, oggi solo 9 mila. Nel 2014 in tutto il Paese sono stati ordinati 97 sacerdoti. Il demografo Jean-Claude Chesnais prevede: “Ci sarà una ibridazione di culture che porterà a una rapida islamizzazione”. I non musulmani crescono al ritmo di 1,2 figli per famiglia, mentre le famiglie islamiche fino a cinque volte più rapidamente. “Dio ha cambiato indirizzo”, ha titolato il Monde. Le ricerche dell’IFOP (Institut Français d’Opinion Publique), offrono al riguardo molti dati: dal 1965 al 2009, il numero di francesi che si dicevano “cattolici” è passato dall’81% al 54%, ma solo il 4,5% (circa un milione e 900 mila persone) é praticante. Più eclatante il seguente dato: il 63% dei cattolici francesi si dice d’accordo con l’affermazione: “Tutte le religioni si equivalgono”.

Intanto, i convertiti all’Islam oggi sono 100 mila, mentre erano 50 mila nel 1986. In alcune zone a maggioranza musulmana anche i non musulmani hanno iniziato a osservare il Ramadan. Il 75% (4 milioni e mezzo) dei circa 6 milioni di musulmani nord-africani e sub-sahariani in Francia si identifica come “credenti”, e il 41% (circa due milioni e mezzo) sostiene di essere “praticante”. La ricerca dell’IFOP afferma che più del 70% dei musulmani francesi dice di osservare il Ramadan nel 2011. L’lslam è sulla via di superare il cattolicesimo romano come religione dominante in Francia.

I CATTOLICI NON SANNO INTERCETTARE LA DOMANDA RELIGIOSA

I settori cattolici più tradizionalisti e militantisti danno la colpa di questa “exculturation” alla laïcité e/o all’Islam. Tuttavia, un fatto è incontrovertibile: se la domanda religiosa continua ad inquietare e ad affascinare le coscienze, i cattolici non sono più in grado di intercettarla. Eppure, proprio il vuoto esistenziale individuale e pubblico vita pubblica della laïcité lascia ampio campo per l’esperienza religiosa e la sua proiezione civile e sociale. Come ha argomentato ripetutamente Ernst-Wolfgang Böckenförde: “Lo Stato liberale secolarizzato vive di presupposti che non è in grado di garantire”. Ora, si direbbe che il cattolicesimo abbia rinunciato ad attivare quei presupposti. Pare avere accettato la privatizzazione della dimensione religiosa, separata dalla dimensione pubblica e storica, rifugiandosi nell’intimismo, nel linguaggio devoto, nell’idolatria dei riti liturgici. In Francia è in forte crescita la celebrazione della Messa preconciliare in latino. Oppure si è impegnato solo sul terreno politico-clericale per difendere la presenza della Chiesa. In realtà, la radicale separazione Stato-Chiesa del 1905 ha tolto alla Chiesa ogni rendita di posizione e di potere, ma ha prodotto un effetto inatteso: l’abbandono da parte dei cattolici del terreno della politica, intesa in senso largo e profondo come costruzione della città umana. E questo spiega, forse, la ritirata dei cattolici e l’avanzata dell’Islam.

LA DIMENSIONE PUBBLICA DIVENTA ESTRANEA ALLA FEDE

Qual è, infatti, la struttura della domanda religiosa come costitutiva del domandare umano? In primo luogo, è la ricerca verticale di un Tu trascendente, oltre la propria biografia temporale, oltre la storia degli uomini. Ma, contemporaneamente, è la ricerca orizzontale di senso della propria avventura nella storia, dei legami sociali, della totalità della propria esistenza sociale. L’abbandono della pretesa di un impegno politico della Chiesa, diretto o per interposto partito cattolico, la rinuncia all’illusione di uno Stato cristiano o di un uso dello Sato ai fini della cristianizzazione della società moderna (fascismo, salazarismo, franchismo…), la piena, benchè tardiva, accettazione della democrazia liberale come miglior forma di regime (Radiomessaggio di Pio XII del Natale 1944), tutto ciò ha fatto tirare ai credenti una conseguenza assai più larga delle premesse: che la fede potesse lasciar fuori dal proprio orizzonte la dimensione pubblica.  In ogni caso sembra saltata la saldatura tra dimensione privata e quella pubblica della fede. Basta sentire una predica domenicale in una qualsiasi chiesa. I cattolici francesi subalterni alla laïcité?

L’ISLAM OCCUPA IL VUOTO LASCIATO DALLA CHIESA

È evidente che in questa faglia aperta ha potuto farsi strada l’Islam, che salda ab origine religione, politica, stato. Che la cultura politica e la proiezioni politica e civile dell’Islam attuale, sia nella sua versione “moderata” sia nella sua versione fondamentalista, siano compatibili con le libertà occidentali pare difficile a sostenersi. L’Islam è rimasto “costantiniano” e “cesaro-papista”. Ma è difficile che la laïcité ce la possa fare da sola a resistere al ritorno di integralismo e ai tentativi di far passare la sharia, senza l’attivazione di quella riserva di libertà, che il Cristianesimo ha generato nella società civile e nella politica anche contro il proprio insediamento ecclesiastico e clericale. Da questo punto di vista, mentre non sorprende che gli immigrati dai Paesi mussulmani siano… mussulmani, colpisce il peculiare fenomeno della conversione all’Islam di giovani e adulti già cattolici. Qui la domanda c’è, la risposta del cattolicesimo no.

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