Cambiano i confini dei vicariati? Riforma in vista, ma in gioco c’è di più: il ruolo dei laici nelle comunità cristiane

1

Il vescovo Francesco Beschi ha annunciato l’avvio di una fase di riforma dei vicariati che prevede una ridefinizione strutturale dei confini e che si propone di mettere in moto una pastorale sempre più aderente al territorio. I vicariati locali sono attualmente 28 e presentano fra loro caratteristiche molto diverse, nella conformazione del territorio, nel numero degli abitanti, nel tipo di attività pastorali e nelle relazioni con il territorio di appartenenza. La riforma prevede la trasformazione degli attuali vicariati locali in vicariati territoriali: questo comporta anzitutto la riduzione del numero e l’ampliamento delle dimensioni territoriali. Un riferimento che viene preso in considerazione è quello di una nuova conformazione aderente agli attuali 11 Ambiti territoriali. La riforma mette a fuoco due livelli di esigenze: quello pastorale e quello presbiterale. Secondo quanto emerso nel Consiglio presbiterale del maggio scorso «il vicariato va considerato prevalentemente in termini di pastorale con l’individuazione nel proprio territorio degli ambiti da privilegiare in termini di cammino pastorale condiviso: famiglia, scuola, lavoro, salute, carità, cultura». In questo prende forma una responsabilizzazione e una più diffusa ministerialità dei mondi laicali. Non si tratta quindi di una semplice riconfigurazione geografica, ma della riscoperta della vocazione del vicariato a rappresentare concretamente il rapporto tra Chiesa e mondo, tra la comunità cristiana e il territorio. Il territorio diventa il luogo privilegiato della presenza della Chiesa nella storia. C’è poi l’aspetto legato alla vita presbiterale. Sacerdoti meno soli nella pastorale, più in comunione. Nasce la proposta delle Fraternità sacerdotali, “luoghi” della relazione, dell’ascolto, dell’accompagnamento reciproco, della comunione, della preghiera, della condivisione, per una crescita del cammino di fede personale e comune. Il volto delle Fraternità immaginato nella riforma sottolinea la cura dei momenti di preghiera e di spiritualità, con occasioni di revisione della propria vita personale e pastorale. Insieme si potranno definire la programmazione della celebrazione eucaristica periodica, l’organizzazione della reperibilità, la cura e l’assistenza ai presbiteri anziani e ammalati, le occasioni di convivialità fraterna e la possibilità di una casa comune. Si tratta di un cambiamento sostanziale rispetto al passato e in esso maturerà la ricerca di un maggiore equilibrio tra la vita pastorale e la vita delle fraternità sacerdotali. Durante il Consiglio presbiterale si è evidenziato come i punti di forza della proposta stanno nella messa in atto di una maggiore attenzione al territorio, nell’invito ad assumere una modalità di presenza segnata dalla missionarietà e dalla valorizzazione del ruolo dei laici. Il passaggio, che il vescovo ha evidenziato anche durante il Consiglio pastorale diocesano, è quello verso un vicariato non tanto produttivo, quanto generativo nell’alimentare il rapporto fra comunità e territorio per “essere cristiani nel mondo, generativi di Vangelo”. E’ la nuova sfida pastorale della Chiesa di Bergamo.

 

Share.

1 commento

  1. sito medio on

    Interessanti le novità, organizzative e logistiche, certamente un diverso e più esteso ambito territoriale puo’ contribuire a razionalizzare le risorse, il vivere in comunità da parte dei sacerdoti sicuramente aiuta a risolvere alcuni problemi legati al vivere quotidiano e a programmare meglio la presenza nelle piccole comunità. Sul coinvolgimento dei laici sarebbe utile capire quali sono gli intendimenti. Altri però sono i problemi, bisognerebbe conoscere il modello di Parrocchia che si intende proporre, Don Panfilo ha elencato diversi profili e poi – e se ne parla con troppa timidezza – i sacerdoti sono all’altezza delle sfide che ci pone una società sempre più secolarizzata? A me pare che ognuno vada per la propria strada e che abbia in mente un proprio modello di comunità?

Lascia un commento