Borgo Canale: un piccolo paese nel cuore della città . Quante scoperte guardando Bergamo con gli occhi dei turisti

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Immaginate di conoscere una città da sempre, di averne esplorato tutti gli angoli e di saperne a memoria tutti gli scorci. Immaginate di sentirla un po’ casa e di iniziare a guardarla come tale, al punto da dare un po’ per scontato tutto ciò che avete sempre visto. Fatto? Ecco, ora provate ad immaginare di tornare in quella città con occhi nuovi, quelli del turista, e di riscoprirla diversa, più bella. È quello che ha provato a fare a Bergamo Ulisse Fest, la manifestazione dedicata al tema del viaggio svoltasi in Città Alta dal 30 giugno al 2 luglio: tre giorni di incontri, mostre, appuntamenti e laboratori proposti da Lonely Planet per parlare del viaggiare in tutte le sue forme… Sia dall’altra parte del mondo che “sotto casa”.

Questo era anche l’obiettivo dei tre cantieri proposti nel corso delle giornate di festival: imparare a guardare e a raccontare – tramite carnet di viaggio, scrittura o fotografia – ciò che passa inosservato, e dargli così valore. Da venerdì a sabato, quindi, per le strade di Città Alta non è stato inusuale vedere gruppi di persone con taccuino alla mano o macchina fotografica al collo, naso all’insù per cogliere quei dettagli o quelle storie che noi bergamaschi rischiamo spesso di dare un po’ per scontati: un cornicione decorato, lo scorcio di una finestrella con i fiori rossi sopra i lavatoi, un gatto nero appollaiato su un tettuccio.

«E’ sempre importante chiedersi qual è il carattere del posto – ha raccontato Giacomo Bassi, autore per Lonely Planet Italia, durante il worskshop dedicato alla scrittura di guide di viaggio – senza però ingannare il lettore. Scrivere una guida è diverso dallo scrivere un diario o un blog: è un libro di servizi e quindi bisogna pensare di rivolgersi potenzialmente a tutti, dalla vecchietta al professore universitario. E questo porta a osservare i posti, pure quelli che conosci, in maniera diversa, cercando di evitare ciò che piace a te come individuo per pensare invece a ciò che potrebbe piacere a me, ma anche alla patita di shopping, alla famiglia con i bambini o alla coppia amante del trekking. Uno sguardo più ampio e aperto, insomma». Ai partecipanti del workshop è stato quindi chiesto di girare a Bergamo e di produrre un breve testo in cui scrivere perché si dovrebbe visitare la città e alcuni consigli circa punti di interesse, luoghi dove mangiare e negozi interessanti: «Guardate alla vostra città come la guarderebbe un viaggiatore – ha spiegato Silvia Castelli di EDT, editore delle guide Lonely Planet Italia – e raccontate ciò che un viaggiatore avrebbe bisogno di sapere: orari di apertura e chiusura, media dei costi, come raggiungere quel dato posto… Anche informazioni apparentemente banali, ma che per chi pianifica un viaggio non lo sono. Scrivere di viaggio significa scrivere di servizi: è poco poetico? Forse. O forse no, perché lo sguardo di chi scrive filtra attraverso i luoghi che sceglie e il motivo per cui li ha scelti».

I partecipanti si sono così dovuti cimentare in un cambio di sguardo che ha portato all’attenzione del gruppo piccole perle inaspettate o sottovalutate. Alcuni esempi? Le botteghe di Borgo Canale: noto ai più per la casa natale del compositore Gaetano Donizetti e per la funicolare che conduce a San Vigilio, il caratteristico quartiere al fianco delle mura vanta botteghe artigiane – orefici, artisti, sartorie ecologiche – che lo rendono un piccolo “paese nella città”, tranquillo, vivibile e con splendidi panorami su Città Alta. Per non parlare poi di Astino: chi sapeva che nell’Ottocento era stato adibito a manicomio? Quasi nessuno. Così come quasi nessuno sapeva che anche la struttura ora occupata dalla Cooperativa Sociale il Circolino era stata usata in passato come ospedale psichiatrico.

«E’ stato interessante cimentarmi in questo esercizio – racconta Sabrina, che abita a Bergamo e ha partecipato al workshop per curiosità e passione – perché mi ha costretta a vedere la mia città in modo diverso. Quante volte sono passata davanti a quel negozio, o quel ristorante? Tantissime, eppure non avevo mai pensato prima di chiedere il nome del proprietario o le tipicità del locale. Sembra di riscoprire ciò che si è sempre visto».

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