Il pensiero della morte. Quasi un’ossessione

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Un mio amico mi confessa che pensa continuamente alla morte. Da notare che il mio amico sta bene e non ha particolari problemi in famiglia. Non ti pare un pop’ strano che, mentre si fatica a parlare della morte, qualcuno ci pensi fino all’ossessione? Andrea

Caro Andrea, non so se per il tuo amico il pensare continuamente alla morte, sia diventata un’ossessione. Occorre capire meglio, avere più elementi per poter comprendere. Certamente gli “eccessi”, il pensare molto o il rimuovere, sono modalità che interrogano e aprono domande e riflessioni. Non mi dici se il tuo amico è giovane o anziano, ma penso che un salutare pensiero sulla morte possa essere principio di sapienza per tutti.

Pensare la morte per orientare la vita

La tradizione spirituale indicava il pensiero della morte, come un elemento importante per ogni credente, in particolare per i monaci, per poter orientare e dare significato alla vita. È il tentativo di guardare il fine verso il quale tutti siamo orientati e poter rivestire di profondità e qualità il presente in cui viviamo. Il credente può temere l’atto del morire, poiché è sempre un passaggio delicato e avvolto nel mistero, ma non teme la morte, poiché in Cristo è l’inizio di una vita nuova. Siamo rigenerati, salvati, immersi nel mondo di Dio.

La preghiera di Simeone

Ogni sera la Chiesa, con la preghiera di compieta, ci fa pregare il “Nunc dimittis”, il breve inno posto alla fine del giorno come ultime parole della fede prima di entrare nel sonno, quel sonno che è simbolo della morte. La preghiera è posta sulle labbra del vecchio Simeone, un uomo sazio di anni capace di lodare Dio, di ringraziarlo e riconoscere la presenza salvifica in un bambino. Egli vede con stupore la vita che fiorisce accanto a lui e che continuerà anche dopo di lui. Purtroppo non avviene sovente che l’avanzare degli anni sia segno di sapienza, poiché porta con sé disincanto e amarezza, il timore di un futuro incerto, di occasioni perse.

Si desidera la morte improvvisa

Questa preghiera è il canto della sera della vita, memoria di quell’ora della morte a cui siamo orientati, e preparazione per quanto possibile, a quell’evento che sempre ci sorprende e contraddice nella fede. È una preghiera controcorrente nel nostro contesto attuale che tende a scindere il momento della morte dal processo del morire. Oggi l’ideale della cosiddetta “bella morte” prende la forma della morte repentina, improvvisa e incosciente, a cui non solo non ci si prepara e nemmeno si pensa, ma di cui non ci si rende neanche conto. In questa visione si esorcizza il terrore di dover soffrire fisicamente, ma soprattutto si evita di patire la fatica del pensare e anticipare la propria morte, dell’immaginare la propria fine per prepararvisi.

L’incoscienza della morte e l’incoscienza della vita

Ma l’incoscienza della morte rivela l’incoscienza della vita. Nella vita questo rende impossibile il cammino di integrazione nella fede, con l’ascolto della parola di Dio, la meditazione e la preghiera, l’evento culminante della vita, cioè la morte. La preghiera di Simeone chiude la giornata del credente con un atto di fede con cui egli riconosce la vita come dono e si prepara alla morte come obbedienza. Avere il pensiero della morte aiuta a relativizzare le cose “mondane” per andare all’essenziale, a divenire umani, ad abitare sé stessi, la propria vocazione, per entrare nella verità davanti a Dio e ai fratelli.

Questo esercizio è per la vita e insegna a prendere coscienza della preziosità del momento presente, a capire che l’oggi è il frammento in cui possiamo vivere il tutto della nostra vita. In questo modo possiamo imparare la responsabilità, la gratitudine e lo stupore, nella libertà di essere figli amati e benedetti. L’uomo giusto si appresta a vivere una morte nella pace, come a dire che è ora che il Signore lasci andare il suo servo nella pace, confidando nella fedeltà della sua parola.

Come Simeone, il tuo amico, caro Andrea, possa vivere il pensiero della morte, con la gratitudine di chi la vede in continuità con la propria vita, colmo di stupore per aver riconosciuto la gratuità e la fedeltà di Colui che compie ogni promessa. Ogni sera, facciamo nostre le parole della fede di Simeone perché possiamo entrare, anche noi, nel sonno con cuore credente:

Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza che tu hai preparato davanti a tutti i popoli, luce per rivelazione alle genti e gloria del tuo popolo, Israele” (cfr. Lc 2,29-32).

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