Un Natale controcorrente: “Facciamo festa senza scordare il festeggiato”

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“Tante volte la realtà che ci circonda sembra essere inospitale e arida”. Viene in mente questa frase di Papa Francesco guardandosi intorno in questi giorni, man mano che il Natale si avvicina. Alla fine di novembre si accendono le luci e un mese trascorre in un soffio, in un turbinio confuso di code interminabili in auto, pubblicità a ritmo martellante, rumore di pensieri e di voci, l’ossessione imposta dei regali. L’attesa della festa è turbata da tempi cupi e difficili: le inquietudini della Terra Santa, focolai di guerra in molte parti del mondo, la minaccia costante del terrorismo, le tensioni sulle armi nucleari. Le carte dei pacchetti regalo hanno sempre un aspetto luccicante, ma per molti si fanno più distanti, più faticose: cresce la povertà; il moltiplicarsi delle promozioni nei negozi (in genere scarse fino a Natale) dà un segnale chiaro sull’andamento dei consumi, non così splendente come i dati nazionali (secondo i quali l’economia è in ripresa) vorrebbero suggerire.
In questo clima, reso più aspro dalla frenesia delle cose da fare, degli impegni, delle scadenze, manca il tempo per pensare, e il silenzio pare troppo vuoto per durare a lungo, per lasciar emergere il vero senso del Natale. Dice ancora Papa Francesco: “Si fa festa, ma spesso ci si dimentica di chi è il festeggiato”. Basta poco, però, per ribaltare la prospettiva. Basta, per esempio, seguire il consiglio semplice offerto dal Papa nell’Angelus di domenica scorsa: “assumere un atteggiamento di gioia costante, di preghiera perseverante, di gratitudine”. Non è facile essere felici “anche quando le cose non vanno secondo i nostri desideri”. Papa Francesco però invita a cercare “quella gioia profonda, che è la pace. Le angosce, le difficoltà e le sofferenze attraversano la vita di ciascuno, tutti noi le conosciamo”. Per combatterle, suggerisce il Papa, l’arma più efficace è attingere alla fede: “quanto più siamo vicini a Gesù, tanto più ritroviamo la serenità interiore, pur in mezzo alle contraddizioni quotidiane. Se togliamo Gesù, che cosa rimane del Natale? Una festa vuota”. E’ un consiglio controcorrente, difficile, “di minoranza”. Forse, però, seguendolo, si potrà trovare quella luce di cui parlano Anna Maria Cànopi, Mariapia Veladiano, Enzo Bianchi e il giovane missionario bergamasco Davide Cavalleri nel nostro dossier, e offrirla a chiunque incontriamo, perché “Il Natale è per tutti, anche per chi non crede”.

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