Il vescovo Francesco Beschi sulla cessione della chiesa degli Ex Ospedali Riuniti: vicinanza fraterna alla Comunità Ortodossa rumena

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Nell’abbondanza delle voci che si stanno ricorrendo sulla vicenda della cessione della chiesa degli Ex Ospedali Riuniti, condividiamo il commento del vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi pubblicato su L’Eco di Bergamo del 26 ottobre. 

La notizia dell’assegnazione della chiesa del vecchio ospedale alla comunità musulmana cittadina che si è aggiudicata il bando predisposto dall’Ente proprietario, è capace di suscitare riflessioni che superano le risposte più immediate che in queste ore si sono susseguite. La chiesa del vecchio ospedale appartiene alla memoria della comunità bergamasca che negli Ospedali Riuniti e ora nell’Ospedale Papa Giovanni si riconosce e si identifica. Non per nulla, caso raro in Italia, insieme alla costruzione del nuovo Ospedale è stata prevista e sostenuta dalla comunità cristiana e dall’intera comunità bergamasca una nuova e bella chiesa, per le celebrazioni e per la preghiera personale. In questi ultimi anni abbiamo accompagnato con favore la sistemazione della consistente comunità ortodossa romena che ha trovato nella chiesa del vecchio ospedale e nelle sue adiacenze, la collocazione più adeguata alle necessità dei numerosi fedeli.

È questa comunità che si è disposta a partecipare al bando indetto con la convinta determinazione di poterlo vincere ed entrare così in possesso pieno della chiesa e degli ambienti vicini. Così non è avvenuto: il bando è stato vinto da una delle associazioni musulmane presenti nella nostra città.

Ci troviamo di fronte quindi ad una situazione sorprendente, per cui una chiesa, di proprietà dell’Ente pubblico, diventerà, attraverso procedure legittime, un luogo di culto musulmano.

Bisogna ammettere che tutto questo alimenta sconcerto nell’intera comunità cristiana cattolica e ortodossa, pur nel riconoscimento del legittimo diritto per comunità di altre religioni a poter pregare in luoghi deputati per questo e spesso ostacolate nella realizzazione di questo diritto. L’esito paradossale di questa vicenda è sotto gli occhi di tutti e ritengo debba alimentare assunzioni di responsabilità, da parte di chi ci governa, nei confronti delle diverse comunità religiose, non ultima quella ortodossa romena ora rimasta senza una chiesa per pregare e alla quale desideriamo manifestare la nostra vicinanza fraterna e l’impegno per la ricerca di una nuova sistemazione.

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