Il musicista nero e l’autista italoamericano: amicizia e discriminazione razziale in “Green book”

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Da un lato un buttafuori italoamericano, che si arrabatta tra lavoretti vari (e non sempre del tutto legali) per mantenere la famiglia, dall’altro un ricco e raffinato musicista con casa sopra la Carnegie Hall, plurilaureato e apprezzatissimo dalle élite colte degli Stati Uniti. Sarebbe tutto abbastanza lineare se non per un piccolo – ma non poi così tanto in quel contesto – particolare: il buttafuori, Tony Vallelonga alias Tony Lip, è bianco, mentre Don Shirley è nero. E questo, negli Stati Uniti degli anni Sessanta, cambia tutto. A raccontare la storia vera di un’amicizia inusuale è“Green Book”, film diretto da Peter Farrelly  e che vede come protagonisti un magistrale Viggo Mortensen nei panni dell’italoamericano Tony e un intenso Mahershala Ali a interpretare il musicista afroamericano Don Shirley, entrambi candidati al premio Oscar (come miglior attore protagonista il primo e come miglior attore non protagonista il secondo). Il film, che uscirà nelle sale italiane il prossimo 31 gennaio 2019, ha ottenuto il premio del pubblico al Toronto International Film Festival del 2018 e al Philadelphia Film Festival e mostra, tra un sorriso e una risata dal gusto amaro, le discriminazioni quotidiane che le persone di colore subivano in un’America profondamente razzista e ipocrita.

La pellicola ha come protagonista Tony “Lip” Vallelonga, un italoamericano che lavora come buttafuori in uno dei migliori club di New York. Quando il locale chiude per alcuni mesi, Tony trova un impiego come autista: dovrà infatti scortare il pianista jazz afroamericano Don Shirley in un tour musicale negli Stati del Sud, occupandosi di organizzare i pernottamenti, i pasti e tutti gli spostamenti. Inizia così un viaggio on the roadall’incontrario, perché per il periodo – siamo nel 1962 – è impensabile che un nero si faccia scarrozzare in giro da un bianco: giorno dopo giorno e discriminazione dopo discriminazione, però, l’irriverente Tony (appassionato di black music e decisamente popolare nei comportamenti) e il raffinato Don (borghese all’ennesima potenza e formatosi nei conservatori europei) cominceranno a conoscersi, a superare le reciproche differenze e diventeranno infine grandi amici. Saranno soprattutto le assurdità dell’apartheid made in USA ad avvicinare i due uomini: già, perché se da un lato gli enti erano prontissimi a sborsare fior di quattrini pur di organizzare per i propri associati i concerti di un virtuoso del pianoforte dome Don Shirley, dall’altro le concessioni alla parità tra bianchi e neri erano praticamente assenti. Ed ecco allora che Don è chiamato a suonare, sì, ma al tempo stesso non può utilizzare utilizzare il bagno dei bianchi (per i neri c’erano le latrine all’esterno), viene fermato più volte dalla polizia perché “in quanto nero” non può stare fuori casa dopo una certa ora di sera, non può sedersi a mangiare in quei ristoranti che lo invitano a suonare né dormire negli hotel destinati ai bianchi, perché per gli afroamericani c’erano strutture apposite: fatiscenti, malandate e sporche. Il titolo del film fa appunto riferimento alla Negro Motorist Green Book, una guida ai ristoranti e agli hotel che accettavano i neri. E mentre Don, tristemente abituato a queste sottili ma dolorose discriminazioni, le accetta con classe, è il rude ma sensibile Tony ad opporvisi, in nome del rispetto e dell’amicizia verso il suo nuovo datore di lavoro.

“Green book” è un film da guardare con grande attenzione. Si ride, questo sì, perché sono esilaranti i siparietti tra Don e Tony e perché altrettanto esilarante è il gioco degli opposti creato dal regista – è il bianco a vivere gli ambienti popolari, mentre il “negro” ha sempre vissuto in una bolla dorata fatta di cultura e di eleganza –  ma sono risate amare, che scavano in profondità, gettando luce chiara sui pregiudizi interiorizzati dalla società. E mostrano anche, dolorosamente, la solitudine di un uomo come Don Shirley, in bilico tra due mondi senza appartenere realmente a nessuno dei due: «Se non sono abbastanza nero, né abbastanza bianco, né abbastanza uomo, mi spieghi che cosa sono io?», urla infatti Don al suo autista in una delle scene più toccanti del film.

Commedia drammatica, riflessione sull’identità confusa di una società composta da amalgami di culture, ritratto vivido sulle ricadute quotidiane delle discriminazioni razziali e storia di un’amicizia al maschile assolutamente priva di pesantezze retoriche e didascaliche, “Green book” è un film indimenticabile, da guardare con tutta la famiglia. Per ridere e, al tempo stesso, indignarsi e riflettere.

Trailer del film: https://www.youtube.com/watch?v=GmqdPdCC5CQ

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