La vita a incastro: le feste ci fanno scoprire che siamo troppo organizzati

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Ci vogliono le feste, per rendersi conto che ci siamo un po’ troppo organizzati a incastro la vita. Soprattutto per quanto riguarda i figli. C’è la scuola, c’è il doposcuola, ci sono la palestra, l’inglese, la chitarra. Da quando si alzano al mattino sino a quando vanno a letto la sera la loro giornata è cadenzata da mille attività, più o meno importanti, più o meno formative, in ogni caso impegnative. Nel senso letterale della parola: richiedono tempo e impegno.

Non c’è spazio per la noia. Quella con la quale fino a qualche generazione fa i bambini erano abituati a convivere. Sapevano gestirla, incanalarla, trasformarla in nuovi giochi e avventure. Quando i pomeriggi erano lunghi, gli adulti impegnati nelle loro faccende, i figli lasciati soli spesso e senza sensi di colpa.

Oggi è tutto un po’ più complesso. I genitori hanno il terrore di lasciare indietro bambini ai quali si richiedono mille competenze e capacità. Si sentono in dovere di soddisfare ogni loro “esigenza” pena il considerarsi madri e padri inadeguati, studiano giochi e passatempi montessoriani per garantire stimoli e attività formative, poi finisce che la quotidianità non cadenzata fanno fatica a gestirla. O almeno questo accade a me. Che davanti a due settimane di vacanza, con i bambini piccoli in casa, vado in panico.

Cosa inventi per farli divertire tutto il giorno? Se non migri verso nuovi orizzonti e settimane bianche come organizzi la loro giornata? Già, a quello si torna. Al programmare, strutturare, prevedere. L’imprevisto spaventa. Poi per caso scopri che invece il “lascia che sia” ha il suo bel perchè. “Bambini, oggi non abbiamo nulla da fare. Nel vero senso della parola. Non ho amiche alle quali aggregarmi, non ci sono amichetti da invitare a merenda, non andremo da nessuna parte. A dirla tutta devo anche un po’ lavorare al pc. Ok?”. Beh, ok. Anzi. Salti di gioia. A quanto pare a loro non dispiace per niente non sapere cosa faranno da qui a tre ore.

E se all’inizio facevo di tutto per partecipare anche io a ogni loro gioco improvvisato, dopo una settimana ho imparato a ritagliarmi i miei spazi e a lasciarli fare. Saltano, corrono, cantano, litigano. Meno intervengo più si autogestiscono, il loro equilibrio sanno trovarlo. Anche se sono piccoli, anche se io continuo a sentirmi in colpa se non dedico loro tutta la mia attenzione. I momenti di noia, essendo loro in due, in realtà sono rarissimi. Ma servono. Alice si mette il dito in bocca e prende in braccio il suo orso per rilassarsi, Tommy segue fisso la scia di una delle sue macchine come sotto ipnosi. Poi ripartono. Si trasformano in pirati, poi in elfi, poi tornano bambini. C’è il tempo per arrangiarsi, c’è il tempo per giocare con mamma e papà, c’è il tempo per ogni cosa.

Poi le vacanze finiranno. Ma sarebbe bello conservarne la magia e poter smettere, ogni tanto, di programmare ogni giornata. Soprattutto quelle dei bambini. Che dovranno già sin troppo, in un futuro non troppo lontano, gestire a incastro mille impegni e responsabilità.

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