Libri in passerella a Torino. Sandra Petrignani: “La letteratura aiuta a uscire dalle gabbie della realtà”

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La XXXII edizione del Salone Internazionale del Libro si svolge a Torino da oggi 9 maggio fino al 14 nei padiglioni del grande centro industriale rimodellato da Renzo Piano nel 1985 del Lingotto Fiere, ideale location per ospitare l’evento, il cui fittissimo calendario di appuntamenti vedrà presente tutta l’editoria italiana. Ci sarà dunque il pieno di eventi, riflessioni, dialoghi, letture e incontri legati al mondo del libro, della cultura e dell’arte. 

Cinque giorni in cui a Torino arrivano autori e editori provenienti da tutto il mondo. Tra gli ospiti segnaliamo: Fernando Savater, uno dei più importanti intellettuali spagnoli di oggi, Masha Gessen, giornalista e attivista di origini russe ora residente a New York, Wole Soyinka, Nobel per la Letteratura 1986, attivista e scrittore nigeriano di etnia yoruba.  Il 2019 è l’anno del centenario della nascita di J. D Salinger e al Salone sarà ospite Matt Salinger, attore e produttore, figlio dello scrittore del cult “Il giovane Holden”. 

Il tema del Salone Internazionale del Libro di Torino 2019 è “Il gioco del mondo” di Julio Cortázar, una delle opere più felici e influenti degli ultimi cinquant’anni, la lingua ospite sarà lo spagnolo e la Regione italiana ospite sarà invece le Marche.

Saranno moltissimi gli scrittori che presenteranno i loro figli di carta, tra i tanti, anche la scrittrice Sandra Petrignani (“La scrittrice abita qui”, “Addio a Roma”, “Marguerite”, “La corsara”) sarà al Lingotto, dove venerdì 10 maggio alle ore 10,30 presso la Sala El Dorado dialogherà con il pubblico presentando il libro “La persona giusta” (Giunti, Collana “Arya” 2019). Per la prima volta la brava autrice si cimenta con un nuovo genere letterario, nell’ambito di una nuova Collana editoriale dedicata ai giovani lettori. 

Abbiamo domandato a Sandra Petrignani un parere sul significato di eventi come quello del Lingotto in un Paese come il nostro, dove si legge poco, sull’importanza di questa storica manifestazione e di raccontarci l’attualità dei temi trattati nel suo ultimo romanzo.

Quale posto migliore del Salone del Libro di Torino per lanciare una nuova collana editoriale come quella che ospita “La persona giusta”? 

«Infatti, credo che non potesse esserci inaugurazione migliore per una collana del genere, che in Italia ancora non esisteva. Niente di meglio di un Salone del Libro visitato da tanti giovani, da molti insegnanti, da giornalisti specializzati. Si tratta di una collana per Young Adult, quei misteriosissimi “giovani adulti” che cercano storie in cui riconoscersi».

Ha rappresentato una vera scommessa scrivere il libro? 

«Ogni libro è in qualche modo una scommessa, ma certo con “La persona giusta” mi sono allontanata dal mio solito centro d’interesse, che è una narrazione alimentata da elementi biografici. Con questo libro sono tornata al romanzo, agli intrighi della trama, alla costruzione di personaggi di fantasia, ai dialoghi serrati, a una contemporaneità problematica». 

“La persona giusta” tratta temi attualissimi come il razzismo, l’integrazione e l’accoglienza. Ce ne vuole parlare? 

«I miei due protagonisti sono strettamente partecipi della realtà in cui vivono. M’interessava il contrasto fra le loro due famiglie: lui, Michel, figlio adottivo, si muove in un ambiente colto e molto borghese, pur avendo origini umili e una pelle scura, che non lo fa passare inosservato in un clima di rinascente razzismo. Lei, India, ha una famiglia allargata, sua madre è una commerciante, tarda erede dei Figli dei Fiori, scombinata ma affettuosa. Ho messo i miei personaggi in stretto rapporto con la loro realtà, le canzoni che ascoltano, le cose che amano, le forti relazioni che hanno col “gruppo” di amici, con fratelli e sorelle, con Instagram e i social».

L’edizione 2018 del Salone del Libro di Torino ha battuto anche i record dell’anno precedente con un grande aumento di visitatori e di editori che hanno partecipato con i loro stand a questa grande manifestazione. Che cosa ne pensa, considerando che gli italiani non sono un popolo di lettori forti? 

«Penso: evviva! Cento, mille Saloni così che attirano lettori forti e futuri lettori. Nel mio libro ho introdotto riferimenti e stimoli continui verso la grande letteratura, da Dumas a Bassani a Camus a Duras…».

Un capolavoro del Novecento che ha cambiato la storia del romanzo e la vita di molte persone che l’hanno letto. È “Il gioco del mondo”, opera del grande maestro del 900 Julio Cortázar, il titolo e il tema scelti per l’edizione 2019. Il libro spiega che la cultura non contempla confini ma anzi li salti, rompendo divisioni e superando muri? 

«Julio Cortazar non è certo uno scrittore facile che rimanda a facili slogan. Cortazar non ha “messaggi” da darci. È la letteratura in sé un grande gioco. Non chiediamole di sostituire la politica. La letteratura è e resta un’altra cosa: un modo, semmai, per uscire dalla gabbia stretta del mondo, ed esplorare l’indicibile».

La lingua ospite e non più il Paese sarà lo spagnolo, giacché per Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone del Libro: “Partendo dal presupposto che i Paesi hanno un confine, ma la cultura no, abbiamo deciso di ospitare la lingua più parlata al mondo, lo spagnolo”. Qual è a Suo parere un classico della letteratura spagnola che meglio incarna lo spirito del popolo iberico? 

«Sempre e comunque il “Don Chisciotte”. Non so cosa incarni, ma è uno dei più grandi libri del mondo».

 

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