L’invito alla lettura: “Il volto: epifania e mistero” di Massimo Grilli

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Torna la rubrica quindicinale di consigli di lettura dalla Biblioteca diocesana del Seminario Giovanni XXIII. Questa settimana proponiamo una recensione de “Il volto: epifania e mistero” di Massimo Grilli (edizioni Qiqajion, Comunità di Bose).

Si nasce con un volto, ma poi è la storia che, lungo il cammino, ne definisce i tratti.

L’itinerario proposto in questo libro dall’autore Massimo Grilli, presbitero della diocesi di Palestina e professore presso la Pontificia Università Gregoriana, è quello di ripercorrere, attraversando alcune pagine dell’Antico e del Nuovo Testamento, il cammino storico-salfivico mediante la metafora del volto: il volto dell’uomo, ma anche il volto di Dio. Una riflessione di antropologia biblica dunque che guarda insieme al volto di Dio che si è rivelato lungo la storia, nella sua dimensione epifanica e nella sua dimensione dialogica con l’uomo, e al volto dell’uomo, luogo della sua identità e responsabilità.

Partendo da un’analisi semantica dei termini usati in ebraico, greco e italiano per indicare il volto, l’autore prosegue citando il filosofo Emmanuel Lévinas che definisce il volto innanzitutto come alterità: l’uomo percepisce il suo volto solo guardando chi gli sta di fronte, solo mettendosi faccia a faccia con l’altro da sé.

Si percorrono così le pagine della Genesi, dove il volto esprime insieme fragilità (è fatto di terra e di polvere) e mistero (ha il soffio di Dio), creato ‘a immagine e somiglianza’ del suo Creatore, posto nel confronto, anche duro e lacerante, faccia a faccia con l’altro (illustrato dalla storia di Sara e Agar), ambiguo quando indossa delle maschere (come mostra il travestimento di Giacobbe), portatore di un nome che deve essere ancora rivelato (nella richiesta di Mosè al suo Dio).

L’uomo a tratti cerca (Salmo 27) e a tratti si nasconde e fugge (la storia del profeta Elia) dal volto di Dio, finché diventa carne e parola in Gesù, il cui volto sfigurato e trasfigurato diventa il compimento dell’amore che permette all’altro, all’uomo, di essere.

Tra le tante possibili declinazioni, l’autore ha quindi scelto quella che mostra il volto come espressione di una ‘soggettività dialogica’, dentro una storia in cui l’“io” incontra il “tu” che gli sta di fronte, per plasmare un “noi”, che non è fusione o confusione, ma accoglienza reciproca e compimento.

Nel volto, Dio e l’uomo rivelano il loro mistero di presenza e inaccessibilità, di appartenenza e libertà.

Silvia Piazzalunga

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