Comunità aperte per Coronavirus: la Quaresima si reinventa e allarga i confini (virtuali)

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“Ora ci è chiesto di vivere con tanta umanità e da credenti questa pagina della nostra storia”. Così si presenta “Ogni giorno”, il foglio che don Stefano Manfredi, parroco di Lurano, distribuisce ogni giorno a circa 500 fedeli attraverso whatsapp. Meditazione, lettura, ascolto del Vangelo, preghiera, approfondimento: c’è un po’ di tutto questo per accompagnare il percorso della giornata in questo tempo strano, questa Quaresima così fuori dalle righe.

Qualcuno interpreta questo momento di messe, riunioni, catechesi sospese come “assenza” della Chiesa, ma si sbaglia. La presenza è diventata più rarefatta, impalpabile, ma allo stesso più intensa, perché mira a ciò che è essenziale, e insieme può aiutare a non perdere la rotta in un momento di grande smarrimento: “Non vogliamo restare isolati – scrive ancora don Stefano – non vogliamo chiuderci nella paura e nel sospetto. Desideriamo invece custodire la comunione servendoci ancora della carta stampata o di un documento da inviare a mezzo digitale, per scoprire la bellezza di pregare insieme seppure in diversi luoghi e non più nell’edificio chiesa”.

Ci restano le parole, e forse in questo momento molto più che in altri abbiamo l’opportunità di riscoprirne il valore, la bellezza, l’importanza, come un filo che ci lega e non deve estinguersi.

Molti preti segnalano un aumento nelle chiese di persone di passaggio per una preghiera solitaria: ferme davanti all’altare, affidano le proprie intenzioni e poi vanno via. Alcuni, come don Enrico d’Ambrosio, parroco di Campagnola, in città, hanno inventato con creatività diverse forme di vicinanza “virtuale”: riflessioni, approfondimenti, preghiere, quaderni per lasciare le proprie annotazioni. “Cari campagnolesi – scrive don Enrico sul quaderno rosso che ha lasciato in Chiesa insieme ai testi delle letture del giorno – e cittadini del mondo. Qualora qualcuno di noi uscendo per necessità passi per la chiesa troverà la porta aperta, uno spazio da abitare, un tempo per sostare, fermarsi in silenzio, in ascolto, troverà la Parola aperta per essere accarezzata, letta e custodita nel cuore, troverà un quaderno rosso dove poter lasciare un segno, una traccia del proprio passaggio, come un filo che affronta l’ordito e diventa una trama comune per rimetterci in viaggio sentendoci legati – e non isolati – gli uni agli altri”.

C’è chi, come don Matteo Cella, curato di Nembro, uno dei paesi più colpiti dall’epidemia, e altri curati come lui, inventa nuove forme di comunicazione, come i podcast (interventi audio che si possono scaricare e ascoltare) postati su spreaker. I ragazzi hanno una grande familiarità con lo strumento, ma comunque il don ha pensato anche a un tutorial fatto per aiutarli a familiarizzare con l’applicazione. Questo può diventare un momento fertile di sperimentazione, anche dal punto di vista pastorale, sperimentare nuovi luoghi di incontro, nuovi spazi di ascolto e di confronto.

I mezzi messi in campo per stare “vicini” e tenere unite le comunità sono soprattutto quelli delle bacheche dei social network e dei video, girati spesso con l’aiuto di giovani collaboratori parrocchiali. Come scrive don Massimo Maffioletti, parroco di Longuelo “Stiamo imparando ad essere comunità inviandoci o spedendoci buoni pensieri e coraggiose speranze. Dobbiamo trovare briciole di tempo per (reimparare a) pregare insieme nelle nostre case. Intanto vi invito ancora a passare dalla nostra chiesa. Sono molte le possibilità di riflessione e cammino: in chiesa troverete la scheda della predicazione preparata insieme a don Giuliano Zanchi, la riflessione attorno alle tele di Gianriccardo Piccoli, il foglietto domenicale, la lettera del vescovo. Spediremo tutto questo materiale anche attraverso la News Letter della comunità (chi desidera riceverla scriva mail a segreteria@ parrocchiadilonguelo.it lasciando il proprio indirizzo di posta), oppure si può trovare sul sito parrocchiadilonguelo.it”.

Foto copyright Giovanni Diffidenti

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