Matrimonio in crisi

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Cara suor Chiara,

sono sposata da cinque anni, ho un bambino che frequenta la scuola materna, ma purtroppo da tempo non vado più d’accordo con mio marito. Lui non è mai contento di me, dice che non sono capace di tenere la casa, che non sono una buona madre. Si lamenta perché lavoro troppo anche se è consapevole che in momenti come questi è già molto che io possa contribuire con il mio stipendio ad arrivare a fine mese: non siamo ricchi e io penso anche al futuro di mio figlio. Quando vuole far valere le sue ragioni grida e così chiude il discorso, perché io cerco di mettere pace per non spaventare il bambino. Sono credente e considero il matrimonio un vincolo indissolubile, ma non ce la faccio ad andare avanti così. Mi sto consumando, sono sempre triste, non ho più speranze per il futuro. Può darmi un consiglio?

Cinque anni di matrimonio non sono molti, cara lettrice, ma sufficienti per aver sperimentato la bellezza e la fatica della convivenza, della costruzione di relazioni quotidiane nelle quali il “sogno” dell’amore iniziale ha lasciato posto alla concretezza e al realismo del quotidiano. Se poi è presente la difficoltà e la precarietà della crisi economica che spinge al lavoro per la sussistenza  di entrambi i coniugi, comprendo come l’equilibrio possa essere fragile. Subentrano la tensione e l’insoddisfazione, l’incapacità di vedere il bene e la dedizione, la fatica dell’ascolto e del dialogo che ledono la vita di coppia.

Il matrimonio cristiano è radicato nella fedeltà di Dio  che si pone come custode e garante dell’amore umano, lo  sigilla e lo rende cosa-sacra. La Sua presenza diviene forza nella debolezza, sapienza nelle vie da intraprendere, luce  nei passaggi di tenebra, nei quali la malattia, l’incomprensione possono  ferire e provare l’amore. In questi momenti, affidarsi nella preghiera, a Colui che è l’origine e il fondamento dell’amore umano, è decisivo. Occorre rinnovare l’amore iniziale, rimotivarlo, mai darlo per scontato. Fare memoria dell’inizio, dell’innamoramento che vi ha portati a scegliere di legarvi per tutta la vita in un patto indissolubile e che si è reso visibile in vostro figlio.  Ritrovare il linguaggio fatto di gesti semplici, di ascolto, di dialogo, di  pazienza, perdono e comprensione. Recuperare come coppia, spazi di intimità, di gratuità, per portare alla luce il bene, quei sentimenti positivi, quei valori a cui riferirvi per rinnovare la vostra reciproca fedeltà. Cercare insieme le vie per un intesa profonda, per un amore più maturo, forgiato e plasmato anche nella fatica e nella sofferenza, e per questo più autentico. Evitare la suggestione dello scoraggiamento, della mentalità corrente che invita a rispondere alla fatica e alla crisi con il cambiare e  interrompere il matrimonio.

Certo, occorre essere anche consapevoli che alcuni passaggi della vita non li si può attraversare da soli.  È  necessario l’aiuto di persone competenti, che da credenti, si fanno compagni nel vostro cammino, offrendovi strumenti adatti e necessari per rileggere la vostra vita di coppia. Serve uscire dalla solitudine o dall’isolamento e  aprirvi alla comunità cristiana che vi ha generato e che si è resa testimone, con il sacramento del matrimonio, del vostro amore. Nella preghiera e nella condivisione, la Chiesa continuerà a sostenervi, ad avere fiducia in voi, ad aiutarvi a credere alla promessa di vita racchiusa nel vostro “si”,  a renderlo ancora possibile in quel cammino della croce, dietro il Signore Gesù che sfocia nel mattino di Pasqua con il dono della sua vita nuova. Anche noi vi siamo vicine. Buon cammino!

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