Designing the sacred: così il sacro arriva alla Biennale di Venezia

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Un legame dalle radici antiche, quello tra arte e liturgia, che nella società contemporanea ha trovato lo spazio per la ripresa del dialogo, in un lavoro progettuale intenso, senza un’intesa univoca ma all’interno di un terreno che mostra anche sperimentazioni felici. Una sintesi del lavoro e del rapporto tra architetti e artisti contemporanei con il sacro, questo l’obiettivo del progetto di ricerca “Designing the sacred” proposto da Marco Sammicheli, Andrea Dall’Asta e Giuliano Zanchi all’interno di Monditalia, una delle tre sezioni della Biennale di Architettura, mostra pluridisciplinare che vuole offrire uno sguardo il più possibile completo e attento sul nostro Paese.

Un’Italia non celebrata ma raccontata, un’Italia mostrata attraverso i suoi progetti, le sue potenzialità e le sue difficoltà, un’Italia che diviene un esempio della situazione attuale europea e mondiale, un’Italia non autoanalizzata in modo parziale ma fotografata da curatori italiani e stranieri. Un’istantanea che si può gustare ancora per un po’, fino al 23 novembre, alla Biennale di Architettura di Venezia (tutte le informazioni necessarie si possono trovare qui: http://www.labiennale.org/it/architettura/index.html)

DESIGNING THE SACRED: RICERCA TRA FEDE E ESTETICA CONTEMPORANEA

All’interno delle 41 installazioni che delineano il profilo del nostro paese non poteva mancare una sezione in cui riflettere su un tema fondamentale, il sacro, nella dimensione del dialogo tra arte e fede, del dialogo tra la Chiesa e la cultura a lei contemporanea, tra la Chiesa e il proprio tempo. Un tema questo che ha trovato nuova linfa e nuove prove a partire dalle esortazioni di Paolo VI e dalla riforma liturgica del Concilio Vaticano II ma che ha ancora bisogno di fare strada e di trovare autenticità in esperienze sempre più consapevoli.

Tre i curatori e una la localizzazione geografica, in accordo con la linee guida di Monditalia: Sammicheli, Zanchi e Dall’Asta hanno sviluppato una ricerca che vuole essere l’occasione per riaccendere il dibattito anche nella comunità laica, a partire da professionalità ed esperienze periferiche, poco conosciute o presto dimenticate e iniziando il viaggio da una città, la nostra Bergamo.

Si, Bergamo, perché tra le dieci architetture scelte, in Italia ma anche in Etiopia e Qatar, punto di partenza è proprio una città dove forte è il radicamento nella tradizione ma dove trova spazio anche una vivace sperimentazione. In mostra, all’interno di questa installazione molto semplice, che sceglie le forme di un display su cui sfogliare le pagine di un ipotetico catalogo, la Chiesa della parrocchia del Sacro Cuore Immacolato di Maria a Brembo di Dalmine dove lo studio PBEB Architetti (Paolo Belloni e Elenza Brazis) ha ripensato, nel 2011, le forme industriali dell’edificio preesistente realizzando uno spazio pulito e neutro, in cui il tema della luce è l’unico filo conduttore. Accanto a lei la Chiesa di San Giacomo Maggiore a Sedrina in cui lo studio degli architetti Guglielmo Renzi e Tullio Leggeri con gli artisti Mario Airò e Stefano Arienti ha realizzato nel 2010 il riallestimento liturgico di una chiesa del ‘500.

Un percorso che si snoda poi in tappe lungo tutta la penisola, includendo opere realizzate dagli anni ’70 ad oggi che mostrino in modo evidente un riuscito incontro tra cultura della fede e estetica contemporanea, come a Cividale del Friuli, Barbagelata di Lorsica e Reggio Emilia. “In linea di massima, nella scelta dei progetti da portare alla Biennale abbiamo concentrato l’attenzione su quei luoghi liturgicamente rispettosi, capaci di parlare un linguaggio contemporaneo”, spiega Marco Sammicheli. Un progetto per raccontare lo sforzo di “chi realizza edifici di culto, liturgicamente adeguati al dettato postconciliare, agganciati al dibattito dell’arte contemporanea per rinnovare un immaginario prigioniero della devozione più anacronistica, aperti alle dinamiche sociali che un’architettura accende”.

Spazio anche alle esperienze che invece risultano fragili, discutibili, ma sulle quali è comunque opportuno riflettere per comprendere e delineare una giusta direzione di ricerca. Valenza, Roma e San Francesco di Paola le tre città che ospitano edifici inadatti al proprio tempo, esperimenti discutibili per quel che riguarda le qualità architettoniche e spirituali.

Opere significative, modelli virtuosi e tentativi mediocri. Designing the sacred realizza un racconto completo dell’arte sacra di oggi, offrendo l’occasione per una riflessione su problematiche architettoniche, liturgiche e artistiche.

 

 

 

 

 

 

 

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