Qualcuno vi dice che “non c’è trippa per gatti”? Macché! Ascoltiamo nonna Bettina…

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Torniamo nella cucina di nonna Bettina, per scoprire come si fa un piatto oggi forse un po’ inconsueto, la trippa, e per ascoltare una romantica storia d’amore d’altri tempi.

Nonna Bettina mi propone di preparare la trippa. -L’aria s’è rinfrescata, piove a dirotto, ci sta a pennello-, mi dice.
La trippa è un piatto della tradizione che entra sempre più raramente nelle case dei giovani e, al pari di lumache e rane, suscitano una lieve smorfia di disgusto in chi non supera l’ostacolo psicologico.
Nonna Bettina, nonostante sia schifiltosa di natura, sulla trippa non s’è mai fatta questo problema. La trippa è troppo buona per dire di no.
E allora inizia a prepararla di primo mattino, in anticipo di cinque ore sull’appuntamento che ci eravamo dati, privandomi della possibilità di immortalare le fasi salienti con qualche scatto.
-Lascia stare le foto-, si giustifica, -senti che profumo-.
La trippa è lì pronta che mi aspetta e il profumo è intenso e piacevole. Mi crea un reverbero di stomaco.
-E la storia?- chiedo alla nonna, per farle notare che insieme alla ricetta c’era sempre un racconto della sua vita.
-Cosa vuoi che ti racconti?-
-Quello che ti va-
-Ne ho viste tante, non saprei scegliere-.
Faccio spallucce.
-Te l’ho mai raccontato che quand’ero giovane, prima che conoscessi tuo nonno, c’era una ragazzo del Foresto che mi faceva la corte?-
L’idea mi fa sorridere perché il nonno e la nonna li ho sempre visti insieme, come fossero nati appaiati.
-Non lo sapevo- dico con un sottofondo d’incredulità. -E che è successo?-.
-Ogni tanto veniva a Villongo, vicino alle scuole, dove stavo io. Sapevo che mi faceva la corte perché regalava le caramelle a mia sorella. Le diceva di darmele, e di farmi sapere che erano un suo regalo-.
-E tu?-
-Mi prendevo le caramelle e finita lì. Non mi piaceva e non gli davo corda. Poi ho conosciuto il nonno. Ogni pomeriggio, verso le quattro, scendevo a piedi da Villongo a Sarnico per portare la brenta del latte in latteria, e tuo nonno mi veniva incontro sulla strada quando finiva il lavoro. Poi il padrone della latteria ha comprato il furgoncino ed è finita la suonata-.
-Cioè?-
-Quello passava a ritirare il latte col camioncino, in casa, mi risparmiava il viaggio-.
-E non avevi più la scusa per vedere il nonno-.
-Infatti. È toccata al nonno, nei giorni di festa, venire a Villongo-.
La nonna mi dà la fondina piena.
-Insomma, per quello del Foresto non c’era trippa per gatti- le dico per restare in tema.
-In quel caso era proprio così. Non c’era trippa per gatti-.

INGREDIENTI PER 4 PERSONE AFFAMATE

1 Kg di trippa (la nonna suggerisce foiolo, più magro rispetto agli altri tagli)
3 patate
250 grammi di fagioli corona
2 carote
2 cipolle di piccole dimensioni
1 gamba di sedano
4-5 foglie di verza
Prezzemolo
Una spiga di aglio
Un bicchiere di olio di oliva
Un dado
Mezzo cucchiaio di concentrato di pomodoro
Un pizzico di spezie miste

PROCEDIMENTO

Tagliare il foiolo a pezzi non troppo lunghi, lavarlo e farlo bollire in acqua per quindici – venti minuti circa.
Nel frattempo, tagliare tutta la verdura a pezzetti (fagioli esclusi). Lasciate le patate, che tendono a disfarsi durante la cottura, a pezzi più grossi rispetto alle altre verdure.
Cambiate l’acqua al foiolo, in modo che il grasso in eccesso della carne venga eliminato.
Unite tutti gli altri ingredienti e lasciate bollire.
Aggiustate di sale
Il tempo di cottura è un dilemma da grandi chef. La nonna, che ama le pietanze ben cotte, la lascia bollire a fuoco lento per oltre 4 ore.
-Più cuoce, meglio è- mi dice. -E poi-, verso il mio orecchio, come fosse un segreto, -vedrai domani come sarà buona-.

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