Natale, regali e dintorni. Suor Chiara pensa che…

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Cara suor Chiara, sta avvicinandosi il Natale e si presenta il solito problema dei regali. Mi puoi aiutare a mettere d’accordo la necessità dei regali e la vecchia, preziosa virtù della temperanza? Perché anche qui non mi pare sia la strada giusta quella di dire un no totale a qualsiasi regalo in nome della povertà del Natale. O sbaglio? Grazie Camillo.

Sono d’accordo con lei, caro Camillo! Non credo sia giusto dire un no totale a qualsiasi regalo in nome della povertà del Natale! Non è questo che ci viene chiesto. Al contrario siamo chiamati a celebrare la solennità della Nascita del Signore esprimendo, anche attraverso piccoli doni, la gioia e l’amore che abbiamo nel cuore.

DIO REGALA

Come integrare, allora, questa bella ed umana necessità con la vecchia, preziosa virtù della temperanza? È questa la sfida di ogni Natale! Riflettendo un poco, mi pare di cogliere quanto sia urgente ricomprendere il significato del “regalo” nella sua relazione con il Natale, considerata, per antonomasia, festa dei regali. Anzitutto, occorre considerare che tale tradizione viene proprio dal contenuto stesso del Natale: Dio, con la nascita di Gesù, REGALA a tutti noi, in modo totalmente gratuito e senza guardare a spese, suo Figlio Gesù offrendocelo nel presepe, povero e umile. Se poi consideriamo l’intera esistenza del Figlio di Dio, vediamo come Egli si è fatto “regalo” per le persone che ha incontrato, donando a tutti di conoscere il cuore e il volto di Dio, Padre premuroso e sollecito, grande elemosiniere, che non trattiene nulla per sé, ma tutto a noi si dona. Sino all’offerta totale di sé sulla croce il Signore Gesù ci ha mostrato la misura dell’Amore, invitandoci, a nostra volta, ad assumerla come stile di vita. Scorrendo le pagine del Vangelo ci accorgiamo quanto Egli non abbia mai disprezzato gesti di gratuità e di amicizia nei suoi confronti! Anzi, in ogni piccolo segno di attenzione e di affetto, è stato capace di vedere ciò che di più vero abitava nel cuore dell’uomo.

IO PERCHÉ E COME REGALO?

La consapevolezza che nell’evento del Natale ci è donato dal Cielo, in modo totalmente gratuito, il più grande e prezioso regalo, fa nascere in noi il desiderio di scambiarci reciprocamente dei doni, segno ed espressione della gioia che abbiamo nel cuore. La nostra modalità di offrirci reciprocamente dei doni, tuttavia, è a volte deturpata da alcuni meccanismi perversi che non ci permettono di vivere tutto questo nella logica della gratuità. Proviamo, allora, a porci alcuni interrogativi: «Perché scelgo di regalare qualcosa a qualcuno? Ciò che offro in un bellissimo pacco regalo o in una minuscola confezione è veramente espressione dell’affetto che nutro per quella persona o è solamente un modo subdolo per sentirmi a posto, per esibirmi, per ricambiare? Mi preoccupo solo del valore economico o del significato che può avere per chi lo riceve? Quale criteri uso nell’acquistare regali e nel confezionarli? So essere attento anche alle necessità di chi non ha il necessario, e rispettoso di chi, ahimè, non potrà ricambiarmelo con la stessa misura?». Esiste, infatti, una sfrontatezza nell’offrire regali che offende, umilia e mortifica coloro che vivono nella povertà esistenziale e nella precarietà. Con troppa facilità, purtroppo, cediamo alla logica dell’immagine, dell’opulenza e dello spreco che infliggono ferite nel cuore di coloro che fanno fatica a garantirsi il pane.

Tentiamo, allora, di scardinare questi automatismi perversi! Proviamo ad aprire la porta di casa e ad aggiungere un posto in più alla nostra tavola imbandita in modo che la festa del Natale, condivisa con i poveri che ci vivono accanto, diventi ancora più grande e la gioia si moltiplichi! Non eliminiamo, dunque, i tradizionali doni sotto l’albero, ma facciamo in modo che siano espressione di quel grande dono che è il Signore Gesù e insieme segno di sincero amore, piccoli gesti che raccontano la bellezza di fare della propria vita un dono. Lasciamo che anche coloro che vivono ai margini della società possano godere della nostra festa e lasciamo risuonare nel cuore la preghiera di Raoul Follereau: «Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo e non permettere più, o Signore, che noi viviamo felici da soli. Facci sentire l’angoscia della miseria universale e liberaci dal nostro egoismo».

 

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