Il dopo Milan – Atalanta. Berlusconi e la sua “filosofia”

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“Sono più sconcertato che arrabbiato. Inconcepibile perdere con una squadra con calciatori pagati un quinto dei nostri”. Firmato Silvio Berlusconi, il giorno dopo Milan-Atalanta 0-1. Meditata dichiarazione, dunque. Mica resa ai soliti cronisti in quel di Milanello. Quelli magari capiscono male oppure non ne valutano la portata, dal punto di vista concettuale. No, due righe deliberatamente inviate all’Ansa, per non sbagliarsi.

SOLDI E POTERE

Ecco, qui sta tutto l’uomo. I soldi al potere. Fortissimamente. E con quel che segue. A) Col denaro mi compro tutto. B) Il fine giustifica i mezzi. Doppia filosofia, del resto, dall’ex Cav. abbondantemente messa in pratica. A cominciare proprio dal calcio, quando fece saltare il banco spendendo una cifra fuori mercato per l’acquisto e l’ingaggio del torinista Lentini. Proseguendo, in ben altri settori, con l’acquisizione di ville fra la Sardegna e qualche isola esotica (nessuna legge lo vieta) ma anche, forse, con la corruzione di parlamentari convinti a passare dalla sua parte, secondo un’accusa pendente davanti al Tribunale di Napoli.

GLI ATALANTINI POVERACCI

E poi scatta la seconda parte del piano. Ti pago profumatamente, quindi devi non solo fare quello che dico io, ma pure centrare l’obiettivo che dico io. Con quali mezzi non importa. Altrimenti ti umilio, sbattendoti in faccia i soldi che, grazie a me, guadagni. Sicché, nella famosa partita di domenica scorsa, se Abate avesse pareggiato non restituendo palla, come ha fatto, viva Abate! Applicato alla quotidianità, questo stile di vita, trasmesso live per vent’anni da Mediaset attraverso potenti iniezioni d’ottimismo a buon mercato da parte di chi circola con la pancia piena, ha portato gli arroganti ad avere partita vinta. Mentre le poche persone serie rimaste sono state additate come tristi e melanconiche. Proprio come quei miserabili degli atalantini: poveri siete, ultimi resterete. Eppure stavolta hanno vinto loro: “inconcepibile”, ha detto Berlusconi, che però forse – secondo la sua idea dell’etica- pensa che una stravaganza del genere non solo non si possa capire ma vada considerata del tutto immorale. Un’arte, la sua: quella di cambiar le carte in tavola.

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