«50 Sfumature di grigio» e Christian Gray: apologia di uno stalker?

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« 50 Sfumature di grigio» è stato definito «il film evento dell’anno». I romanzi da cui è tratto hanno fatto numeri nell’ordine delle decine di milioni di copie vendute ed hanno sdoganato gli ultimi tabù letterari sui banchi delle librerie di mezzo mondo. O almeno, così dicono. Perché sul fenomeno « 50 Sfumature » è già stato detto e scritto tanto, tra chi lo esalta come esempio di «emancipazione sessuale» e chi invece lo condanna per il suo contenuto erotico. Quello che forse vale la pena sottolineare, qui, è innanzitutto la tempistica: il film viene rilasciato nelle sale a cavallo di San Valentino, festa degli innamorati. La domanda sorge spontanea: l’amore nel 2015 è dunque quello descritto da «50 sfumature»?

Se si pensa alle più grandi storie d’amore letterarie del passato, la mente corre a Giulietta e Romeo,  Elizabeth Bennet e Mr Darcy, Anna Karenina e il conte Vronskji. Storie che parlavano di personaggi complessi, spesso lacerati, e di sentimenti potenti espressi in tutte le loro sfaccettature, nei quali ogni lettore poteva trovare riflessi gli angoli più reconditi della sua anima. L’amore di cui si parlava risultava alla fine estremamente reale. E non a caso questi personaggi continuano ad affascinare e ad essere presi a modello anche oggi.

Quello di cui si parla qui è invece un rapporto basato su un’ossessione erotica sadomaso, nella quale lei – giovane e trasandata – è la Sottomessa e lui – affascinante e soprattutto ricchissimo – il Dominatore. Gira e rigira, «50 sfumature» è la storia di un uomo che, in nome dei suoi soldi e delle sue ossessioni, pretende di cambiare e plasmare la ragazza di cui si è invaghito (innamorato?), pedinandola, seguendola, controllandola, non solo tra le lenzuola ma anche in ogni aspetto della sua vita quotidiana. E la cosa inquietante è che ci riesce, e lei ne è pure felice. Anche se è solo un oggetto, privata della sua libertà e della sua dignità.

Basta tuttavia spostare l’occhio dalle fantasie più o meno turpi della signora inglese la cui penna ha generato «50 sfumature» per rendersi conto di quanto vicende analoghe tendano nella realtà ad avere esiti differenti, e non altrettanto piacevoli. Sono all’ordine del giorni casi di uomini che tentano di sottomettere la compagna, di piegarla al loro volere, e hanno anche un nome ben preciso: stalking. Ed è una delle realtà più tristi, silenziose e difficili da combattere con cui operatori, assistenti sociali e forze dell’ordine si trovano ad avere a che fare, e che spesso sfocia in tragedia.

Il fatto che simili atteggiamenti vengano sdoganati dalla letteratura di consumo e definiti «romantici» – al punto che migliaia di donne più o meno giovani identificano in Christian Gray il loro modello di uomo ideale – è più che preoccupante: è inquietante. È inquietante perché mostra quanto decenni di battaglie per l’emancipazione non siano riusciti a scalfire del tutto l’idea che una donna inizi e finisca nell’uomo che ha accanto. È inquietante perché la donna rappresentata in «50 sfumature» non è una donna libera o indipendente: è una donna in tutto e per tutto sottomessa ad un uomo problematico. E il messaggio che il libro e il film trasmette è uno solo: che in tutto questo non c’è assolutamente niente di male.

E allora mi chiedo cosa ne pensi di « 50 sfumature » chi ha davvero vissuto sulla sua pelle questa tipologia di «amore», chi sa cosa significhi avere accanto nella realtà un uomo che pretende di dominare, controllare, decidere, ossessionato dal «dove sei» e «cosa fai». Forse è a loro che bisognerebbe domandarlo. La cosa grave di «50 sfumature» è che porta la dominazione fuori dalle lenzuola, e pochi se ne sono accorti, presi com’erano dall’elogiare il «nuovo erotismo letterario», come se bastasse l’eros selvaggio a parlare d’Amore.

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